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venerdì 21 Ottobre 2011, 18:18

Se Berlusconi teme le cinque stelle

Mi hanno chiesto un commento alle dichiarazioni di Berlusconi relative al Movimento 5 Stelle, quelle in cui, a valle del voto in Molise, Berlusconi dice che Grillo è il suo miglior alleato perché prende il 95 per cento dei suoi voti a sinistra.Potrei dirvi che io conosco piuttosto bene i nostri elettori, che parlo con loro continuamente, in rete e per strada, e che so benissimo che per la maggior parte di loro l’unica alternativa sarebbe l’astensione, e che comunque ce ne sono parecchi che prima votavano Lega o PDL. Ma preferisco spiegarvi meglio il meccanismo: secondo voi, perché Berlusconi dice una cosa del genere?

Sappiamo che la strategia migliore per combattere un nuovo avversario, nell’era mediatica, è ignorarlo, perché ciò di cui non si parla sui media non esiste; solo se la strategia fallisce si passa al confronto diretto (vedi il noto aforisma di Gandhi “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.”). Il centrosinistra ha smesso di ignorare il Movimento già da un paio d’anni, ma Berlusconi non lo aveva ancora fatto. La dichiarazione di Berlusconi – abituato a basarsi sulle analisi dei flussi elettorali – vuol dire dunque esattamente l’opposto di quel che sembra: i suoi dati gli dicono che il Movimento 5 Stelle, in Molise, ha fatto breccia anche tra gli elettori di centrodestra e che ignorarlo non funziona più.

E allora Berlusconi smette di ignorarci e passa al contrattacco; cerca di dipingere il Movimento 5 Stelle come una formazione di estrema sinistra (“95%”, usando un numero per dare una pretesa di scientificità alla sua affermazione), perché così ne riduce l’attrattività per i suoi residui elettori, quelli che da vent’anni lo votano, anche turandosi il naso, proprio perchè per loro “è comunque meno peggio della sinistra”. Inoltre Berlusconi, sapendo che il Movimento prende i suoi voti tra quelli che lo odiano, sa che definire personalmente il Movimento “il miglior alleato” servirà a instillare dei dubbi proprio nel tipico elettorato delle cinque stelle.

D’altra parte, non si capisce come mai, se Berlusconi veramente volesse favorirci, lo spazio concesso a Grillo sulle reti Mediaset sia lo zero assoluto: un paio di trasmissioni Rai, almeno, lo hanno fatto parlare…

[tags]politica, molise, berlusconi, grillo, movimento 5 stelle[/tags]

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mercoledì 19 Ottobre 2011, 17:46

Il gettone di passaggio

Lunedì 10 il Consiglio Comunale ha discusso la mozione che abbiamo presentato per vincolare il pagamento dei gettoni di presenza dei consiglieri comunali all’effettiva partecipazione ad almeno il 70% della seduta; e ovviamente l’ha bocciata con voto bipartisan.

I consiglieri comunali – qui trovate tutti i dettagli – non hanno uno stipendio, ma ricevono un gettone di 120 euro lordi per ogni partecipazione al consiglio o a una riunione di commissione, con un massimo di 19 gettoni al mese, che quasi tutti i consiglieri raggiungono agevolmente (io a settembre, pur iniziando i lavori al sei del mese, ho fatto segnare 54 presenze…). Ma il gettone può essere ottenuto anche solo entrando in sala, firmando e andando via; non è necessario assistere a tutta la riunione. Non è un gettone di presenza, ma un gettone di passaggio.

Anche se in Comune il malcostume non è diffuso come nelle circoscrizioni – vedi qui o qui – ci sarebbe sembrato comunque opportuno imporre un minimo di presenza. Qualche volta capita anche a me di arrivare tardi a una riunione o di saltarla del tutto, perché quella precedente finisce in ritardo o è stata direttamente convocata in un orario sovrapposto; posso anche capire che ci siano consiglieri (non del Movimento, perché noi ci siamo impegnati a non farlo) che scelgano liberamente di non partecipare alle commissioni loro assegnate, ritenendo più utile scrivere comunicati stampa, incontrare i cittadini o scendere in piazza. Ma se questo succede il gettone non deve essere pagato!

