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lunedì 23 Febbraio 2009, 14:12

Lampedusa

Per quanto sia una fonte di parte, oggi alla radio ho sentito Agnoletto dire una delle tante cose che nessun giornale o quasi pare aver scritto: che la devastante rivolta nel CIE (già CPT) di Lampedusa della scorsa settimana non è stata provocata, come ha scritto La Stampa, da “la voglia di libertà, il timore di essere rimpatriati in Tunisia e la tensione accumulata dopo giorni e giorni”, ma che invece è stata provocata dalla richiesta, da parte della direzione dell’istituto, che tutti i clandestini ivi detenuti firmassero una dichiarazione attestante il loro ingresso nel campo il 27 gennaio, anziché a fine dicembre come era in realtà; questo in modo che i 60 giorni di detenzione massima permessi dalla legge diventassero in realtà 90 o 100.

Non voglio entrare adesso nel problema dell’immigrazione clandestina, su cui certo non la penso come Agnoletto; non credo che esista alcun diritto (a parte casi particolari, come l’asilo politico) che garantisca a mezzo mondo la possibilità di trasferirsi in Italia senza il visto che qualsiasi nazione richiede per l’ingresso permanente ai cittadini stranieri, e che qualsiasi nazione concede col contagocce, in funzione di ciò che la società locale può sostenere.

Questo detto, ciò che mi premeva dire è che anche questa rivolta è stata causata dall’incoscienza o dall’incapacità di pubblici ufficiali (come potevano pensare che una richiesta del genere non scatenasse una rivolta? sono tutti lì che sperano che scadano i termini in modo da poter finalmente entrare in Italia per decorrenza dei termini di rimpatrio) o meglio ancora provocata coscientemente, in modo da poter mostrare a tutto il Paese delle belle immagini di edifici in fiamme, generando così l’ondata di paura sufficiente a giustificare la continua adozione di provvedimenti come il recente “decreto sicurezza”, contenente non solo un allungamento dei termini di detenzione nei CIE ma anche la censura di Internet e tante altre belle cosette.

[tags]lampedusa, immigrazione, agnoletto, media, informazione, sicurezza, censura, dittatura[/tags]

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lunedì 23 Febbraio 2009, 09:45

Ancora sui mezzi pubblici milanesi

Per completare il quadretto di questo weekend, ieri mattina a Milano, mentre tornavo a prendere il treno del ritorno, è morta di botto la 91 in mezzo alla strada in viale Romagna; il che peraltro non sorprende, dato che ormai anche ATM, come Trenitalia, adotta la politica di non fare alcuna manutenzione ai mezzi, intervenendo solo quando si rompono. Tra l’altro il mezzo era pieno di controllori che avevano appena chiesto il biglietto a tutti e stavano multando un extracomunitario che ovviamente ha dato in escandescenze: perché dovete farmi la multa se tanto il mezzo è scassato e devo andare a piedi? La reazione è stata “figa, chiamiamo la polizia”.

Aspettare un’altra 91 era un suicidio… del resto, era arrivata alla nostra fermata alle 10:36, mentre i passaggi schedulati da palina erano 10:28 e 10:43; insomma, più fuori orario di così non poteva essere. Per fortuna però c’era la 93 deviata da lì, che – dopo il passaggio consecutivo di due 61 in due minuti, ovviamente vuoti – è arrivata e ci ha portato a Piola, anche detta “la metro misteriosa” perché se non sai dov’è l’ingresso non lo troverai mai (è nascosta dietro l’angolo in una viuzza secondaria un isolato più avanti in una a caso delle sei vie che partono dalla piazza).

Di lì sono arrivato a Centrale, ho fatto il biglietto alle macchinette e ho preso il treno al volo, non senza ammirare ancora una volta l’idea geniale di eliminare il percorso drittissimo (macchinette nell’atrio + scale mobili centrali) che fino all’anno scorso ti portava in due minuti dalla metro al treno, e sostituirlo con un giro lungo quattro volte tanto, per due terzi in un orrido sotterraneo, che si conclude con lentissimi tapis roulant in salita perennemente ostruiti da viaggiatori della domenica (e non importa se ieri era domenica, rompono le scatole lo stesso!), che arrivano in stazione un’ora prima e poi bloccano il passaggio di chi ha fretta stravaccandosi sui passaggi mobili. Una ragazza davanti a me ha spostato una signora con una spallata degna di Materazzi, la signora è quasi finita a faccia in giù… Sono le “ristrutturazioni autogrill” di Trenitalia: l’importante non è offrire un servizio efficiente a chi deve prendere il treno, ma farlo passare il più a lungo possibile attraverso un’abbondante serie di negozi e di pannelli pubblicitari.

E pensare che ieri sera da Fazio c’era la Moratti che si vantava della fondamentale utilità dell’Expo 2015, nonostante il conduttore le chiedesse quello che pensiamo tutti, e cioè: ma non sarebbe meglio spendere quei millanta miliardi di euro in servizi ai cittadini? La risposta della Letizia è stata che il cemento fa girare l’economia, e che comunque per l’Expo stanno già organizzando anche “eventi sportivi di livello mondiale”. Insomma, circences senza panem per tutti.

