Non voglio entrare adesso nel problema dell’immigrazione clandestina, su cui certo non la penso come Agnoletto; non credo che esista alcun diritto (a parte casi particolari, come l’asilo politico) che garantisca a mezzo mondo la possibilità di trasferirsi in Italia senza il visto che qualsiasi nazione richiede per l’ingresso permanente ai cittadini stranieri, e che qualsiasi nazione concede col contagocce, in funzione di ciò che la società locale può sostenere.
Questo detto, ciò che mi premeva dire è che anche questa rivolta è stata causata dall’incoscienza o dall’incapacità di pubblici ufficiali (come potevano pensare che una richiesta del genere non scatenasse una rivolta? sono tutti lì che sperano che scadano i termini in modo da poter finalmente entrare in Italia per decorrenza dei termini di rimpatrio) o meglio ancora provocata coscientemente, in modo da poter mostrare a tutto il Paese delle belle immagini di edifici in fiamme, generando così l’ondata di paura sufficiente a giustificare la continua adozione di provvedimenti come il recente “decreto sicurezza”, contenente non solo un allungamento dei termini di detenzione nei CIE ma anche la censura di Internet e tante altre belle cosette.
Di lì sono arrivato a Centrale, ho fatto il biglietto alle macchinette e ho preso il treno al volo, non senza ammirare ancora una volta l’idea geniale di eliminare il percorso drittissimo (macchinette nell’atrio + scale mobili centrali) che fino all’anno scorso ti portava in due minuti dalla metro al treno, e sostituirlo con un giro lungo quattro volte tanto, per due terzi in un orrido sotterraneo, che si conclude con lentissimi tapis roulant in salita perennemente ostruiti da viaggiatori della domenica (e non importa se ieri era domenica, rompono le scatole lo stesso!), che arrivano in stazione un’ora prima e poi bloccano il passaggio di chi ha fretta stravaccandosi sui passaggi mobili. Una ragazza davanti a me ha spostato una signora con una spallata degna di Materazzi, la signora è quasi finita a faccia in giù… Sono le “ristrutturazioni autogrill” di Trenitalia: l’importante non è offrire un servizio efficiente a chi deve prendere il treno, ma farlo passare il più a lungo possibile attraverso un’abbondante serie di negozi e di pannelli pubblicitari.
E pensare che ieri sera da Fazio c’era la Moratti che si vantava della fondamentale utilità dell’Expo 2015, nonostante il conduttore le chiedesse quello che pensiamo tutti, e cioè: ma non sarebbe meglio spendere quei millanta miliardi di euro in servizi ai cittadini? La risposta della Letizia è stata che il cemento fa girare l’economia, e che comunque per l’Expo stanno già organizzando anche “eventi sportivi di livello mondiale”. Insomma, circences senza panem per tutti.
La biglietteria, quindi, ora è stata spostata in una vecchia saletta sul lato di via Nizza, nascosta e scomoda quasi come quella della nuova Milano Centrale. La saletta, però, è piccola: in tutto ci sono stati una dozzina di sportelli e ben quattro macchinette automatiche. Il risultato è il delirio: persino in una tranquilla pausa pranzo di un giorno feriale, c’era una coda di quattro o cinque persone per macchinetta più una calca infinita agli sportelli (ci sono due code uniche, su ciascuno dei due lati, e in ognuna ci saranno state come minimo venti persone).
Di conseguenza, molte delle persone in coda alle macchinette erano italiani tecnofobi: quelli che a malapena usano il bancomat invece di andare a prelevare allo sportello della banca, e che per il resto evitano come la peste qualsiasi automatismo (secondo me la punta massima della tecnofobia italiana si ha quando nei weekend estivi centinaia di persone si sciroppano venti minuti di coda alle piste “umane” dei caselli autostradali invece di infilarsi nelle semideserte corsie della Viacard e pagare col Bancomat che hanno in tasca; ma non divaghiamo). Visto però che gli sportelli erano inavvicinabili, molte persone si erano rassegnate a provare le macchinette.