In aula, il dibattito è stato lungo e dettagliato. Abbiamo ricevuto obiezioni di ogni genere, da chi ci dava dei populisti a chi diceva che è necessario retribuire i politici per permettere ai meno abbienti di fare politica (e chi ha detto il contrario?), fino a dotte disquisizioni sul rapporto tra eletto ed elettore e sulla produttività del lavoro intellettuale, e alle immancabili annotazioni che il vero problema è ben altro. Tutto interessante, ma il vero punto è che il comune sentire dei consiglieri prevede che quei 19 gettoni siano sostanzialmente dovuti come stipendio a forfait, indipendentemente dalla partecipazione alle commissioni; ma questo è l’opposto di ciò che dicono la legge e il comune sentire dei cittadini.

Qui sotto nel video trovate un piccolo riassunto del dibattito, fatto cercando di riportare onestamente le opinioni di tutti; se poi qualcuno volesse ascoltare tutti gli interventi integrali, trova il video qui.

Alla fine, praticamente tutti i partiti – PD, SEL, IDV, Moderati, Terzo Polo, PDL – hanno votato contro, e la mozione è stata respinta; e noi crediamo che sia stata soprattutto un’occasione persa per dare ai cittadini un piccolo segnale di serietà.

[tags]politica, partiti, consiglio comunale, torino, costi, retribuzione[/tags]

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sabato 15 Ottobre 2011, 12:55

L’ambiente e i trasporti secondo Fassino

Una delle difficoltà di fare il consigliere comunale è quella di doversi confrontare continuamente con tante piccole questioni, senza avere il tempo o la possibilità di discutere il quadro generale. E’ anche un po’ frustrante – sei qui per cambiare il mondo, ma al massimo puoi perdere mezzo pomeriggio per cercare di cambiare la posizione delle rampe di un parcheggio sotterraneo; anche se, d’altra parte, il grande cambiamento parte dalle piccole cose e almeno puoi ottenere qualcosa di concreto.

Nella calma del sabato mattina, allora, provo a dipingere velocemente un quadretto delle politiche urbanistiche della nostra città come emergono dagli ultimi dieci giorni di attività. Lunedì scorso, in Consiglio, è stata approvata la costruzione dell’ennesimo parcheggio sotterraneo in centro, sotto la metà occidentale di piazza Carlina, destinato a box per chi vive o lavora nella zona. Noi abbiamo invano sostenuto che era un errore; siamo stati gli unici a votare contro (anche il centrodestra era favorevole).

L’errore non sta secondo noi nell’idea in sé di costruire parcheggi sotterranei, che in certe situazioni può avere senso; ma nel fatto che manca una pianificazione complessiva. Non solo noi non sappiamo nemmeno quanti parcheggi sono stati o saranno costruiti in zona (ci sono ancora dei posti in vendita in piazzale Valdo Fusi, anche se la dirigenza comunale si è giustificata dicendo che li avevano tenuti da parte per non metterne in vendita troppi insieme e non far scendere i prezzi… bella filosofia per un ente pubblico…); non solo non sappiamo se e quando sarà costruito un parcheggio gemello sotto l’altra metà della piazza, duplicando danni e disagi; ma in questi mesi la nuova giunta ha già annunciato per la mobiità in centro di avere in testa di tutto e di più – pedonalizzazioni, aree sosta riservate ai residenti, road pricing per chi arriva da fuori, revisione del trasporto pubblico – e dunque può benissimo essere che ora si approvi il parcheggio e tra tre mesi si scopra che la zona diventa pedonale o che chi non è residente non può più entrare in centro e dunque i parcheggi non mancano più.

Peccato che ci fosse di mezzo il vil denaro: facendo il bando, si riescono a incassare 750.000 euro di compensazioni. Il piatto piange, quindi si va avanti senza indugio; noi abbiamo presentato una mozione per sospendere ulteriori parcheggi per alcune settimane, fino ad una pronta definizione della nuova mobilità del centro, ma è stata bocciata senza discussione dalla maggioranza. Finora l’unica proposta dell’opposizione in materia che la maggioranza ha deciso di appoggiare è una rotonda a un incrocio; veniva dalle liste Coppola-Rabellino, evidentemente per il PD loro sono un interlocutore politico più affidabile.