[tags]milano, atm, trenitalia, mezzi pubblici, bus, treni, expo 2015, moratti, fazio[/tags]

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domenica 22 Febbraio 2009, 10:22

Era meglio Porta Vecchia

Come dicevo ieri, venerdì ho preso il treno per uno dei miei regolari giri a Milano (questa volta per un romantico weekend). Tuttavia, essendo la partenza situata al fondo di una serie di commissioni, per una volta sono partito da Porta Nuova anziché dalla solita Porta Susa.

Ho così potuto ammirare le meraviglie della nuova sistemazione: in particolare, vi ricordate la grande biglietteria situata sin dalla notte dei tempi all’esatto centro della stazione? Bene, ora non c’è più, perché al centro della stazione veniva meglio metterci un bel corridoio (invece dei due preesistenti) circondato da negozi (ancora tutti sbarrati), in modo da aumentare al massimo la resa commerciale.

La biglietteria, quindi, ora è stata spostata in una vecchia saletta sul lato di via Nizza, nascosta e scomoda quasi come quella della nuova Milano Centrale. La saletta, però, è piccola: in tutto ci sono stati una dozzina di sportelli e ben quattro macchinette automatiche. Il risultato è il delirio: persino in una tranquilla pausa pranzo di un giorno feriale, c’era una coda di quattro o cinque persone per macchinetta più una calca infinita agli sportelli (ci sono due code uniche, su ciascuno dei due lati, e in ognuna ci saranno state come minimo venti persone).

Di conseguenza, molte delle persone in coda alle macchinette erano italiani tecnofobi: quelli che a malapena usano il bancomat invece di andare a prelevare allo sportello della banca, e che per il resto evitano come la peste qualsiasi automatismo (secondo me la punta massima della tecnofobia italiana si ha quando nei weekend estivi centinaia di persone si sciroppano venti minuti di coda alle piste “umane” dei caselli autostradali invece di infilarsi nelle semideserte corsie della Viacard e pagare col Bancomat che hanno in tasca; ma non divaghiamo). Visto però che gli sportelli erano inavvicinabili, molte persone si erano rassegnate a provare le macchinette.

D’altra parte, ciò significava che le macchinette erano intasate soprattutto di persone che volevano un banale biglietto suburbano (davanti a me: 2,20 euro per None; 1,40 euro per Nichelino) che però non potevano fare altrimenti perché, nel moderno Piemonte, le macchinette automatiche ferroviarie regionali non sono ancora arrivate.

Comunque, dopo di me ho dovuto pure fare il biglietto a una signora che doveva andare a Loano (ovviamente prendendo un IC Plus via Genova, come già dicemmo) ed effettivamente, se non si è abituati, non è affatto facile: sono necessarie almeno una dozzina di pigiate sullo schermo, spesso con diciture poco chiare, su pulsanti posti in posizioni sempre diverse e comunque poco visibili, che in vari casi servono a funzioni che un essere umano medio non è in grado di comprendere o non si aspetta (tipo scegliere tra venticinque diverse tariffe, verificare il numero di posto o confermare che si è consapevoli dell’esistenza dei borseggiatori). Basterebbe poco per ergonomizzare l’oscena applicazione Windows delle macchinette, ma non pare che a Trenitalia interessi qualcosa.

Tutto ciò, poi, per cosa? Cinque minuti prima dell’orario di partenza, del mio treno non c’era traccia; non era nemmeno comparso il binario, e in compenso c’erano un paio di centinaia di persone ferme a ingombrare l’atrio in attesa di informazioni. Letto sui tabelloni cartacei che il binario era il 19, ci sono andato; lì, cinque minuti dopo l’orario di partenza, il treno non c’era ancora, ma sono comparsi due figuri in divisa verdeblù a dire, con il tipico accento sudtirolese comune a molti ferrovieri italiani, che “se andate a Milano, Novaro o Vercello potete prendere l’eurostarro col biglietto reggionalo”. E così feci: per 9,20 euro ho preso l’Eurostar per Venezia delle 14:05 e quasi non ci credevo, era nuovissimo e pulitissimo; dico “era” perché la truppa del reggionalo, compreso un gruppo di gagni in libera uscita, ha provveduto rapidamente a sodomizzare le carrozze.

A me è andata bene, ma chi andava a Santhià, cancellato il reggionalo, ha dovuto attendere un’ora il successivo: Trenitaglia continua a tagliare, e ho avuto la netta sensazione che questa possa diventare una policy simile a quella delle peggiori compagnie aeree, ovvero tagliare volontariamente servizi schedulati quando il numero di passeggeri è basso, accorpandoli su altri servizi in orari più o meno vicini e fregandosene dei disagi causati.