Comunque, dopo di me ho dovuto pure fare il biglietto a una signora che doveva andare a Loano (ovviamente prendendo un IC Plus via Genova, come già dicemmo) ed effettivamente, se non si è abituati, non è affatto facile: sono necessarie almeno una dozzina di pigiate sullo schermo, spesso con diciture poco chiare, su pulsanti posti in posizioni sempre diverse e comunque poco visibili, che in vari casi servono a funzioni che un essere umano medio non è in grado di comprendere o non si aspetta (tipo scegliere tra venticinque diverse tariffe, verificare il numero di posto o confermare che si è consapevoli dell’esistenza dei borseggiatori). Basterebbe poco per ergonomizzare l’oscena applicazione Windows delle macchinette, ma non pare che a Trenitalia interessi qualcosa.
A me è andata bene, ma chi andava a Santhià , cancellato il reggionalo, ha dovuto attendere un’ora il successivo: Trenitaglia continua a tagliare, e ho avuto la netta sensazione che questa possa diventare una policy simile a quella delle peggiori compagnie aeree, ovvero tagliare volontariamente servizi schedulati quando il numero di passeggeri è basso, accorpandoli su altri servizi in orari più o meno vicini e fregandosene dei disagi causati.
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Oggi, in particolare, voglio raccontarvi una delle esperienze più agghiaccianti della mia vita. Per motivi tipicamente trenitalici che vi spiegherò domani, invece di arrivare a Milano con il solito regionale sono arrivato con l’Eurostar per Venezia, alle 15:50 sul binario 12 – quello dei Frecciazozza. Il binario è stato rifatto con strutture metalliche avveniristiche, arredo di design e schermi piatti ovunque (tra cui un’abbondanza dei già citati schermi piatti utilizzati, al posto degli antichi cubi di plastica da cinque euro, per mostrare sempre e soltanto la lettera “A”).
Soltanto che, quando siamo scesi e arrivati in fondo al binario, ci siamo trovati davanti a un grumo umano, fermo. Ma proprio fermo: non come quelle volte in cui c’è calca, ma sgomiti un po’ e passi. Lì, invece, c’era un’area di circa venti metri per venti completamente piena di persone che cercavano di andare nelle quattro direzioni, spesso con borse e valigie, ma non riuscivano a spostarsi di un centimetro. L’unica volta in cui ho visto qualcosa del genere è stato in centro a Torino il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi.
A quel punto, qualche genio del male trenitalico ha fatto arrivare al binario 13, quello accanto, un regionale da/per Bergamo (ma non erano i binari dell’alta velocità ?!?). E così un altro migliaio abbondante di persone si è riversato nella calca, ed è successo il finimondo.
Ho visto delle vere scene di panico: gente scoppiare in lacrime, urlare, infuriarsi in tutte le lingue del mondo… italiano, spagnolo, inglese, giapponese. Tutti hanno cominciato ad accusarsi a vicenda di essere loro, la causa dell’ingorgo, in quanto non si muovevano; o, in alternativa, di spingere troppo e causare la calca. Varie persone sono quasi venute alle mani.
In realtà , il problema è molto semplice: in quel punto si incrociano trasversalmente il percorso di spostamento tra i vari binari a fondo stazione con il flusso di persone che arriva dai binari 12-13 e quello che arriva e si dirige verso l’uscita centrale della stazione; se si fanno arrivare contemporaneamente due treni sui binari 12 e 13, quel punto si intasa facilmente. Tuttavia, una situazione così non si era mai vista; allora ho indagato un attimo per capirne le cause, e se fosse successo qualcosa di particolare.
Ma soprattutto, recentemente hanno fatto un’altra enorme genialata: hanno tolto i grandi tabelloni meccanici in alto che, da sempre, indicano i treni in partenza e in arrivo; e non li hanno sostituiti, se non con un certo numero di minuscoli schermi piatti con scritte gialle e nere corpo 20 che nessuno può leggere se non da mezzo metro di distanza, e con due tabelloni luminosi, più piccoli e molto meno leggibili dei precedenti, appesi in alto verso la volta e soprattutto rivolti in una sola direzione, verso l’interno della stazione.