Sarebbe bello parlare di viabilità e trasporti, ma la relativa commissione è intasata di palazzi da costruire e dunque non ce n’è mai il tempo. Si è finalmente riusciti a farlo per una seduta, argomento il sistema ferroviario metropolitano – la rete di treni che dovrebbe convincere chi abita a Rosta, a Volpiano o a Trofarello a non prendere la macchina per venire a Torino. Potete leggere le mie note, ma la morale è una sola: servono 300 milioni di euro per mettere in piedi il tutto, di cui 160 per lo spreco del tunnel sotto corso Grosseto (di cui vi racconto ormai da più di un lustro), 40 per finire le stazioni Dora e Zappata, 80 per comprare i treni (che ci mettono 3-4 anni ad arrivare). I 300 milioni di euro dovevano arrivare come opere collaterali al TAV, ma il governo non li ha mai stanziati.

Insomma, i soldi non ci sono e il servizio non partirà mai, a parte rinominare “linee FM” quelle che già oggi esistono; l’unico effettivo contributo della giunta Fassino ai trasporti torinesi sarà far costruire nuovi parcheggi sotterranei in centro, presumibilmente aumentando allo stesso tempo il biglietto del pullman a 1,50 euro, come già avvenuto a Milano. Ottima politica contro traffico e inquinamento!

Per questo, già da un paio di settimane, abbiamo presentato una interpellanza che chiede all’assessore Lavolta se esista un piano dell’amministrazione contro i prevedibili picchi di inquinamento invernali, e quale sia. Ci sembra il minimo che ci si pensi per tempo, evitando i tira e molla e i blocchi del traffico decisi all’ultimo secondo… Avevamo chiesto di parlarne in aula lunedì prossimo, ma l’assessore ci ha detto che è troppo presto e non è pronto a rispondere. Ne risponderà invece mercoledì in commissione; abbiamo chiesto di poter riprendere il suo intervento e, nonostante il parere favorevole del presidente di commissione, molti capigruppo si sono opposti perché le nostre riprese potrebbero essere false e tendenziose.

Abbiamo poi capito perché non se ne può parlare fino a mercoledì alle 12:30; è improvvisamente uscito un annuncio sui giornali, secondo cui gli assessori mercoledì mattina definiranno il famoso piano in un incontro… con le associazioni dei commercianti. Appreso dunque che le politiche ambientali sono decise in funzione di massimizzare il fatturato degli acquisti natalizi, non ci stupiamo più che Torino resti la città più inquinata d’Italia.

Unire i puntini è importante: mi sembra che ne venga fuori un bel quadretto.

[tags]ambiente, trasporti, viabilità, parcheggi, treni, inquinamento, torino, fassino[/tags]

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mercoledì 12 Ottobre 2011, 19:05

Una prospettiva diversa

Torino, in una prospettiva diversa.

[tags]torino, bicicletta, video[/tags]

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lunedì 3 Ottobre 2011, 19:02

Immaginare un’altra economia

Per quanto non faccia esattamente parte del mio mandato di consigliere comunale, in queste settimane è impossibile non parlare di economia: la situazione è sempre più drammatica e tutti ci interroghiamo su come uscirne. Anche nel Movimento le visioni sono variegate, e per questo è stato molto interessante leggere i risultati del sondaggio svolto da Beppe Grillo sul suo blog a proposito del futuro sviluppo dell’Italia.

E’ vero che il sondaggio non ha basi scientifiche, è vero che impegnandosi probabilmente si poteva votare più volte, è vero che non è detto che i votanti coincidano con un insieme rappresentativo della base del Movimento, è vero che si votava per slogan e non per analisi approfondite dei singoli punti, eppure il risultato secondo me più interessante è questo: la proposta “Nazionalizzazione delle banche”, invocata a gran voce da molti ideologi dentro e fuori il Movimento, è stata una delle meno votate, ottenendo solo il 48,57% di favorevoli.

Ora, sarebbe semplice dire “la proposta è stata bocciata e non se ne parli più”, ma in realtà il punto è un altro: convivono presumibilmente nel Movimento, con pesi quasi uguali, due visioni dell’economia radicalmente opposte e difficilmente conciliabili, una che vorrebbe aggiustare il capitalismo e l’altra che vorrebbe rovesciarlo; e nello scioglimento di questa contraddizione sta gran parte del futuro politico delle cinque stelle.

