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giovedì 16 Giugno 2011, 22:49

Sogno un’occupazione

Questa mattina su Specchio dei Tempi è comparsa una lettera (firmata A.B.) che lamentava di una situazione apocalittica al parco della Tesoriera: gente nuda che fa la cacca in pubblico davanti ai bambini dell’asilo, rifiuti lasciati sui prati all’inglese, rumore a qualsiasi ora, cani che scorrazzano liberi aggredendo i passanti. Il tutto a causa di una invasione degli immancabili “squatter”, anche detti “anarco-insurrezionalisti” o, per il dottor La Spina, “paraterroristi”.

Come la penso in materia è noto, almeno a chi mi segue da tempo: sono favorevole al recupero anche forzoso degli edifici abbandonati, sono contrario al rumore e alle mancanze di rispetto per la convivenza civile, apprezzo chi cerca di creare spazi di socializzazione e cultura nelle periferie, non approvo però il farlo tramite occupazioni non autorizzate – vorrei che ciò venisse fatto in maniera regolata e condivisa con le istituzioni.

Nel caso specifico, abitando a pochi isolati dal parco, oggi pomeriggio sono andato a vedere. Mi aspettavo una specie di campo nomadi davanti alla villa settecentesca, e invece niente. La parte anteriore del parco era occupata da due sposini in abiti civili con un cineoperatore davanti, che li faceva correre, roteare attorno a un lampione e infine darsi un bacio (ragazzi: non fatelo, di solito più è faraonico il matrimonio e meno dura). Verso la villa era pieno di anziani che giocavano a carte. Dietro la villa, il prato all’inglese era effettivamente sotto attacco, ma da parte di alcuni ragazzini che giocavano a pallone. Le giostre sembravano normali, la bocciofila dall’altra parte era popolata dai soliti vecchietti, di cani nemmeno l’ombra. Boh?

Ho fatto il periplo dell’asilo e alla fine ho capito: hanno occupato la casetta che sta ben fuori dal parco, lungo il muro di cinta di via Asinari di Bernezzo all’altezza di via Fogazzaro. Quel terreno è il mio ex liceo e funziona come la via Gluck al contrario: la dove c’era una città ora c’è l’erba, in quanto il prefabbricato in cui io e Michele Coppola abbiamo speso sospiri e sudori della nostra gioventù è stato raso al suolo dieci anni fa. E’ rimasta solo la casetta accanto all’ingresso, un tempo abitata dal custode; dentro, ho visto solo due ragazze che prendevano il sole sullo spiazzo, le immancabili scritte sui muri (ecco, quelle potrebbero risparmiarcele), nessun cane ma solo un po’ di attrezzatura.

Gli occupanti hanno affisso sulla via un comunicato che vi riporto integralmente:

nowaysquat.jpg

A questo punto forse vi aspetterete che prenda posizione, e invece io vorrei soltanto raccontare un sogno: quello in cui gli abitanti delle case vicine non cominciano subito a diffidare degli occupanti per partito preso, e gli occupanti si sforzano di non fare rumore di sera e di tener buoni i cani (non a tutti piacciono), e la signora A.B. va a conoscere i ragazzi del No Way Squat e fanno amicizia e alla fine lei gli porta le torte fatte in casa, e loro la aiutano quando deve portare la spesa su per le scale, e tutti sono contenti e nel frattempo un pezzo morto di città è ridiventato vivo.

Alla Maddalena di Chiomonte succede, e mi sembra preferibile alle scene che da anni accadono a Torino, quelle dei raid pro sgombero in prima pagina a cui segue una nuova occupazione il giorno dopo, quelle in cui il primo politichello in cerca di visibilità sui giornali cavalca le paure della gente e va a “controoccupare” un centro sociale coi suoi amici squadristi, ma siccome sono pure poco furbi entrano nell’unico centro sociale di Torino occupato legalmente e finiscono sotto indagine in Procura.

Chissà se anche su questo, come succede in tante altre cose, i cittadini riusciranno ad essere più costruttivi e lungimiranti dei loro amministratori pubblici: spero che il sogno si avveri presto.

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8 commenti a “Sogno un’occupazione”

  1. .mau.:

    OT completo:

    «Quel terreno è il mio ex liceo e funziona come la via Gluck al contrario: la dove c’era una città ora c’è l’erba,»

    Ma quella casa, ma quella casa ora non c’è più…
    ma quella casa, ma quella casa l’han buttata giù!