Se fosse solo incompetenza ci limiteremmo ad arrabbiarci, ma qui è veramente irresponsabilità e colpa grave: nella calca folle di ieri bastava una sola persona che si fosse messa ad urlare, a spingere seriamente, a cercare di scappare e ci sarebbero stati feriti gravi, se non il morto. Disastri che pensavamo potessero succedere solo più nel terzo mondo, e invece oggi potrebbero accadere anche a Milano.
D’altra parte, a una gentile e anziana signora della provincia di Cuneo che, intervistata ieri in diretta nazionale in apertura del TG1 delle 13:30, invece di dedicarsi a una predica, a un comizio o a una esibizione da quindici minuti warholiani esordisce con “SONO GIRAUDO CATERINA” (rigorosamente cognome nome), dice due cose e conclude con “DIVERSAMENTE, NON SAPREI PROPRIO COSA DIRE”, come si può non voler bene?
Forse avrete letto che nei giorni scorsi io, per NNSquad Italia, e altri rappresentanti di altre associazioni abbiamo firmato una lettera al Parlamento Europeo per respingere una serie di proposte relative alle direttive europee sulle telecomunicazioni, tra cui quella di introdurre dappertutto la cosiddetta “risposta graduata” o “dottrina Sarkozy”, cioè bannare dalla rete gli utenti colti ripetutamente a scaricare dai peer-to-peer.
Bene, oggi, tramite un sito francese, è circolata la notizia informale secondo cui l’esame del rapporto che proponeva alcune di queste proposte è stato “rimandato a tempo indeterminato”.
La buona notizia è che per una volta le proteste sono servite; la cattiva notizia è che sono piuttosto certo che questo rapporto ritornerà magicamente in discussione un minuto dopo la chiusura delle urne delle elezioni europee.
Il che porterebbe a pensare che sarebbe utile avere le elezioni europee una volta al mese.
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Ieri mattina, uscendo di corsa, ho sentito i risultati delle regionali sarde: secca sconfitta del centrosinistra con crollo devastante del PD e con una differenza abissale tra i voti presi da Soru come persona e quelli presi dal centrosinistra come coalizione.
Detto che sostenevo Soru – che ho visto di persona e mi ha fatto ottima impressione – e quindi sono molto deluso, e detto che la giunta di Soru è stata devastata non dall’opposizione vera ma da quella interna, con tutti i quadri PD (in particolare i dalemiani) che gli remavano contro ad ogni occasione (“che vuole questo, che non è un quadro di partito?”) e che si sono ben guardati dall’aiutarlo seriamente anche in campagna elettorale, ho pensato: appena posso mi collego e scrivo un post di commento fatto di una sola riga: “Veltroni è un puzzone”.
Solo che sono stato tutto il giorno in giro, e non ho avuto modo di rimettermi davanti a un computer fino a mezzanotte passata, e in quel momento ho appreso che Veltroni si è dimesso. E che cavolo: non mi avete nemmeno dato il tempo di sparare.
A questo punto, spero che quanto prima anche l’intero PD si dimetta dall’esistere.
Sono sicuro che vi aspettate da me un commento un po’ più approfondito e documentato della media sull’ennesimo episodio di violenza del calcio, ovvero l’investimento di un tifoso del Genoa ieri sera fuori da Marassi, travolto dal pullman che trasportava la squadra della Fiorentina che il tifoso stesso, pare, stava prendendo a pugni.
Cominciamo col premettere che la dinamica dell’incidente è tutt’altro che chiara, e che ovviamente si spera che il “ragazzo” di 37 anni finito all’ospedale con ferite gravissime riesca a salvarsi; stamattina ho sentito da varie parti commenti come “un cretino di meno” e “un fortunato caso di darwinismo” e mi sembrano comunque fuori luogo.
