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Archivio per il giorno 3 Agosto 2010


martedì 3 Agosto 2010, 17:58

Il circo a Shanghai

A me non è mai piaciuto il circo; l’ultima volta che ci ero andato avrò avuto dieci anni. Qui mi ci hanno trascinato a forza; ci andava praticamente tutto il gruppo e non volevo fare l’asociale.

Invece mi sono ricreduto; già era bello il posto – lo Shanghai Circus World, un teatro circolare costruito appositamente per il circo e dotato persino della sua apposita fermata della metro. Poi, lo spettacolo mi ha lasciato davvero a bocca aperta.

Era uno spettacolo cinese per cinesi, per quanto ci fossero alcuni gruppi di turisti occidentali; ed era basato su un mix di acrobazia e suggestione audiovisiva. Alcuni erano numeri da circo classici, altri mescolavano danza, ginnastica artistica, arti marziali, il tutto con un sottofondo di musica suonata dal vivo. Ora, io non mi intendo di queste cose, ma sono rimasto spesso a bocca aperta di fronte alla difficoltà apparente di ciò che vedevo a pochi metri da me: tipo il tizio che sta in piedi su un tubo rotondo, sul quale è posta un’asse, sulla quale stanno quattro bicchieri ai quattro angoli, su cui sta un’altra asse, con altri quattro bicchieri, e così via per quattro piani; sopra c’è lui, che sta in equilibrio su un piede solo e regge sulla testa tre tazze, mentre sull’altro piede mette impilate altre tre tazze, poi le lancia in aria e hop!, le tre tazze volteggiano e si infilano tutte insieme in pila sulle tre che ha già in testa. E questo era solo il secondo numero della serata… più avanti, per esempio, un altro tizio ha fatto giocoleria con un vaso di porcellana grosso come un catino, lanciandoselo e passandoselo un po’ su tutto il corpo.

In alcuni casi mi sono seriamente preoccupato, anche perché solo in un paio di casi gli acrobati erano legati in qualche modo; sembravano spesso sul punto di spiaccicarsi da venti metri d’altezza. Ma c’è un numero che ha colpito tutti, quello dei tessuti aerei – una coppia di acrobati che si aggrappano a lunghi drappi e cominciano a volare. Sono a dieci, venti metri da terra e apparentemente non sono legati in nessun modo; a turno, uno dei due si stacca dai tessuti e rimane a penzolare nel vuoto girando vorticosamente, tenuto soltanto per un braccio o una gamba dall’altro. Tutto questo, sottolineato dalle luci e dalla musica, è un insieme di grazia, forza, bellezza, tecnica e allo stesso tempo una grande metafora dell’amore, in cui ognuno deve buttarsi e lasciarsi andare e fidarsi ciecamente che l’altro lo prenderà e non lo lascerà cadere. Dev’essere per questo che siamo rimasti tutti tanto emozionati.

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