[tags]trenitalia, stazioni, ferrovia, treni, porta nuova, torino, milano, automazione, ergonomia[/tags]

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sabato 21 Febbraio 2009, 12:08

E’ coagulata Milano Centrale

Vi preannuncio che questo sarà un weekend ferroviario, perché in un semplice viaggio in treno da Torino a Milano ne ho viste a sufficienza da riempire non uno ma due post, ordinatamente divisi per città.

Oggi, in particolare, voglio raccontarvi una delle esperienze più agghiaccianti della mia vita. Per motivi tipicamente trenitalici che vi spiegherò domani, invece di arrivare a Milano con il solito regionale sono arrivato con l’Eurostar per Venezia, alle 15:50 sul binario 12 – quello dei Frecciazozza. Il binario è stato rifatto con strutture metalliche avveniristiche, arredo di design e schermi piatti ovunque (tra cui un’abbondanza dei già citati schermi piatti utilizzati, al posto degli antichi cubi di plastica da cinque euro, per mostrare sempre e soltanto la lettera “A”).

Soltanto che, quando siamo scesi e arrivati in fondo al binario, ci siamo trovati davanti a un grumo umano, fermo. Ma proprio fermo: non come quelle volte in cui c’è calca, ma sgomiti un po’ e passi. Lì, invece, c’era un’area di circa venti metri per venti completamente piena di persone che cercavano di andare nelle quattro direzioni, spesso con borse e valigie, ma non riuscivano a spostarsi di un centimetro. L’unica volta in cui ho visto qualcosa del genere è stato in centro a Torino il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi.

A quel punto, qualche genio del male trenitalico ha fatto arrivare al binario 13, quello accanto, un regionale da/per Bergamo (ma non erano i binari dell’alta velocità?!?). E così un altro migliaio abbondante di persone si è riversato nella calca, ed è successo il finimondo.

Ho visto delle vere scene di panico: gente scoppiare in lacrime, urlare, infuriarsi in tutte le lingue del mondo… italiano, spagnolo, inglese, giapponese. Tutti hanno cominciato ad accusarsi a vicenda di essere loro, la causa dell’ingorgo, in quanto non si muovevano; o, in alternativa, di spingere troppo e causare la calca. Varie persone sono quasi venute alle mani.

In realtà, il problema è molto semplice: in quel punto si incrociano trasversalmente il percorso di spostamento tra i vari binari a fondo stazione con il flusso di persone che arriva dai binari 12-13 e quello che arriva e si dirige verso l’uscita centrale della stazione; se si fanno arrivare contemporaneamente due treni sui binari 12 e 13, quel punto si intasa facilmente. Tuttavia, una situazione così non si era mai vista; allora ho indagato un attimo per capirne le cause, e se fosse successo qualcosa di particolare.

La prima causa è che, nonostante la ristrutturazione di Milano Centrale sia stata venduta come un mezzo per liberare gli spazi da baracchini e ingombri vari, la parte davanti ai binari è affollatissima: il passaggio di attraversamento orizzontale presso i binari è largo pochi metri, perché il resto del passaggio concepito in origine è tuttora occupato da box informazioni, stand pubblicitari, totem informativi, chioschi commerciali, cartelloni, persino quattro macchinette automatiche che ovviamente nessuno poteva usare, essendo inglobate nella calca.

Ma soprattutto, recentemente hanno fatto un’altra enorme genialata: hanno tolto i grandi tabelloni meccanici in alto che, da sempre, indicano i treni in partenza e in arrivo; e non li hanno sostituiti, se non con un certo numero di minuscoli schermi piatti con scritte gialle e nere corpo 20 che nessuno può leggere se non da mezzo metro di distanza, e con due tabelloni luminosi, più piccoli e molto meno leggibili dei precedenti, appesi in alto verso la volta e soprattutto rivolti in una sola direzione, verso l’interno della stazione.

In pratica, arrivando dall’esterno, per scoprire il binario del treno bisogna arrivare fino in mezzo al passaggio orizzontale fronte binari, fermarsi, girarsi e alzare la testa. Moltiplicate per qualche migliaio di persone e il gioco è fatto: basta qualche ritardo, con numeri di binario che non appaiono o con accumulo di persone in attesa, perché il fronte dei binari sia occupato da centinaia di persone ferme a testa in su che bloccano completamente il passaggio.

Se fosse solo incompetenza ci limiteremmo ad arrabbiarci, ma qui è veramente irresponsabilità e colpa grave: nella calca folle di ieri bastava una sola persona che si fosse messa ad urlare, a spingere seriamente, a cercare di scappare e ci sarebbero stati feriti gravi, se non il morto. Disastri che pensavamo potessero succedere solo più nel terzo mondo, e invece oggi potrebbero accadere anche a Milano.

