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mercoledì 12 Settembre 2007, 19:38

Compleanno

È un periodo di cambiamenti ed evoluzioni piuttosto intensi, ed è per questo che ultimamente riesco a bloggare molto poco – unitamente al fatto che gli argomenti interessanti scarseggiano, e che noto insomma un periodo di stanca sia nell’autore che nei lettori. Oggi, comunque, vi scrivo da un Internet café di Strasburgo, che mi dicevano essere un buffo pezzo di Germania trapiantato in Francia, ma che a me pare francesissima, a parte i nomi dei posti.

Tornando ai cambiamenti, ce ne sono parecchi in corso (matrimonio di mio fratello a parte). Tra pochi giorni farò l’atto per comprare casa, e sono già attivamente impegnato dalle discussioni su cucina, piastrelle e bagno (alla fine troverò il modo di farci stare sia la vasca che la doccia). Farò anche l’atto per cedere una buona parte delle mie quote di Dynamic Fun, e avviarmi sempre di più sulla strada della libera professione. Di fede, direi, visto che tuttora non mi è chiaro quale sia la mia professione, a metà tra siti, riunioni politiche, meeting sociologici e scrittura varia; lo scoprirò più avanti, forse.

Peraltro, il mio termine in ICANN non è stato rinnovato, e finirà quindi regolarmente all’inizio di novembre: dopodiché, si viaggerà decisamente meno, e se da una parte mi dispiace, dall’altra non auguro a nessuno il tour de force di valigie che ho fatto io in questi tre mesi. Ci sono comunque una tonnellata di altre occupazioni del genere “sempre meglio che lavorare” (scherzo), dai forum delle Nazioni Unite alla campagna sui diritti della rete; non smetterò certo di imperversare sulle mailing list internazionali.

Così, oggi il mio compleanno è passato in sordina, in mezzo ai paesaggi verdi scuro della Renania. Colazione al bar, a pranzo kebab aeroportuale, a cena… non so, flammenkuche? Fast food? Vedremo. Purtroppo non sono riuscito, tra le cose da fare, a scansionare una delle svariate vignette di Life In Hell che si sarebbero adattate bene al tema; ma sono contento, perché sarebbe risultato un compleanno troppo cinico. Invece, quando il tempo che scorre perde la propria dimensione emotiva e diviene semplicemente una consuetudine, si può affrontare qualsiasi svolta prevista e imprevista senza tensione. Anzi, con un bel po’ di curiosità.

E quindi, oggi vorrei essere io a fare gli auguri a tutti.

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martedì 11 Settembre 2007, 11:51

Pedalare

Alle volte mi rendo conto di come la nostra cultura abbia delle immagini e dei modi di dire che la rendono unica, descrivendo un’idea in un lampo e meglio di mille parole; e che non sono facilmente traducibili.

Ad esempio, come potevo spiegare un semplicissimo concetto al mio collega giapponese di ALAC, se non scrivendogli “You wanted the bicycle, now pedal”?

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lunedì 10 Settembre 2007, 08:58

Vaffa-day

Sabato c’è stato l’evento. E’ successo qualcosa?

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domenica 9 Settembre 2007, 09:05

Segni divini (2)

Io, devo dire, sono stato ragionevolmente buono. Mi sono vestito correttamente, con i capi nell’ordine e nelle posizioni richieste, e sono arrivato più che in orario. Mi sono sistemato buono buono dal lato della sposa, così che la sua testimone, per il lato cattolico della cerimonia, potesse avvicinarsi al leggio senza impallare gli sposi. Non ho bestemmiato, nè ho mancato di rispetto al Signore. Ho persino trattenuto le risate quando il sacerdote ha dimostrato che nessun uomo può riuscire a rendersi più ridicolo di un prete cattolico, intonando una canzoncina con un testo del tipo “Evviva la chiesa, la chiesa è bella, è la chiesa degli italiani e andiamo tutti in chiesa”, e invitando poi gli astanti a pregare “per la società civile, che riconosca e supporti i valori della chiesa” (e voti il risposato Casini, invece di rompere le scatole sull’ICI delle librerie e delle case di riposo). Nè ho commentato come il fatto che una persona si riduca in lacrime per l’emozione di sposarsi mi faccia venire dei dubbi sui suoi orizzonti di vita (però, buon per lei). Insomma, sono stato proprio bravino.