E allora, che facciamo? Quando nacque il Movimento, Grillo fece una promessa chiara: che esso non si sarebbe schierato a fianco di nessuna delle grandi ideologie del Novecento – né a destra, né a sinistra; né col capitalismo, né col comunismo – e che invece si sarebbe concentrato sulla risoluzione dei problemi concreti e sull’unica, vera, grande rivoluzione socioeconomica del terzo millennio: l’avvento della rete.

Io credo che la degenerazione dell’economia, la negazione dei nostri diritti e del nostro benessere, non derivino tanto dalla scelta tra pubblico e privato – parole che hanno ormai perso di significato – ma dall’accumulo di potere e denaro nelle mani di pochi, che lo usano per controllare sia il pubblico che il privato. In quest’ottica, nazionalizzare banche ed aziende non serve a niente, perché trasferire il potere di controllo delle nostre vite dalle mani di Marchionne e Tronchetti Provera a quelle di Berlusconi e Bersani non cambia sostanzialmente nulla.

Se mai, ci servirebbe un’economia fondata sulla cooperazione e sulla distribuzione a tutti delle risorse; non su una fittizia proprietà collettiva che diventa dominio dittatoriale della politica, ma su una effettiva proprietà privata distribuita nelle mani di tutti, in cui le differenze di censo siano limitate e comunque derivino dal merito e non dall’abuso del potere. Ci servono banche cooperative, come Banca Etica, e aziende co-gestite dagli azionisti e dai lavoratori. Ci serve una informazione libera offerta tramite una rete priva di punti di controllo, che permetta a tutti di far circolare anche i fatti più scomodi. E ci serve una politica senza piramidi di partito, dove i cittadini possano veramente svolgere un periodo di “servizio civile” nelle istituzioni senza inchiodarsi alle poltrone.

Questa, credo, sarebbe una vera rivoluzione: una forma di società tutta da inventare, che guardi al futuro e non al passato!

[tags]economia, politica, rivoluzione, sviluppo, movimento 5 stelle, capitalismo, comunismo, nazionalizzazione[/tags]

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domenica 2 Ottobre 2011, 23:17

La settimana del consigliere

È domenica sera e mi devo scusare, perché è una settimana che non scrivo più niente… e non è che non sia successo nulla in Consiglio Comunale, anzi: è stata una settimana davvero intensa e per questo non ho avuto il tempo di scrivere. Quel che posso raccomandare è di seguire la mia bacheca Facebook, e so perfettamente che Facebook non è uno strumento ideale, che non garantisce la privacy, che non tutti lo vogliono usare, ma al momento è l’unico strumento abbastanza flessibile per raccontarvi in tempo reale cosa succede dentro le istituzioni e chiedere il vostro parere.

Sto pensando ad esempio se cominciare a fare dei video settimanali, come fanno già i consiglieri regionali; può essere un buon metodo per raccontarvi le cose più velocemente… potrei farli il venerdì pomeriggio, se non fosse che il venerdì pomeriggio è uno dei pochi “buchi” in cui ho il tempo di ricevere i cittadini che chiedono un incontro e questo venerdì sono uscito dal Municipio alle 19:30 – e vi garantisco che il venerdì pomeriggio alle 19:30 il Municipio, come molti uffici pubblici, è deserto come un deserto, a quell’ora in genere ci siamo solo più io e Fassino (che ha tanti difetti ma è uno sgobbone) e io mi faccio anche il giro a spegnere le luci nei corridoi, dato che gli uscieri sono a casa da tre ore.

Questa settimana dunque sono successe varie cose; c’è stato un consiglio comunale straordinario, mercoledì pomeriggio, che è stata una delle esperienze più indegne della mia giovane vita politica, in quanto si discuteva del nulla e si perdevano le ore tra giochini procedurali da bambini (tipo aspettare che uno della maggioranza andasse in bagno e poi chiedere la verifica del numero legale) e discorsi retorici sulla situazione dell’Italia, che per il PDL è colpa del comunismo, per Fassino è colpa di Berlusconi, e poi via a citare Cota, Bresso e insomma nessuno che parlasse della delibera in oggetto e di come salvare le casse della Città; solo una gara di scaricabarile. Alla fine volevano tirarla in lungo fino a riconvocare un altro consiglio comunale alle 21, con conseguenti spese di burocrazia, personale, energia eccetera, e lì abbiamo detto basta, piuttosto garantiamo noi il numero legale – visto che nella maggioranza molti hanno l’abitudine di andare al bar o chissà dove e poi correre di corsa in aula quando li chiamano per votare – ma chiudiamo qui la vicenda.