[tags]trenitalia, stazioni, ferrovia, treni, disastri, incompetenza, folla, panico[/tags]

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venerdì 20 Febbraio 2009, 17:54

Benedette sorelle

Non ho fatto in tempo ieri a postare le mie felicitazioni per la liberazione delle due suore piemontesi rapite in Kenya, e quindi le posto oggi: perché se da una parte non ho alcuna stima per quell’essere umano bigotto e privo di cuore che é l’attuale Papa (e in più osservo continuamente nuove prove di come la religione faccia male), dall’altra bisogna riconoscere che al giorno d’oggi le residue forme di coesione e di solidarietà sociale, sia nelle nostre periferie che nel Terzo Mondo, sono praticamente soltanto quelle portate avanti dalla Chiesa. Da tempo il mondo laico e progressista, pur se con alcune notevoli eccezioni, ha quasi completamente rinunciato a realizzare nei fatti la solidarietà che predica, talvolta finendo persino per dedicarsi con ardore all’individualismo e al consumismo; quanto allo Stato, di questi tempi fa solo ciò che può essere utile a chi lo controlla, specie se per farsi corrompere, e le attività sociali lo possono essere raramente, e solo ai fini del voto di scambio.

D’altra parte, a una gentile e anziana signora della provincia di Cuneo che, intervistata ieri in diretta nazionale in apertura del TG1 delle 13:30, invece di dedicarsi a una predica, a un comizio o a una esibizione da quindici minuti warholiani esordisce con “SONO GIRAUDO CATERINA” (rigorosamente cognome nome), dice due cose e conclude con “DIVERSAMENTE, NON SAPREI PROPRIO COSA DIRE”, come si può non voler bene?

[tags]chiesa, missionari, solidarietà, esibizionismo, papa, consumismo, suore, kenya, cuneo, diversamente[/tags]

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giovedì 19 Febbraio 2009, 19:17

Quando funziona

Forse avrete letto che nei giorni scorsi io, per NNSquad Italia, e altri rappresentanti di altre associazioni abbiamo firmato una lettera al Parlamento Europeo per respingere una serie di proposte relative alle direttive europee sulle telecomunicazioni, tra cui quella di introdurre dappertutto la cosiddetta “risposta graduata” o “dottrina Sarkozy”, cioè bannare dalla rete gli utenti colti ripetutamente a scaricare dai peer-to-peer.

Bene, oggi, tramite un sito francese, è circolata la notizia informale secondo cui l’esame del rapporto che proponeva alcune di queste proposte è stato “rimandato a tempo indeterminato”.

La buona notizia è che per una volta le proteste sono servite; la cattiva notizia è che sono piuttosto certo che questo rapporto ritornerà magicamente in discussione un minuto dopo la chiusura delle urne delle elezioni europee.

Il che porterebbe a pensare che sarebbe utile avere le elezioni europee una volta al mese.

[tags]europa, parlamento europeo, elezioni europee, internet, neutralità della rete, internet governance, peer to peer[/tags]

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mercoledì 18 Febbraio 2009, 10:56

Dimissioni

Ieri mattina, uscendo di corsa, ho sentito i risultati delle regionali sarde: secca sconfitta del centrosinistra con crollo devastante del PD e con una differenza abissale tra i voti presi da Soru come persona e quelli presi dal centrosinistra come coalizione.

Detto che sostenevo Soru – che ho visto di persona e mi ha fatto ottima impressione – e quindi sono molto deluso, e detto che la giunta di Soru è stata devastata non dall’opposizione vera ma da quella interna, con tutti i quadri PD (in particolare i dalemiani) che gli remavano contro ad ogni occasione (“che vuole questo, che non è un quadro di partito?”) e che si sono ben guardati dall’aiutarlo seriamente anche in campagna elettorale, ho pensato: appena posso mi collego e scrivo un post di commento fatto di una sola riga: “Veltroni è un puzzone”.

Solo che sono stato tutto il giorno in giro, e non ho avuto modo di rimettermi davanti a un computer fino a mezzanotte passata, e in quel momento ho appreso che Veltroni si è dimesso. E che cavolo: non mi avete nemmeno dato il tempo di sparare.

A questo punto, spero che quanto prima anche l’intero PD si dimetta dall’esistere.

[tags]politica, elezioni, sardegna, soru, veltroni, pd[/tags]

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lunedì 16 Febbraio 2009, 15:04

Rossoblu, datevi una calmata

Sono sicuro che vi aspettate da me un commento un po’ più approfondito e documentato della media sull’ennesimo episodio di violenza del calcio, ovvero l’investimento di un tifoso del Genoa ieri sera fuori da Marassi, travolto dal pullman che trasportava la squadra della Fiorentina che il tifoso stesso, pare, stava prendendo a pugni.

Cominciamo col premettere che la dinamica dell’incidente è tutt’altro che chiara, e che ovviamente si spera che il “ragazzo” di 37 anni finito all’ospedale con ferite gravissime riesca a salvarsi; stamattina ho sentito da varie parti commenti come “un cretino di meno” e “un fortunato caso di darwinismo” e mi sembrano comunque fuori luogo.

