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Archivio per il giorno 2 Agosto 2010


lunedì 2 Agosto 2010, 17:15

La settimana enigmistica con gli ideogrammi

Imparare veramente il cinese è difficile, ma districarsi tra le indicazioni durante un soggiorno lo è molto meno di quello che sembri.

Certo, il primo passo è riuscire a leggere decentemente il pinyin – la traslitterazione del cinese in caratteri latini – e a questo scopo ci vuole un primo sforzo, ovvero farsi entrare in testa la pronuncia di una serie di consonanti che si pronunciano in maniera nettamente diversa da ciò che un italiano si aspetta, dalla c (che è la z di zucchero) alla q (che è la c dolce), dalla x (che corrisponde al nostro sc) alla zh (che è la g dolce), fino alla r che indica convenzionalmente il suono neutro di un gargarismo, dato che nell’alfabeto c’è già la l e che una delle cose più frustranti che potrete fare nella vita è cercare di insegnare a una guida cinese a dire “grazie” in italiano: lei risponderà trionfante “ok: glazie!” e tu “no: grazie” e lei “glazie” e così via.

Le vocali sono più abbordabili, a parte la e che si pronuncia una cosa tipo öa; dopodiché la pronuncia è risolta, dato che il cinese è fatto di sillabe e che ogni sillaba è data da una consonante iniziale (talvolta mancante) seguita da un numero abbastanza ridotto di possibili finali, fatti da una o due vocali seguite opzionalmente da n, ng (una n più lunga) o più raramente r. Aggiunti pochi casi particolari (il più frequente è che la i in fine sillaba è muta dopo buona parte delle consonanti), la pronuncia poi è piuttosto regolare.

Superato il primo scoglio, sarà possibile perlomeno leggere dalla guida o dai cartelli (che, almeno nelle città, riportano praticamente tutti anche il pinyin sotto gli ideogrammi) i nomi delle fermate della metropolitana, dei quartieri e delle vie, nonché quelli dei luoghi e delle persone. Certo, il cinese ha i famosi “toni”, che però, se non dovete costruire frasi di senso compiuto ma semplicemente leggere una parola in modo vagamente comprensibile a un tassista, potete tranquillamente ignorare; al massimo si può imitare la pronuncia dei cinesi.

Ma non vorrete certo fermarvi qui! I cinesi sono persone piuttosto metodiche, almeno per quanto riguarda la toponomastica; e infatti nei nomi di vie e luoghi si assiste a un abuso dei quattro punti cardinali. A Xi’an (che già di suo si chiama “pace dell’ovest”) le quattro vie principali che si diramano dalla piazza centrale si chiamano Viale Nord, Viale Est, Viale Sud e Viale Ovest; a Pechino (che già di suo si chiama “capitale del nord”) le strade hanno nomi come “parte ovest della via all’interno della porta est” e “parte nord del terzo anello ovest”. Di Nanchino (“capitale del sud”) vi saprò dire tra qualche giorno, mentre Shanghai è divisa in due grandi parti: Pudong (“a est del fiume”) e Puxi (“a ovest del fiume”). Dunque, una volta imparato bei, dong, nan, xi – magari aggiungendoci una manciata di altre parole come zhong (centro), men (porta), jie (via) e lu (strada) – potrete decifrare buona parte della geografia locale.

Vale anche la pena di impararsi i numeri, anche perché sono del tutto regolari: imparato a contare da uno a dieci, di lì in poi si prosegue con dieci uno, dieci due… due dieci, due dieci uno, due dieci due… Ormai quasi ovunque i numeri sono scritti con la nostra scrittura anziché con i loro ideogrammi, alcuni dei quali peraltro sono abbastanza intuitivi – scritti con le barrette orizzontali anziché quelle verticali usate dai romani, mentre dieci è scritto con un + anziché con X.

A questo punto però val la pena di essere ambiziosi e di cercare di imparare almeno qualche ideogramma! In questo si è facilitati da una cosa: il cinese è una lingua “monosillabica”. A ogni ideogramma corrisponde una e una sola sillaba: dunque per la strada troverete continuamente scritte di tre o quattro ideogrammi sottotitolate in pinyin con tre o quattro sillabe. L’associazione tra ciascun ideogramma e la sua lettura a quel punto è immediata; e chi ama l’enigmistica, quando trova una scritta di cui conosce la traduzione, può dunque divertirsi a riconoscere gli ideogrammi noti e provare ad assegnare per esclusione un significato a quelli ancora ignoti, tenendo conto che le parole più semplici si scrivono con un solo ideogramma mentre quelle più complesse sono composte da due ideogrammi (dunque due sillabe) uno di seguito all’altro.

Il problema è che molti ideogrammi sono talmente complicati che noi non riusciamo nemmeno a distinguerli l’uno dall’altro; i cinesi imparano a scomporli in componenti, il che permette da una parte di trovare le similitudini (dunque intuire i significati per paralleli) e dall’altra di memorizzarli e distinguerli con facilità. Eppure, quelli più semplici restano in testa quasi subito.

Le prime scritte che vedrete ovunque, già all’aeroporto, sono “entrata” e “uscita”. “Entrata”, in particolare, è composto da due ideogrammi facili facili: il primo è ru (entrare) e rappresenta due radici che entrano nel terreno, e il secondo ha la forma di un quadrato attraverso cui si può passare e più precisamente è kou (bocca e dunque anche apertura, passaggio). Il secondo ideogramma che subito si distingue è ren (persona), che si distingue dalle radici perché ha la testa dritta; la persona con le braccia aperte è da (grande), mentre aggiungendo un’altra barretta in cima si ha tian (cielo, dio). La porta (men) è rappresentata dai tre pali di una porta con un trattino in alto a sinistra; e i quattro punti cardinali, anche se non semplicissimi, entrano in testa perché sono molto frequenti.

Con un po’ di attenzione si riconoscono in fretta anche gli ideogrammi per sopra e sotto e quelli per unità di misura piuttosto comuni, come metro, giorno, mese, ora e minuto (questi ultimi due familiarmente detti l’anatroccolo e il calamaretto), nonché l’ideogramma di “numero identificativo” (l’omino inginocchiato), che viene messo dopo il numero vero e proprio, scritto all’occidentale, nelle scritte come “linea della metropolitana numero 8” o “terminal 2 dell’aeroporto”.

A questo punto se vedete sul tabellone una lunga sequenza di ideogrammi con in mezzo “3 omino inginocchiato 5 calamaretto” potete capire che mancano cinque minuti al prossimo treno della linea 3, e non tre minuti al prossimo treno della linea 5. Non è molto ortodosso, ma funziona!

P.S. Poi potrete togliervi delle belle soddisfazioni: per esempio, noi che siamo cresciuti nei gloriosi anni dell’elettronica da bar ci chiedevamo sin dall’età di dieci anni cosa cavolo volesse dire Yie Ar Kung Fu. Detto che la traslitterazione corretta è “yi er gong fu”, basta girare un po’ con i turisti cinesi per vederli continuamente in posa davanti all’amico che fa la foto gridando “yi, er…” e poi facendo click. Infatti, mentre noi per sincronizzarci contiamo alla rovescia, loro contano semplicemente “uno, due…” e al tre fanno quel che devono fare!

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