Stando alle immagini televisive, l’arbitro Rizzoli non è stato decisivo per il risultato; non ci sono stati gravi errori in occasione dei gol, e l’espulsione ci stava; anzi, gli unici errori visibili sono relativi ad altre due mancate espulsioni, una per parte, che sarebbero state sacrosante.
Su questo punto, forse vi sembrerà strano, ma sospendo il giudizio. Mi spiego meglio: io vedo, da tifoso, una ventina di partite casalinghe l’anno; bene, nella maggior parte di queste prima o poi si scatena una sorta di psicodramma collettivo, in cui trentamila persone cominciano tutte insieme a fischiare e insultare l’arbitro. Basta un minimo errore, una rimessa invertita, un fallo dubbio, naturalmente nel giudizio intrinsecamente di parte del tifoso al massimo della concitazione: e subito partono gli insulti.
Ora, quasi sempre basta qualche minuto e gli animi si calmano, e il tifo torna a concentrarsi sul gioco. Alle volte, però, l’arbitro insiste, e inanella troppe sviste di fila; magari gli errori si rivelano decisivi. A quel punto, le trentamila persone escono dallo stadio infuriate, convinte di aver subito un furto, più o meno premeditato. In genere, poi, si arriva a casa, si guarda la televisione, si realizza che quello che da ottanta metri di distanza sembrava “un rigore clamoroso per noi” in realtà era un caso di morte improvvisa da spostamento d’aria, o magari che si aveva ragione ma che non era poi così facile valutare il fallo in una frazione di secondo, e ci si calma.
Ieri, invece, a Marassi lo psicodramma è esondato. Certo, è difficile vedere allontanarsi la Champions League al 92′ dopo aver dominato; la delusione è grossa. Ditelo a noi, che domenica scorsa, in una partita decisiva per la salvezza, siamo stati raggiunti nei minuti finali da un bellissimo tiro di Italiano con velo di giocatore avversario davanti al portiere, che però era beffardamente preciso identico, dalla stessa zolla nella stessa porta e con lo stesso fuorigioco passivo, al gol di Rubin in Toro-Cagliari che invece ci fu annullato mesi fa, virando la nostra stagione verso il baratro. Ma succede; ci giravano le scatole a mille, ma mica abbiamo aspettato fuori l’arbitro; bastava piuttosto che i nostri broccacci segnassero un gol in più.
Ma qui, alcune centinaia di tifosi si sono fermati a lungo dopo la partita, e non se la sono presa nemmeno con l’arbitro, ma con i giocatori avversari. Ora, può anche darsi che l’arbitro ieri abbia pesato: anche se dai servizi TV non sembra, può darsi che sia stata una di quelle due o tre partite dove l’arbitro è decisivo contro di te (bisogna comunque dire che quest’anno in altre partite gli errori degli arbitri hanno favorito il Genoa in modo evidente; la teoria del complotto è un po’ difficile da sostenere). Ma i giocatori avversari, che c’entrano? E anche se c’entrassero, che senso ha aspettare il bus avversario per andare a dare manate sulle porte?
Naturalmente i genoani non ci stanno: pubblicano ovunque questo video:
con cui vorrebbero dimostrare che non c’è stato alcun agguato e che l’autista del pullman, o forse la camionetta della polizia, ha deliberatamente investito il tifoso guidando come un pazzo.
L’aspetto sportivo farà il suo corso; io spererei in pene severe per tutti. Una lunga squalifica di Marassi mi pare il minimo; se alcuni giocatori durante o dopo la partita hanno aizzato la folla, di una o dell’altra squadra che siano, vanno squalificati; e naturalmente Collina dovrebbe riguardarsi l’operato dell’arbitro per capire quanto ha sbagliato.