La partita di ieri, Genoa-Fiorentina, era importante: entrambe le squadre sono in lotta per qualificarsi in Champions League, e una vittoria le avrebbe lanciate, mentre il pareggio favorisce soprattutto la Roma che insegue. Il match è stato rocambolesco: il Genoa, pur rimasto in dieci per una espulsione abbastanza presto, ha giocato benissimo fino a giungere sul 3-0; dopodiché, con molta fortuna, ma anche grazie al calo fisico finale del Genoa, inevitabile per una squadra che gioca con un uomo in meno, gli avversari sono riusciti a recuperare e a segnare il 3-3 finale al 92′, un attimo prima della fine.

Stando alle immagini televisive, l’arbitro Rizzoli non è stato decisivo per il risultato; non ci sono stati gravi errori in occasione dei gol, e l’espulsione ci stava; anzi, gli unici errori visibili sono relativi ad altre due mancate espulsioni, una per parte, che sarebbero state sacrosante.

Stando ai commenti postati un po’ ovunque in queste ore dai genoani, invece, la partita è stata uno scandalo; Rizzoli ce l’aveva col Genoa sin dal principio, tanto è vero che è stato fischiato ben prima che cominciasse la rimonta avversaria; ha continuato a favorire la Fiorentina in ogni modo finché non ha pareggiato; i giocatori viola avrebbero insultato i tifosi del Genoa in vari modi, sia durante che dopo la partita; e il tutto sarebbe parte di un complotto di palazzo orientato ad aiutare la Roma.

Su questo punto, forse vi sembrerà strano, ma sospendo il giudizio. Mi spiego meglio: io vedo, da tifoso, una ventina di partite casalinghe l’anno; bene, nella maggior parte di queste prima o poi si scatena una sorta di psicodramma collettivo, in cui trentamila persone cominciano tutte insieme a fischiare e insultare l’arbitro. Basta un minimo errore, una rimessa invertita, un fallo dubbio, naturalmente nel giudizio intrinsecamente di parte del tifoso al massimo della concitazione: e subito partono gli insulti.

Ora, quasi sempre basta qualche minuto e gli animi si calmano, e il tifo torna a concentrarsi sul gioco. Alle volte, però, l’arbitro insiste, e inanella troppe sviste di fila; magari gli errori si rivelano decisivi. A quel punto, le trentamila persone escono dallo stadio infuriate, convinte di aver subito un furto, più o meno premeditato. In genere, poi, si arriva a casa, si guarda la televisione, si realizza che quello che da ottanta metri di distanza sembrava “un rigore clamoroso per noi” in realtà era un caso di morte improvvisa da spostamento d’aria, o magari che si aveva ragione ma che non era poi così facile valutare il fallo in una frazione di secondo, e ci si calma.

Qualche volta, diciamo tre o quattro l’anno, le immagini confermano il furto, oppure omettono le prove del delitto, visto che spesso le partite si orientano nelle piccole cose, nel bloccare azioni e invertire rimesse, e non nei grandi episodi che vanno in TV; e vabbe’, l’Italia è l’Italia, non sapremo mai se era solo una lunga serie di sfortunate sviste o se veramente l’arbitro aveva in simpatia la squadra avversaria, o magari se l’è presa solo perché a un certo punto alcune decine di migliaia di persone hanno definito in coro sua madre una “puttana” (suscettibilone!). Ma uno se ne fa una ragione; più piccola e irrilevante è la squadra, più spesso subisce; il campionato di calcio italiano è sempre girato così, oggi a me, domani a te e lo scudetto a Juve, Inter o Milan.

Ieri, invece, a Marassi lo psicodramma è esondato. Certo, è difficile vedere allontanarsi la Champions League al 92′ dopo aver dominato; la delusione è grossa. Ditelo a noi, che domenica scorsa, in una partita decisiva per la salvezza, siamo stati raggiunti nei minuti finali da un bellissimo tiro di Italiano con velo di giocatore avversario davanti al portiere, che però era beffardamente preciso identico, dalla stessa zolla nella stessa porta e con lo stesso fuorigioco passivo, al gol di Rubin in Toro-Cagliari che invece ci fu annullato mesi fa, virando la nostra stagione verso il baratro. Ma succede; ci giravano le scatole a mille, ma mica abbiamo aspettato fuori l’arbitro; bastava piuttosto che i nostri broccacci segnassero un gol in più.

Questi, invece, non si sono limitati alle sceneggiate. Sorvoliamo sulle vistose proteste di fine gara da parte dei giocatori rossoblu, che vanno stigmatizzate ma nell’incazzatura del momento ci possono stare; tolleriamo a fatica (anzi, no) il fatto che dei “tifosi” della tribuna numerata (quella da cento euro a biglietto) siano andati a malmenare le due inviate di Quelli che il calcio, Aida Yespica e Giulia Bonazzoli, perché la seconda, rappresentando in trasmissione la Fiorentina, osava esibire una sciarpa nemica.