Tra le faccende della settimana, oltre all’infinita vicenda CSEA, segnalo l’imminente concessione ai privati della casa di cura Buon Riposo, per un prezzo che io trovo davvero stracciato; la nostra interpellanza sull’inquinamento da cromo esavalente a Parco Dora, una delle tante battaglie che portiamo avanti; il fatto che abbiamo finalmente ottenuto, a forza di insistere, che la commissione competente si occupi del caso del signore che da due settimane presidia il Municipio e che abbiamo intervistato la settimana scorsa; una interessante visita all’Ufficio Pio della Compagnia di San Paolo, che si fa carico della crescente povertà cittadina in sinergia col Comune; e la presentazione del progetto Torino Smart City, che è stata piuttosto deludente perché si è limitata agli aspetti di riqualificazione energetica degli edifici, mentre il concetto di smart city è molto più ampio. Ognuna di queste cose meriterebbe un post approfondito e una discussione dedicata, ma dove trovo il tempo? Già così, devo scrivere le interpellanze e le interrogazioni il sabato pomeriggio…

Mi spiace, però, perché molto del lavoro che facciamo io e Chiara non appare perché non abbiamo il tempo di raccontarlo; vedremo di inventarci qualcosa.
[tags]torino, movimento 5 stelle, consiglio comunale[/tags]

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lunedì 26 Settembre 2011, 10:18

Debito e paranoia

Gira da qualche tempo in rete un cartone animato che in mezz’ora spiega i meccanismi finanziari e storici dietro alla crisi globale.

La prima metà è effettivamente interessante per chi ancora non avesse capito concetti come la riserva frazionaria e la proprietà della moneta, mentre la seconda sfocia in un delirio paranoico misto al tipico anti-statalismo americano (scommetto che gli autori votano Ron Paul). I fatti raccontati nella seconda parte vanno dal parecchio abbellito (come la leggenda dei Rothschild a Waterloo) al totalmente male interpretato (come la creazione della prima banca centrale federale americana, che fu osteggiata semplicemente perché avrebbe ridotto la sovranità dei singoli Stati americani e scaricato i debiti di quelli spendaccioni su quelli virtuosi, proprio come sta avvenendo ora nell’Unione Europea).

Indubbiamente vi sono grandi poteri economici globali che hanno fatto di tutto per indebitare gli Stati, per speculare sui loro titoli e per controllarli economicamente, e il tema del controllo sulla moneta è reale; ma per non essere schiavi dei debiti sarebbe stato sufficiente non farne.

[tags]american dream, debito, finanza, moneta, signoraggio, rothschild[/tags]

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sabato 24 Settembre 2011, 12:55

Il tunnel nel cervello

Un politico, si sa, non è un tuttologo; ma almeno delle materie di cui deve occuparsi qualcosa dovrebbe capirne. Il nostro ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, invece, si distingue oggi per una gaffe leggendaria; un comunicato stampa che, per mettere il cappello sulla strabiliante scoperta di neutrini che viaggiano più veloci della luce, si vanta di aver speso 45 milioni di euro per realizzare “il tunnel tra il Cern e i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento”.

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Capisco che non tutti siano avvezzi agli esperimenti e alle caratteristiche delle particelle subatomiche, argomento di cui comunque si è parlato normalmente in un qualsiasi corso di fisica al liceo o, per la nostra generazione, in mediamente una puntata di Quark su tre (riassumendo, le particelle vengono generate in un apparato che sta effettivamente in un tunnel, ma poi vengono “sparate” attraverso la crosta terrestre, che attraversano senza alcun problema). Ma che un ministro della Repubblica possa credere all’esistenza di un tunnel lungo lungo alto alto che collega direttamente due punti che distano in linea d’aria quasi un migliaio di chilometri, passando sotto Alpi, Appennini e mezza Italia, fa dubitare delle sue facoltà intellettive.