    (cit.)

  2. vittorio pasteris:

    Caro Vittorio
    mi era stata segnalata la cosa per QP, avendo anche mia figlia Paola fatto l’asilo alla Tesoriera. La segnalazione era molto precisa per cui sono andato diretto al casotto dei custodi. Sono oramai penso 3 anni che circoscrizione e consimili si barattano l’idea che fare di quella area e del casotto stesso. Ho guardato in giro e parlato con i presenti ho letto il comunicato e ho condiviso i tuoi dubbi ma anche le tue valutazioni positive …

  3. Pippo:

    Non conosco la situazione direttamente ed allora non faccio commenti specifici.
    In generale dovrebbe valere la regola dell’inclusione per fortificare una società e non dell’esclusione.
    Se non riusciamo ad includere dei ragazzi nati a Torino come potremo con le migliaia di immigrati nord africani?
    Un processo di emigrazione inarrestabile.
    Un popolo migliora valorizzando le differenze.
    Se vi capita leggete la storia della maestra elementare che lavora a Porta Palazzo ed arriva dalla Sicilia. Il 90% dei bambini è straniero. Il suo entusiasmo è contagioso.
    L’articolo lo trovate sull’ultimo numero di “E-il mensile”.

  4. Claudio C:

    Non so se vado fuori tema e non so se faccio la figura dell’amico della signora A.B. ma ho visto scritte “Spegni la censura, accendi Radio Black Out” in posti poco consoni (es. la colonna in pietra all’ingresso del piazzale della dentera di Superga). E allora, anche io condivido i tuoi sogni (le torte fatte in casa e le borse della spesa) ma anche che i muri non vengano coperti da certe scritte. Ohibò!!

  5. Berto:

    Combinazione, lavoro da quelle parti e cammino davanti alla casetta in questione almeno quattro volte al giorno. Premesso che mi sembrava assurdo che fosse abbandonata e più volte mi sono chiesto perchè il Comune, la Circoscrizione o chi di dovere non la affittassero a qualcuno interessato a valorizzarla, magari adibendola a punto di ristoro per i frequentatori del parco… ora che ci sono questi “occupanti” mi chiedevo se sia corretto e normale, come ho visto oggi, effettuare lo spurgo con un lungo tubo giallo che dalla casetta andava a finire in un normalissimo tombino lungo la strada (quelli delle acque piovane, per intenderci), con un fortissimo lezzo di pupù che ammorbava notevolmente il marciapiede e chi ci passasse.
    Ok, la cacca è meno inquinante delle scorie nucleari, ma non so se svuotarla nei chiusini sia un buon metodo per attirarsi le simpatie dei vicini e delle vecchiette nei condomini attorno alla Tesoriera…

  6. Luca:

    > ma non so se svuotarla nei chiusini sia un buon metodo

    Sono convinto che i ragazzi di NoWaySquat accetterebbero volentieri un aiuto di qualsiasi genere per applicare metodi alternativi e piu’ attraenti per il vicinato… ;)

  7. Mike:

    @Berto: i motivi per cui la casetta è abbandonata e nessuno ci pensa possono essere molteplici. Uno puo` essere non avere idde, ma dietro ci possono essere dei problemi burocratici e/o di messa a norma di impianti e relativi costi che bloccano tutto.

    Se vai ad occupare in maniera illegale, il fatto che una struttura abbia la staticità compromessa o che sia piena di amianto nei controsoffitti non ti interessa e non lo sai. Se la costruzione è della provincia ma il terreno è del comune lo stesso.

    Credo che la procedura corretta per lo smaltimento sarebbe stata quella di chiamare i signori di questo video
    http://www.piemontespurghi.it/Piemonte%20Spurghi_2010_ok.flv
    (od i loro concorrenti che non hanno fatto il video)

    Se vuoi fare il furbo scarichi nelle acque nere. Scaricare nei tombini delle acque bianche proprio non si fa, primo puzza e secondo si richia di otturare il tutto.

  8. Anonimo codardo:

    L’abbandono di certe zone o strutture a volte può essere un calcolo preciso per arrivare alla speculazione: lascio andare a scatafascio un isolato o quartiere, poi compro a prezzi stracciati e con la complicità delle amministrazioni ‘riurbanizzo’ e guadagno con le plusvalenze. Non mi sembra una storia nuova.

 
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