Ma qui, alcune centinaia di tifosi si sono fermati a lungo dopo la partita, e non se la sono presa nemmeno con l’arbitro, ma con i giocatori avversari. Ora, può anche darsi che l’arbitro ieri abbia pesato: anche se dai servizi TV non sembra, può darsi che sia stata una di quelle due o tre partite dove l’arbitro è decisivo contro di te (bisogna comunque dire che quest’anno in altre partite gli errori degli arbitri hanno favorito il Genoa in modo evidente; la teoria del complotto è un po’ difficile da sostenere). Ma i giocatori avversari, che c’entrano? E anche se c’entrassero, che senso ha aspettare il bus avversario per andare a dare manate sulle porte?

Naturalmente i genoani non ci stanno: pubblicano ovunque questo video:

con cui vorrebbero dimostrare che non c’è stato alcun agguato e che l’autista del pullman, o forse la camionetta della polizia, ha deliberatamente investito il tifoso guidando come un pazzo.

Voi magari non ci siete mai stati, ma io sono stato più volte su un pullman in trasferta nel dopo partita: arriva la polizia e ti scorta a velocità folle, bruciando i semafori, mentre ogni incrocio è bloccato dai vigili per farti passare. La velocità alta è obbligata, anzi, le ditte di autonoleggio mandano solo autisti esperti proprio perché è richiesto saper sfrecciare e curvare a ottanta all’ora con un bus per le viuzze cittadine (immaginate a Genova). Serve appunto ad evitare gli agguati; un bus fermo è un ottimo bersaglio per qualsiasi cretino del posto dotato di pietre o bombe carta (ieri i giocatori della Fiorentina hanno fatto tutto il tragitto chinati verso terra). Ora, se uno si butta a piedi contro un bus lanciato a ottanta all’ora, sa perfettamente di rischiare grosso, no?

L’aspetto sportivo farà il suo corso; io spererei in pene severe per tutti. Una lunga squalifica di Marassi mi pare il minimo; se alcuni giocatori durante o dopo la partita hanno aizzato la folla, di una o dell’altra squadra che siano, vanno squalificati; e naturalmente Collina dovrebbe riguardarsi l’operato dell’arbitro per capire quanto ha sbagliato.

A me preoccupa di più il fatto che ci sia una tifoseria in buona parte in preda all’isteria, che vivrà questa storia come un ennesimo complotto di “poteri forti” contro la “piccola” squadra genovese (piccola tra virgolette, perché per soldi spesi è a ridosso delle prime), e qualsiasi punizione come prova del complotto stesso, come già avvenne quando Preziosi fu beccato a comprare la partita decisiva per la promozione in A, e il Genoa finì in C1. Mi preoccupa il fatto che non li si riesca a far ragionare, che alla prima partita girata male si rischi il morto: che dovrebbe succedere se per caso gli capitasse una stagione storta, di quelle dove a girare male sono dieci partite di fila?

Ancora di più, mi preoccupa che, nel post-Raciti, gli incidenti e i feriti leggeri siano in netto calo, ma i morti e i feriti gravi siano in aumento; a memoria d’uomo, non ci sono mai stati tanti morti nel calcio italiano come in questi ultimi due anni. Può essere che questo accada per un deterioramento sociale che le misure repressive più severe non riescono a compensare, o può darsi che la repressione si limiti a frustrare e gonfiare la rabbia dei più esagitati, facendo sì che, quando “finalmente” qualcosa accade, il risultato sia letale. In ogni caso, ci sarebbe da indagare con attenzione.

[tags]calcio, serie a, genoa, fiorentina, roma, rizzoli, arbitri, ultras, violenza[/tags]

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sabato 14 Febbraio 2009, 16:01

Impariamo dai vigili torinesi

Un’ora fa, completamente per caso, ho avuto l’occasione di fare un piccolo esperimento.

Infatti, girando da corso Francia in corso Peschiera là dove inizia, mi sono trovato davanti una macchina dei vigili. Il traffico era nullo; eravamo solo noi due. Così, memore delle frequenti lettere a Specchio dei Tempi del comandante dei vigili torinesi, Mauro Famigli (stipendio annuo 175.000 euro), sempre tese a difendere il crescente numero di autovelox e raid con la telecamera per punire le pericolosissime violazioni stradali dei torinesi, mi sono accodato per imparare direttamente da loro come ci si deve comportare guidando in città.

Bene, l’auto dei vigili ha accelerato, è arrivata a 50 orari, poi però non ha smesso; è arrivata a 60, a 70 e ad 80 orari, mentre giungevamo all’incrocio di via Pozzo Strada. Ne deduco quindi che è giusto quello che ho sempre sostenuto, cioè che il limite di 50 orari sui grandi viali è ridicolmente basso, tanto è vero che nessuno lo rispetta; e che viene mantenuto al solo scopo di fare multe.

Proprio in quel momento, il semaforo all’incrocio di via Bardonecchia è scattato sul giallo; l’auto dei vigili, diligentemente, ha ulteriormente accelerato per attraversarlo, sfruttando gli ultimi secondi di giallo a quasi 90 orari. E io dietro: ho imparato che anche questo è un buon comportamento stradale.