Ancora di più, mi preoccupa che, nel post-Raciti, gli incidenti e i feriti leggeri siano in netto calo, ma i morti e i feriti gravi siano in aumento; a memoria d’uomo, non ci sono mai stati tanti morti nel calcio italiano come in questi ultimi due anni. Può essere che questo accada per un deterioramento sociale che le misure repressive più severe non riescono a compensare, o può darsi che la repressione si limiti a frustrare e gonfiare la rabbia dei più esagitati, facendo sì che, quando “finalmente” qualcosa accade, il risultato sia letale. In ogni caso, ci sarebbe da indagare con attenzione.
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Un’ora fa, completamente per caso, ho avuto l’occasione di fare un piccolo esperimento.
Infatti, girando da corso Francia in corso Peschiera là dove inizia, mi sono trovato davanti una macchina dei vigili. Il traffico era nullo; eravamo solo noi due. Così, memore delle frequenti lettere a Specchio dei Tempi del comandante dei vigili torinesi, Mauro Famigli (stipendio annuo 175.000 euro), sempre tese a difendere il crescente numero di autovelox e raid con la telecamera per punire le pericolosissime violazioni stradali dei torinesi, mi sono accodato per imparare direttamente da loro come ci si deve comportare guidando in città .
Bene, l’auto dei vigili ha accelerato, è arrivata a 50 orari, poi però non ha smesso; è arrivata a 60, a 70 e ad 80 orari, mentre giungevamo all’incrocio di via Pozzo Strada. Ne deduco quindi che è giusto quello che ho sempre sostenuto, cioè che il limite di 50 orari sui grandi viali è ridicolmente basso, tanto è vero che nessuno lo rispetta; e che viene mantenuto al solo scopo di fare multe.
Proprio in quel momento, il semaforo all’incrocio di via Bardonecchia è scattato sul giallo; l’auto dei vigili, diligentemente, ha ulteriormente accelerato per attraversarlo, sfruttando gli ultimi secondi di giallo a quasi 90 orari. E io dietro: ho imparato che anche questo è un buon comportamento stradale.
Infine, siamo arrivati all’incrocio con corso Monte Cucco, dove il semaforo era rosso. L’auto dei vigili ha cambiato corsia senza mettere la freccia, e si è fermata sulla corsia più a destra. Poi è scattato il verde, e soltanto allora, senza preavviso, il guidatore ha messo la freccia a destra. Peccato che a quell’incrocio sia vietato svoltare a destra; un altro divieto assurdo, messo lì tanto per vietare qualcosa, ma c’è.
E così, veramente senza più parole, invece di partire ho abbrancato il cellulare e gli ho fatto la foto. Eccola qui, in tutto il suo splendore:
In quindici anni di vita ho preso soltanto un paio di multe; sono convinto che i segnali stradali vadano generalmente rispettati, ma sono altrettanto convinto che Torino sia piena di divieti e di limiti inutili e vessatori, che non contribuiscono alla sicurezza ma solo alle casse comunali, inguaiando chi ha la sfortuna di guidare una macchina di colore diverso dal bianco-verde o dal blu statale. Voglio proprio vedere se, al prossimo caso di povero tapino multato per esere stato beccato a “sfrecciare” a 55 orari in corso Francia, il dottor Famigli avrà ancora il coraggio di fargli la morale.
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Nonostante questo, la squadra è in un brutto momento e tanti purtroppo ci abboccano: sperano veramente che un ricchissimo magnate compri il Toro e lo faccia grande. I giornali soffiano sul fuoco: La Stampa, in particolare, pubblica in meno di due mesi una trentina di articoli, giorno dopo giorno, millantando i futuri grandi acquisti di Mister X e un drammatico calo di popolarità di Cairo, e arrivando a consigliargli abbastanza apertamente di vendere.
Nel frattempo, ovviamente, si scatenano le ipotesi: si cerca disperatamente un noto imprenditore piemontese a cui sia mancato da poco il padre. Emergono così ipotesi di vario genere: Bertone dell’acqua S. Anna di Vinadio, Garnerone della Sirena di Rosta, e poi persino la clamorosa ipotesi di Margherita Agnelli, notoriamente in rotta col resto della famiglia e vicina ad ottenere per vie legali una grossa fetta dell’eredità dell’Avvocato, e magari desiderosa di usare il calcio come rivalsa.