La cosa preoccupante è che a questo punto potrebbero dirle che servono 45 milioni di euro per una macchina del moto perpetuo, o per un sintetizzatore di pietre filosofali, o per uno stritolatore subnucleare con scappellamento a destra, e lei firmerebbe allegramente l’assegno.

[tags]scienza, ministro, gelmini, neutrini, fisica, gonzi[/tags]

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venerdì 23 Settembre 2011, 18:26

Fango, fumo e tanta m…

Forse non tutti sanno che – tecnicamente a Castiglione Torinese, ma dal lato del Po di Settimo – c’è una spianata grande come un aeroporto piena di vasche, pannelli fotovoltaici, pompe e gasometri. E’ il depuratore Smat di Torino, il più grande d’Italia, e serve a una cosa sola: filtrare il mare di m… che i cittadini di Torino e cintura producono giorno e notte. Tutte le fognature della città convergono su un grande condotto parallelo al Po, che riversa un fiume di liquami nell’impianto; lì ci sono dei filtri, poi delle vasche di decantazione, poi una serie di processi chimici et voilà, quello che avanza è sufficientemente pulito da finire nel Po.

Dove finisce la schifezza? Finisce in fango; e metà dell’immenso complesso è destinato a lavorarlo, recuperando calore ed energia e producendo 130.000 tonnellate l’anno di melma. Di queste, 20.000 vengono essiccate e portate alla discarica di Cassagna, mentre il resto viene riusato, rendendolo liquido al punto giusto e cedendolo all’agricoltura e/o al compostaggio. Il processo è altamente efficiente, e la stessa dirigenza Smat, durante un sopralluogo ufficiale, ci ha dichiarato che il sistema attuale è già ottimizzato, dato che praticamente tutto il fango viene riutilizzato anziché smaltito.

Perché vi racconto questo? Dovete anche sapere che il dinamico sindaco di Settimo Aldo Corgiat prova da anni ad attirare un inceneritore nel proprio Comune, perché bruciare la m… porta un sacco di soldi a chi gestisce l’impianto (e il cancro a chi ci vive accanto, ma questo pare non essere un problema). Peccato che alla fine si sia scelto di costruire l’inceneritore a Torino (ubi maior), accantonando il progetto di Settimo. Che fare? Basta aspettare un po’ e poi, in società coi privati, chiedere il permesso alla Provincia, il cui assessore all’Ambiente è dello stesso partito di Corgiat.

E’ sufficiente fare due conti per capire che un secondo inceneritore è inutile: la Provincia di Torino produce circa un milione di tonnellate di rifiuti l’anno, in calo per via della crisi e delle politiche anti-spreco. Più o meno metà viene riciclata, per cui avanzano 500.000 tonnellate; l’impianto del Gerbido ne può bruciare 420.000. Ne restano 80.000 che potrebbero tranquillamente andare in discarica, senza contare che in teoria – nonostante Torino abbia ottenuto una moratoria, dichiarandosi talmente piena di turisti da non poter reggere la spaventosa massa di rifiuti da essi generata – la legge, l’Europa e il buon senso planetario ci chiederebbero di arrivare subito a differenziare almeno il 65% dei rifiuti, il che ridurrebbe l’avanzo indifferenziato a 350.000 tonnellate in tutto.

Ma soprattutto, 80.000 tonnellate sono troppo poco per rendere un inceneritore economicamente sostenibile… cioé, l’inceneritore è per definizione economicamente insostenibile, dato che vive grazie alle tariffe che noi cittadini gli paghiamo per bruciare i rifiuti (circa 100 euro a tonnellata) più le sovvenzioni che noi cittadini gli diamo, come i certificati verdi (altri 100 euro per ogni megawattora prodotto); è una attività intrinsecamente in perdita per noi e in guadagno per loro. Ma se la quantità di rifiuti trattati scende sotto le 200.000 tonnellate l’anno, nemmeno le nostre laute sovvenzioni sono sufficienti a tenere in piedi la baracca; e questo ce lo confermò anche l’amministratore delegato di Amiat, Magnabosco.