Infine, siamo arrivati all’incrocio con corso Monte Cucco, dove il semaforo era rosso. L’auto dei vigili ha cambiato corsia senza mettere la freccia, e si è fermata sulla corsia più a destra. Poi è scattato il verde, e soltanto allora, senza preavviso, il guidatore ha messo la freccia a destra. Peccato che a quell’incrocio sia vietato svoltare a destra; un altro divieto assurdo, messo lì tanto per vietare qualcosa, ma c’è.

E così, veramente senza più parole, invece di partire ho abbrancato il cellulare e gli ho fatto la foto. Eccola qui, in tutto il suo splendore:

vigili_svolta_vietata.jpg

In quindici anni di vita ho preso soltanto un paio di multe; sono convinto che i segnali stradali vadano generalmente rispettati, ma sono altrettanto convinto che Torino sia piena di divieti e di limiti inutili e vessatori, che non contribuiscono alla sicurezza ma solo alle casse comunali, inguaiando chi ha la sfortuna di guidare una macchina di colore diverso dal bianco-verde o dal blu statale. Voglio proprio vedere se, al prossimo caso di povero tapino multato per esere stato beccato a “sfrecciare” a 55 orari in corso Francia, il dottor Famigli avrà ancora il coraggio di fargli la morale.

[tags]torino, vigili urbani, multe, famigli, codice della strada, traffico, vessazioni[/tags]

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venerdì 13 Febbraio 2009, 15:44

Superciuk

È da due mesi che cerco di non parlare della vicenda di Mister X, il misterioso imprenditore senza volto che vuole comprare il Toro.

Essenzialmente, è perché la vicenda è una buffonata sin dal principio: poco prima di Natale, proprio quando il Toro ha da poco cambiato allenatore e infila due insperate vittorie di fila, il giornale cittadino spara a grandi lettere l’annuncio che un grande imprenditore “piemontese di mezza età, portatore di un cognome noto” che sta per ricevere una ricchissima eredità – col tempo si arriverà a 600 milioni di euro – vuole comprare la società, ed è pronto a mettere sul piatto “40 milioni di euro, ma se vuole anche 60” come prezzo per Cairo, nonché tutti i soldi necessari per riportare subito il Toro allo scudetto. Bisogna solo pazientare: prima bisogna finire le procedure ereditarie, ma a metà febbraio il nome di Mister X sarà svelato.

L’annuncio è credibile come una banconota da ventotto euro: infatti è portato da tal gobbissimo avvocato Massimo Durante, già difensore dei “ragazzi della curva bianconera” e ospite fisso delle trasmissioni calcistiche di quart’ordine sulle reti private, dove il suo ruolo è negare che Calciopoli sia mai esistita e difendere l’onorabilità della Juventus e quel gran brav’uomo di Moggi; nonché sodale del mitico Alex Carrera – che poi sarebbe stato uno dei “lodisti” dell’estate 2005 – in un pietoso tentativo di dieci anni fa di comprare il Toro mediante azionariato popolare.

Nonostante questo, la squadra è in un brutto momento e tanti purtroppo ci abboccano: sperano veramente che un ricchissimo magnate compri il Toro e lo faccia grande. I giornali soffiano sul fuoco: La Stampa, in particolare, pubblica in meno di due mesi una trentina di articoli, giorno dopo giorno, millantando i futuri grandi acquisti di Mister X e un drammatico calo di popolarità di Cairo, e arrivando a consigliargli abbastanza apertamente di vendere.

Nel frattempo, ovviamente, si scatenano le ipotesi: si cerca disperatamente un noto imprenditore piemontese a cui sia mancato da poco il padre. Emergono così ipotesi di vario genere: Bertone dell’acqua S. Anna di Vinadio, Garnerone della Sirena di Rosta, e poi persino la clamorosa ipotesi di Margherita Agnelli, notoriamente in rotta col resto della famiglia e vicina ad ottenere per vie legali una grossa fetta dell’eredità dell’Avvocato, e magari desiderosa di usare il calcio come rivalsa.

Poi le ipotesi si allargano a chiunque abbia un patrimonio di quelle dimensioni: escono fuori i soliti Lavazza e Ferrero, nonché l’affascinante ipotesi Briatore, e persino quella di una cordata Moggi-Giraudo, anche loro per rivalsa.

Per questo, quando ieri mattina, il giorno fissato per la conferenza stampa rivelatrice, il giornale della destra cittadina CronacaQui ha pubblicato in anteprima il nome di Raffaele Ciuccarini, sono rimasti tutti basiti: chi? Una rapida ricerca con Google restituiva solo cinque risultati: due erano l’articolo di CronacaQui, e gli altri erano film porno.