Per questo, quando ieri mattina, il giorno fissato per la conferenza stampa rivelatrice, il giornale della destra cittadina CronacaQui ha pubblicato in anteprima il nome di Raffaele Ciuccarini, sono rimasti tutti basiti: chi? Una rapida ricerca con Google restituiva solo cinque risultati: due erano l’articolo di CronacaQui, e gli altri erano film porno.
Eppure, nell’incredulità generale, la conferenza stampa confermava lo scoop: il famoso e ricchissimo imprenditore piemontese è Raffaele Ciuccarini, anzi no Stefano Ciucarini, anzi no Raffaele Ciuccariello, nato a Lucera (FG) il 7/2/1941. Nessuno in sala era veramente sicuro di come si chiamasse il tizio: hanno dovuto chiedere lo spelling. Carlo Nesti, che commentava in diretta streaming, ha sostenuto per oltre un’ora che il nome fosse Ciuccarini, ma che i tifosi sui forum avessero già cominciato a storpiarlo in Ciuccariello per prenderlo in giro.
Sfortunatamente, un bel gioco dura poco, e le risate dei giornalisti e dei tifosi presenti si trasformano presto in sgomento, rabbia, indignazione: si rischia la rissa con qualche tifoso (a posteriori si capisce come mai ci fossero tre camionette di poliziotti schierate lì sin dall’ora di pranzo).
Nel frattempo, dal Web, si scoprono cose interessanti: per esempio che, dalla Camera di Commercio, la grande azienda del signor Ciuccariello parrebbe essere una pizzeria al taglio chiusa un paio d’anni fa per fallimento, data in cui il signore risultava completamente insolvibile. Si scopre che il signore, come il suo figlio prediletto Norbert Ciuccariello, sono ardenti monarchici; alcuni, sul forum, riportano aneddoti sostenendo che anni fa Raffaele frequentasse circoli nobiliari esibendo il bon ton di uno scaricatore di porto. Altri sostengono che il signore sia noto presso le banche torinesi per prestare soldi in maniera informale a tassi piuttosto elevati. Infine, compare persino un probabile nipote, fotografato seminudo in atteggiamenti intensi.
Oppure potrebbe essere il prestanome di qualcuno di più grosso; ma quale serio e capace imprenditore si sceglierebbe un prestanome e un avvocato così? Appunto: quale entità plurimiliardaria potrebbe essere interessata ad acquistare una attività notoriamente in perdita e a farsi rappresentare in questo dal signor Ciuccariello di Lucera (FG)? A voi le possibili risposte.
Resta l’ipotesi che è sotto gli occhi di tutti: che questa sia una gigantesca presa per i fondelli, architettata per destabilizzare l’ambiente granata in un paio di mesi cruciali di una stagione difficile, o per farsi pubblicità gratuita, o per spillare soldi a un cliente neo-ricco e poco accorto. Io non lo so; so però che se una cosa così fosse successa vent’anni fa, o fosse successa ieri a Napoli o a Catania, l’avvocato Durante sarebbe sicuramente finito all’ospedale entro mezz’ora dall’inizio. Infatti, qui si sta parlando di prendere apertamente per il culo centinaia di migliaia di persone, compresa una numerosa frazione che solo tre anni e mezzo fa, per molto meno, occupò le piazze cittadine per sette giorni e devastò un albergo.
In un paese civile, sarebbero intervenute di corsa le autorità : la Procura sarebbe andata a indagare se è vero che un tizio nullatenente fino a ieri ha ottenuto 600 milioni di euro di botto, e come mai; il direttore de La Stampa avrebbe cazziato furiosamente i giornalisti che hanno dato seguito e visibilità a una cosa del genere senza alcuna verifica (e invece oggi Gramellini pubblica pure una surreale intervista); e l’Ordine degli Avvocati starebbe verificando quanto sia compatibile con la deontologia professionale il mettere a rischio l’ordine pubblico cittadino per farsi pubblicità .