Qual è stato allora il colpo di genio del “sistema Settimo” (la definizione non è mia ma dei dirigenti Smat)? Beh, se insieme alle 80.000 tonnellate di rifiuti avanzati bruciassimo anche una buona parte delle 130.000 tonnellate di fanghi del depuratore, opportunamente essiccate, allora si potrebbe giustificare sulla carta un secondo inceneritore e un secondo business. Peccato che nessuno l’abbia chiesto alla Smat, che stamattina ha decisamente negato che questa sia un’ipotesi per loro interessante.

E’ chiaro a tutti che in futuro, in un modo o nell’altro, ci saranno sempre meno rifiuti indifferenziati; e che Torino, regolarmente al top dell’inquinamento in Europa, avrebbe una grossa opportunità ambientale ed economica puntando sulle tecnologie e sulle pratiche del futuro, e costruendosi un know-how innovativo che potremmo poi andare a vendere in giro per il mondo. E invece no, siamo qui bloccati nel passato dalle scelte miopi e interessate della nostra classe dirigente, che ai cittadini sa proporre solo tanto fumo, spingendolo grazie all’informazione compiacente. E noi restiamo in un mare di merda.

[tags]inceneritore, settimo, corgiat, smat, depuratore, rifiuti, business[/tags]

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martedì 20 Settembre 2011, 18:35

Un palazzo dietro l’altro

Una delle parti più interessanti dell’attività comunale è la commissione urbanistica, le cui competenze sono molto vaste: deve occuparsi non solo della pianificazione del territorio cittadino, ma nel dettaglio dell’edilizia pubblica e privata, delle grandi opere, di tutta la viabilità e dei trasporti pubblici.

Almeno, questa è la teoria; la pratica è che la commissione si riunisce praticamente solo per discutere e approvare varianti al piano regolatore, ovvero operazioni immobiliari a vantaggio di enti privati e pubblici. Voi leggete sui giornali che Porta Nuova chiuderà, o che vogliono togliere questa o quell’altra linea di pullman, o che hanno deciso di fare una nuova pista ciclabile? Di tutto questo dovrebbe occuparsi la commissione, ma (almeno finora) non ce n’è sostanzialmente stato il tempo, perché all’ordine del giorno ci sono sempre nuovi palazzi da costruire o nuovi appartamenti da ristrutturare; il trasporto pubblico verrà quando ci sarà tempo, mentre nel frattempo si accumulano le esternazioni in libertà da parte di sindaco e assessori.

Anche dibattere le varianti urbanistiche non è molto facile. Di solito funziona così: il lunedì pomeriggio, in consiglio comunale, vengono annunciate una sfilza di nuove varianti al piano regolatore, proposte dagli uffici generalmente su richiesta del proprietario delle aree su cui bisogna intervenire. Le varianti vengono assegnate alla commissione, e spesso messe all’ordine del giorno del giovedì pomeriggio. Se va bene, il mercoledì pomeriggio ci viene mandato un PDF con una decina di slide che spiegano cosa si vuole fare; se va male, lo scopriamo sul momento il giovedì, e l’unica documentazione che abbiamo è il testo della delibera, e alle volte uno stampato dei progetti (una copia ogni tre consiglieri perché sono grosse tavole a colori).

Il giovedì, la proposta viene esposta dagli architetti e discussa; dopodiché, non di rado ci viene detto che è assolutamente urgente approvarla subito, perché le ruspe son già li pronte e il tempo è denaro, e non possiamo rallentare l’edilizia cittadina solo per le “lungaggini del consiglio comunale”. Se ci impuntiamo, ci viene concessa una settimana di riflessione; se chiediamo di avere la documentazione per discuterne con i cittadini, di solito dobbiamo insistere due o tre volte prima di ricevere in ufficio un bel CD, così comodo da condividere.