Eppure, nell’incredulità generale, la conferenza stampa confermava lo scoop: il famoso e ricchissimo imprenditore piemontese è Raffaele Ciuccarini, anzi no Stefano Ciucarini, anzi no Raffaele Ciuccariello, nato a Lucera (FG) il 7/2/1941. Nessuno in sala era veramente sicuro di come si chiamasse il tizio: hanno dovuto chiedere lo spelling. Carlo Nesti, che commentava in diretta streaming, ha sostenuto per oltre un’ora che il nome fosse Ciuccarini, ma che i tifosi sui forum avessero già cominciato a storpiarlo in Ciuccariello per prenderlo in giro.

Mi spiace non essere stato presente alla conferenza stampa di Durante e colleghi, perché pare sia stata un gran pezzo di cabaret: il programma comprende il riportare il Toro “almeno in Intertoto” (competizione abolita la scorsa estate), di “ritirare la maglia numero 12” per la Maratona (già ritirata da anni), di fare cinque nuovi campi e uno stadio tutto nuovo “da novantamila posti, ma se sono troppi meglio settantamila e staremo più larghi”, di “ripristinare la numerazione storica delle maglie da 1 a 11” (pratica vietata dalla Federcalcio), e così via; nel frattempo si specifica anche che il signor Ciuccariello ha dieci figli e vuole lasciare loro in eredità il Toro per creare una dinastia. Non stupisce che prima ancora della fine della conferenza Mister X fosse già stato ribattezzato Superciuk.

Sfortunatamente, un bel gioco dura poco, e le risate dei giornalisti e dei tifosi presenti si trasformano presto in sgomento, rabbia, indignazione: si rischia la rissa con qualche tifoso (a posteriori si capisce come mai ci fossero tre camionette di poliziotti schierate lì sin dall’ora di pranzo).

Nel frattempo, dal Web, si scoprono cose interessanti: per esempio che, dalla Camera di Commercio, la grande azienda del signor Ciuccariello parrebbe essere una pizzeria al taglio chiusa un paio d’anni fa per fallimento, data in cui il signore risultava completamente insolvibile. Si scopre che il signore, come il suo figlio prediletto Norbert Ciuccariello, sono ardenti monarchici; alcuni, sul forum, riportano aneddoti sostenendo che anni fa Raffaele frequentasse circoli nobiliari esibendo il bon ton di uno scaricatore di porto. Altri sostengono che il signore sia noto presso le banche torinesi per prestare soldi in maniera informale a tassi piuttosto elevati. Infine, compare persino un probabile nipote, fotografato seminudo in atteggiamenti intensi.

Ora, per carità: è possibile che sia vera l’unica ipotesi che si è riusciti imbastire, cioé che il signore sia un figlio illegittimo di qualche Savoia e che i 600 milioni di euro siano l’argent de poche legato ad un molto tardivo riconoscimento familiare. Anche fosse così, né il modus operandi finora seguito né le modalità di arricchimento sembrano far pensare che il signor Ciuccariello possa essere per vent’anni un oculato e munifico presidente di una squadra di calcio di serie A.

Oppure potrebbe essere il prestanome di qualcuno di più grosso; ma quale serio e capace imprenditore si sceglierebbe un prestanome e un avvocato così? Appunto: quale entità plurimiliardaria potrebbe essere interessata ad acquistare una attività notoriamente in perdita e a farsi rappresentare in questo dal signor Ciuccariello di Lucera (FG)? A voi le possibili risposte.

Resta l’ipotesi che è sotto gli occhi di tutti: che questa sia una gigantesca presa per i fondelli, architettata per destabilizzare l’ambiente granata in un paio di mesi cruciali di una stagione difficile, o per farsi pubblicità gratuita, o per spillare soldi a un cliente neo-ricco e poco accorto. Io non lo so; so però che se una cosa così fosse successa vent’anni fa, o fosse successa ieri a Napoli o a Catania, l’avvocato Durante sarebbe sicuramente finito all’ospedale entro mezz’ora dall’inizio. Infatti, qui si sta parlando di prendere apertamente per il culo centinaia di migliaia di persone, compresa una numerosa frazione che solo tre anni e mezzo fa, per molto meno, occupò le piazze cittadine per sette giorni e devastò un albergo.

In un paese civile, sarebbero intervenute di corsa le autorità: la Procura sarebbe andata a indagare se è vero che un tizio nullatenente fino a ieri ha ottenuto 600 milioni di euro di botto, e come mai; il direttore de La Stampa avrebbe cazziato furiosamente i giornalisti che hanno dato seguito e visibilità a una cosa del genere senza alcuna verifica (e invece oggi Gramellini pubblica pure una surreale intervista); e l’Ordine degli Avvocati starebbe verificando quanto sia compatibile con la deontologia professionale il mettere a rischio l’ordine pubblico cittadino per farsi pubblicità.

Qui da noi, invece, abbiamo giudici che vanno per anni ospiti da Biscardi e continuano a giudicare, finché non vengono arrestati per corruzione; e quindi, fare l’avvocato, l’ospite televisivo in trasmissioni di infimo livello e il protagonista dei colpi di Superciuk sono considerate tre attività perfettamente compatibili. Evviva la credulità popolare e chi la sfrutta!

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