E per tutta risposta, quando a fine cerimonia siamo tornati a casa, sono rimasto chiuso nell’ascensore, insieme ad altri cinque, tra cui la cugina di mia mamma, claustrofobica. Siamo saliti, abbiamo premuto il pulsante, si sono chiuse le porte, l’ascensore ha sobbalzato e poi è morto lì. Abbiamo chiamato il numero verde, abbiamo suonato l’allarme, i vicini hanno provato a spegnere e riaccendere l’ascensore dal comando di corrente della sala contatori (riderete, ma parecchie volte ha funzionato), senza ottenere nulla. Nel frattempo, dentro il mio ascensore – che è una scatola cieca di metallo solido – c’erano quaranta gradi e una quantità di ossigeno pericolosamente in calo. Dopo dieci minuti (velocissimo, ad essere onesti) è arrivato il tecnico, che ha riportato manualmente l’ascensore al piano del garage e l’ha fatto aprire.

E poi ci ha pure cazziati, che “non si sale così in tanti, si fa due viaggi”. Ma io dico, se c’è scritto “Capienza 6 persone – Portata 480 kg”, e ci salgono sopra sei persone per un peso totale di circa 350 kg, l’ascensore dovrebbe andare, no? Se non ce la fa, scriveteci sopra una portata inferiore, no? E comunque anche se si blocca, dovrebbe bloccarsi con le porte aperte, no? E poi nella cabina dovrebbe essere previsto un foro di areazione per evitare che ci si possa soffocare dentro, no? E dopo tutto ciò, se fossimo veramente soffocati in sei perché stavi trombando e non potevi venire, tu saresti finito in galera per un considerevole numero di anni, no?

Comunque, i segni inviatici sono chiari: ci è stato chiaramente comunicato che il matrimonio è Male!

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sabato 8 Settembre 2007, 09:05

Sagre

Ok, oggi sono impegnato, ma non posso non segnalare che domani a pranzo, come da tradizione, presenzierò al Festival delle Sagre di Asti, l’imperdibile evento culinario (qui la versione millenaristica della pioggia di due anni fa) dove, in mezzo a una folla strabordante, si possono mangiare piatti tipici a prezzi più che ragionevoli, con grande abbondanza di vino. Mi raccomando, andateci in treno: l’auto sarà una follia…

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venerdì 7 Settembre 2007, 12:04

Segni divini

Come vi avevo accennato, domani si sposa mio fratello – un’idea piuttosto insensata al giorno d’oggi, ma se uno vuole significare un rapporto di coppia tramite questo strumento, perché no. Ragion per cui, io sono favorevole e collaborativo; certo, frotte di amici di famiglia con un po’ più d’esperienza alle spalle mi avevano pregato di chiuderlo in una stanza vuota fino a fargli cambiare idea, ma io mi ero sempre rifiutato.

Non solo, ma ero stato addirittura prescelto per l’accompagnamento dello sposo alla chiesa, con la mia propria vettura; per cui, il mio programma prevedeva l’atterraggio a Malpensa ieri pomeriggio, il ritorno a Torino con l’auto appositamente parcheggiata, la consegna della vettura al meccanico per il tagliando ormai overdue, il ritiro stasera, l’autolavaggio, e l’accompagnamento domani mattina.