Di fatto, esistono varianti che vengono annunciate il lunedì, discusse il giovedì e riportate in consiglio comunale il lunedì dopo, dove vengono approvate definitivamente, di solito senza nemmeno leggerle (non capisco i consiglieri comunali che non fanno parte della commissione come facciano a sapere cosa stanno votando). E’ successo così, ad esempio, per la conversione in appartamenti di lusso dell’Hotel Jolly di piazza Carlo Felice angolo corso Vittorio, approvata ieri; la scusa è che quando aprirà il nuovo hotel nella Casa Gramsci di piazza Carlina (per il quale peraltro non sono nemmeno indiziati veramente i lavori) esso assorbirà il business alberghiero del Jolly (entrambi sono gestiti dal gruppo spagnolo NH). E’ un peccato che quando fu autorizzato l’hotel di piazza Carlina nessuno disse che esso avrebbe comportato la chiusura di quelli già esistenti: alla faccia di Torino città turistica. Addirittura, un emendamento dell’ultimo secondo mette nero su bianco che nella piazza c’è troppo rumore e dunque bisognerà considerare l’idea di calmare il traffico per non disturbare gli inquilini dei nuovi appartamenti…

Le magie dell’edilizia torinese non si fermano qui: ogni settimana se ne scopre qualcuna. Alcune sono frattaglie burocratiche – per esempio è necessaria una delibera di consiglio comunale per autorizzare un tizio a chiudere il suo terrazzo, una speculazione immobiliare da 27 metri quadri. Altre sono più interessanti: per esempio, con la stessa trafila lampo di una settimana si è autorizzata la Compagnia di San Paolo ad aprire gli abbaini nel tetto dell’ex edificio scolastico di piazza Bernini / via Duchessa Jolanda, permettendo un ulteriore piano di uffici – o di appartamenti, se mai l’edificio dovesse essere poi venduto. Per questo genere di operazioni la Città richiede di pagare un compenso pari al 50% dell’incremento del valore di mercato dell’edificio, tolti i costi di realizzazione; in questo caso la cifra stimata era di 5.000 euro, non proprio una grande stima, e gliel’abbiamo pure abbuonata perché poi loro finanziano ogni genere di servizio sociale e culturale in città (io comunque ho preteso un emendamento perché almeno questa cosa fosse messa per iscritto).

Un’altra variante interessante, sempre approvata in una settimana, è quella che permetterà alla società Stige di espandersi su un prato originariamente destinato a parco, che diventerà un bel capannone industriale. Ok, si tratta di un triangolo tra due stradoni, e ci hanno detto che o l’azienda si espande lì o va via da Torino, un aut aut che funziona sempre. Ma pensate che, per poter permettere all’azienda di installare nel nuovo capannone una rotativa grossa e rumorosa, abbiamo anche dovuto ridurre la fascia del silenzio attorno all’adiacente cimitero dell’Abbadia di Stura!

Dopo aver contestato la variante in commissione, ho preso la parola anche in consiglio comunale – interrompendo il pigia-pigia a ritmo da catena di montaggio con cui i consiglieri della maggioranza approvano le delibere che gli vengono sottoposte – per segnalare un problema concettuale: la sostanza è che il piano regolatore è in buona misura inutile, perché tanto, ovunque ci sia un vincolo che non va bene a chi vuole costruire, viene prontamente presentata una variante che il consiglio comunale finisce sempre per approvare. A questo punto tanto varrebbe non avere il piano regolatore…

Uno dei massimi dell’ultima settimana è stata una chicca che ho scovato nel testo della variante che permette la realizzazione di appartamenti per anziani a Porta Palazzo, un progetto che risale addirittura a dieci anni fa. In pratica, un signore che abita nel palazzo adiacente ha tempo fa aperto abusivamente una finestra nel suo bagno; la finestra ora deve essere chiusa, perché dà sulla parete che confinerà col nuovo palazzo. Nel 2007, però, lo stesso Comune ha condonato la finestra, nonostante essa fosse incompatibile col progetto già allora programmato; come risultato, adesso il Comune dovrà sborsare 30.000 euro per compensare il signore per la perdita della sua (ormai perfettamente legale) finestra. Tanto paghiamo noi…

A me piacerebbe molto poter discutere nel dettaglio le varianti urbanistiche, condividere in rete la documentazione, chiedere su ognuna il parere di chi abita in zona, ricevere i commenti di tutti. Come capite, non ce ne danno il tempo. Proporremo di cambiare le tempistiche e di prevedere forme adeguate di consultazione pubblica (dovrebbero già farlo le circoscrizioni, a cui le varianti arrivano prima che a noi… vedi in Circoscrizione 5). Nel frattempo, quel che posso invitarvi a fare è seguire la mia bacheca Facebook il giovedì pomeriggio dalle 16: se ne vedono spesso delle belle.

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