Peccato che ieri, mentre presso la ridente cittadina di Oleggio (NO) mi immettevo dalla tortuosa strada del ponte del Ticino sulla regia strada statale numero trentadue, sia stato bellamente tamponato da un signore brianzolo, non a caso originario di Vergate sul Membro o un nome del genere. Nulla di grave, se si eccettua il fatto che il baule non si chiude più e che ho pertanto dovuto giungere a Torino a ottanta all’ora per vecchie strade di pianura, con il portellone semplicemente appoggiato, evitando le buche per non farlo aprire, impiegandoci oltre due ore. Tuttavia, è abbastanza da privare lo sposo del suo mezzo di trasporto.

Ebbene, io dico, ma quando gli déi mandano segnali così chiari, non è forse segno di intollerabile hybris il voler insistere nei propri futili piani?

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martedì 4 Settembre 2007, 16:20

Conferenze spagnole

Anche oggi, alla fine, ho i miei cinque minuti di Internet cafe’ per dispensare pillole di saggezza.

Quella di oggi e’ che non bisogna far organizzare le conferenze agli spagnoli, specie se letterati. Non solo litigheranno continuamente con qualsiasi computer, rinunciando poi a mostrare le slide, peraltro orride e piene di testo; non solo si rifiuteranno pervicacemente di parlare in inglese, facendo infuriare la truppa tedesca che costituisce il nerbo dei partecipanti; non solo si lanceranno in eloquentissimi indirizzi di saluto a presenti, organizzatori, autorita’ e cittadinanza tutta, che porteranno via venti dei trenta minuti loro allocati, per poi sforare di altri quaranta.

Ma il secondo giorno, nel pomeriggio, costringeranno tutti a inerpicarsi su per la collina ripida, per tenere la sessione in un meraviglioso edificio-museo cinquecentesco, dove le seggiole sono scomode, non ci sono tavolini, non c’e’ interpretazione, non si puo’ avere il caffe’ al coffee break (coffeeless break?), e si deve subire un indirizzo di saluto del tipo sopra descritto da parte del direttore del museo; e si giustificheranno dicendo che si’, si rendono conto che in questo modo la mezza giornata di conferenza andra’ sostanzialmente sprecata, pero’ il museo era tanto bello e volevano assolutamente spacciarsi con te portandotici dentro.

(Comunque anche noi dovremmo tacere, che un dotto professore nordico a pranzo ci ha raccontato di come resto’ allibito quando, a una conferenza internazionale di linguistica da lui presieduta, professori del Nord Italia e professori del Sud Italia si presero a male parole davanti a tutti, in mezzo alla sala, al grido di “razzisti!” e “comunisti!”, sulla questione “il lombardo, il veneto e il piemontese sono lingue o dialetti?”. Non temete, comunque, lui concordava con me che sono lingue!)

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lunedì 3 Settembre 2007, 18:58

Toledo in breve

Avendo ancora soltanto cinque minuti di Internet cafe’, ecco Toledo in breve:

Una citta’ bellissima.

35 gradi all’ombra stabili quattro mesi l’anno.

La miglior cipolla cruda che abbia mai mangiato.

Viso +, tette ++, culo +++.

E soprattutto, la totale invasione di negozi che vendono i prodotti millenari dell’artigianato locale: i piatti di ceramica, e la spada del Signore degli Anelli.

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domenica 2 Settembre 2007, 09:47

Verso l’ignoto

Se non mi vedete apparire in questi giorni, è perché sono improvvisamente partito per uno dei miei viaggi, in particolare a Toledo, per questa conferenza. La cosa bella, però, è che per una volta non è una conferenza in cui sono io l’invitato; in sostanza, mi sono aggregato all’ultimo senza la minima idea di cosa fosse – se non che era una cosa estremamente e astrusamente erudita, a metà tra la rivelazione meravigliosa e il “mai più senza” intellettuale – e non ho nemmeno ancora letto il programma, prendendo la cosa come una totale vacanza. In pratica, potrei passare i quattro giorni in albergo a dormire, sperabilmente inframmezzando il sonno con visite alla città – che mi dicono bellissima – o magari con un giro nelle vicine Madrid, Avila o Segovia.

Poi già lo so che troverò una connessione a Internet, bloggherò, lavorerò, risolverò problemi… però lasciatemi pensare che, per quattro giorni, la mia vita possa non essere incasellata in un albergone ben programmato dalle sette alle ventuno a slot di quindici minuti, o in alternativa vagante per casa nell’eterna lotta tra le disparate incombenze da fare e il sotterraneo desiderio di logorante cazzeggio.

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sabato 1 Settembre 2007, 16:54

In un tripudio di cori e sfottò

Stamattina Recoba è stato presentato in pubblico, e ovviamente io ci sono andato; non solo, ma ho anche ripreso quasi per intero l’evento. Peccato che Youtube rompa le scatole sulle dimensioni dei video, costringendoti a spezzettarli e a ridurli di dimensione fino a che le persone non diventano dei pixel quadrati; comunque, potete vedere l’intera sequenza qui. Oppure, potete dare un’occhiata al video qui sotto, giusto per capire l’atmosfera di questo genere di eventi, e anche per scoprire la gentile risposta del presidente e di circa quattromila persone alla dama Evelina.

In un giorno così, nemmeno Tuttosport riesce a farci incazzare. Peraltro, loro ci provano insistentemente; mentre tutti gli altri quotidiani aprono le sezioni sportive con due notizie – il Milan che vince la Supercoppa e Recoba al Toro – loro aprono così:

tuttosport-010907.jpg

Per carità, sicuramente anche la Juve ha fatto una buona campagna acquisti, comprando per un dieci-venti milioni di euro l’uno campioni come Tiago, Andrade e SalimahSalihman… uno con un nome così, insomma; io non ne avevo mai sentito nominare nemmeno uno, ma è certamente colpa mia, che sono disinformato.

Se prendiamo la giornata di ieri, però – quella di cui normalmente i quotidiani si occupano, essendo, come dice la parola, quotidiani -, scopriamo che il Toro, dopo aver già acquistato una dozzina di giocatori nelle settimane precedenti, ha, nell’ordine, prelevato il junior rumeno Dobrescu, soffiandolo al Manchester United; ottenuto in prestito Recoba; ottenuto in prestito dal Palermo il nazionale Under 21 Dellafiore; acquistato dal Venezia il giovane Moro, girandolo poi in comproprietà al Messina; prestato al Crotone il difensore Ogbonna; venduto all’Ascoli il difensore Cioffi, in cambio della proprietà completa dell’attaccante Bjelanovic; fatto saltare con mezzi poco chiari il passaggio dell’ala Guberti e dell’Under 21 Ranocchia alla Fiorentina, in cambio di chissà cosa; e ottenuto dalla FIFA il nullaosta per il tesseramento del giovane francese Malonga, proveniente dal Monaco.

Nella stessa giornata, le operazioni di mercato concluse dalla Juventus sono state: dunque… ehm… aspetta… no, però si sono parlati col manager di Del Piero per il rinnovo del suo contratto, un incontro importantissimo, al termine del quale Del Piero ha dichiarato “il rinnovo del contratto è lontano, ma non lontanissimo”.

Persino il pavido “Abbondio” Nesti, nel suo sito, si sbilancia e dà al mercato del Toro mezzo voto in più. Solo che Tuttosport, in tempi di bile bianconera che sbocca, non ce la fa proprio: lo sa che, per una volta nei secoli, bisognerebbe dire che il Toro ha fatto un bel colpo di mercato, ma proprio non ci riesce. E così, la butta sul generico.

Per carità, le basi di partenza delle due squadre sono ben diverse, la Juve ha tuttora un parco giocatori che vale quattro o cinque volte quello del Toro, in teoria non c’è confronto. Però, per una volta, ha avuto ragione Cairo: comunque vada, quest’anno ci divertiamo.

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