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Archivio per il mese di Aprile 2008


venerdì 25 Aprile 2008, 12:10

Cibo europeo

Se oggi – ma anche domani o dopodomani, finisce domenica sera – siete in giro per Torino, al V2-Day o all’anti-V2-Day o anche solo per i fatti vostri, vi consiglio caldamente di passare dalla Fiera Europea: si tratta di un grosso mercatino di cibo di strada da tutta Europa, dove potrete mangiare o comprare le specialità culinarie di vari paesi. Si tiene ai Giardini Reali, cominciando dall’uscita sul portico di piazza Castello e scendendo fino a corso San Maurizio. C’ero stato gli anni scorsi, mangiando un mix di paella, bratwurst e pecorino sardo, e meritava!

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venerdì 25 Aprile 2008, 12:03

L’informazione e il V2-Day

Oggi a Torino in piazza san Carlo, dalle 15 alle 22, si svolge il V2-Day: vorrei potervi dare qualche informazione in più, ma purtroppo non ce le hanno date.

Su La Stampa, persino la cronaca locale di Torino – dove l’evento richiamerà probabilmente decine, se non centinaia, di migliaia di persone – si apre oggi con un interessantissimo reportage su “Attori e prof nel bordello gay”; solo in seconda battuta si parla di “I due 25 aprile”, con il titolone che linka a un articolo dove si spara a zero su Grillo e si promuove la manifestazione istituzionale; più sotto ci sono i due link in corpo otto quasi invisibile, prima “Il popolo della Resistenza” che… porta di nuovo all’articolo che critica Grillo, e poi “Il V2-Day: faremo il pienone”, che finalmente fa parlare i sostenitori di Grillo; infine una grafica dove per la manifestazione ufficiale vengono riportati tutti gli artisti compresi i più infimi, in modo che sembrino tanti, mentre per quella di Grillo se ne omettono alcuni probabilmente ritenuti di scarsa importanza, tipo Caparezza, Frankie Hi-NRG e (pare) Zucchero. Magari è solo un caso: comunque trovate altri esempi di minimizzazione mediatica in questo post di .mau..

Soprattutto, tutta la “informazione” che ci viene data è accuratamente tarata per parlare di polemiche e contrapposizioni, ma si guarda bene dallo spiegare cosa voglia ottenere Grillo e perché abbia organizzato questa manifestazione (qui il suo proclama). E così ve lo spieghiamo noi blogger (quelli non occupati a svaligiare il buffet di Microsoft o a intervistare Al Gore): vuole raccogliere le firme per tre referendum finalizzati ad abolire il consistente finanziamento pubblico alla stampa – sapevate che esiste, vero? -, l’ordine dei giornalisti e la legge Gasparri.

C’è peraltro chi dice che, per via del vigente divieto di proporre referendum per i 18 mesi attorno alle elezioni politiche, le firme raccolte oggi saranno nulle (qui una analisi). Io non sono un legale e non me ne intendo, ma decine o centinaia di migliaia di firme per questi referendum, anche se dovessero poi essere annullate per un cavillo, sarebbero comunque un atto politico significativo, anche se sono certo che la nostra classe politica farebbe allegramente finta di niente.

Nello specifico, trovo che il populismo di Grillo perlomeno sia finanziato coi suoi soldi e finalizzato a cause condivisibili, mentre il populismo di risposta delle istituzioni – lamentarsi per il presunto abuso del venticinque aprile e riscoprirsi d’improvviso desiderosi di festeggiarlo con grandi manifestazioni – sembra soltanto una risposta di casta finanziata con i soldi di tutti. Mi fa piacere vedere comparire i manifesti del PD che ricordano la “festa di libertà” e il maxipalco istituzionale in piazza Castello con artisti di nome, ma come mai tutto questo gli anni scorsi non c’era?

Oggi, comunque, farò un giro per rendermi conto con i miei occhi: perché se c’è una cosa che tutto questo insegna, è che dell’informazione “professionale” non ci si può fidare, e quindi bisogna informarsi, valutare, capire, incrociare le fonti di persona. I blog e Internet, in questo, forniscono uno strumento aggiuntivo molto importante… a patto che si impari a distinguere le fonti credibili dalle banfate.

Nel frattempo, per seguire il V2-Day in remoto, dalle 15 ci saranno una diretta televisiva via Internet su C6 TV e un’altra diretta televisiva satellitare in chiaro su EcoTV (canale 906 di Sky); in città, Radio Flash ha promesso una imparziale copertura per tutto il giorno di entrambe le manifestazioni.

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giovedì 24 Aprile 2008, 11:48

Il Fronte dell’Uomo Qualcuno

Ieri pomeriggio, quando tramite Mantellini e i suoi vetri ho scoperto questa storia – quella per cui Al Gore arriva a Roma e vuole incontrare i blogger, e prontamente gli organizzatori tirano fuori una lista di amici degli amici ai quali chiedono pure di portare gli amici, dopodiché a quelli che si lamentano dicono “ma se c’è ancora posto potete entrare anche voi” e “che volete, noi siamo i blogger col talento, abbiamo pubblicato un sacco di post in questi anni” – mi sono girate un po’ le scatole. Ho lasciato qualche commento qua e là, e poi ho lasciato perdere, convinto che in parte sia un errore altrui – l’azienda che organizza, semplicemente, non capirà una mazza di blog e Internet – e che quelli della lista (non tutti per fortuna) che se la tirano perché “io sono un blogger famoso” e si scambiano inviti a vicenda finiranno seppelliti dalla storia, anzi lo sarebbero già stati se non fossimo in Italia.

Poi però ho avuto l’illuminazione, e ho pensato che il commento migliore l’ha appena scritto Caparezza. E visto che questa è una settimana musicale, eccolo qui: leggete per bene il testo.

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Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po’ con me ti devo addare al mio MySpace.

Nel dopoguerra non c’era chi urlava nei comizi più di un cherokee. Non c’erano tv colme di Nembo Kid, né radio_attive come nubi a Chernobyl. C’era l’uomo qualunque, sostenuto dal Fronte dell’Uomo Qualunque. Nella schiena dei partiti affondò le unghie: “Io non sono di destra nè di sinistra, sono un uomo qualunque! E lo stato è demagogo, nel sistema bipolare non mi ci ritrovo.” Oh, ferma tutto! Devo aver avuto un herpes, dato che questo sfogo non mi è nuovo. Vivo decenni dopo nello stesso clima, che su questo fuoco getta più benzina; ma non c’è più l’uomo qualunque, tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina.

Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po’ con me ti devo addare al mio MySpace.

Il qualcunista milita in una banda che prende piede se la prendi sotto gamba. Gode come te quando ti stendi sotto Ramba, ma è talmente finto che sembra un ologramma. Partecipa al raduno di quelli che gridano “Italia uno!” poco prima di un programma. Scrive recensioni di cd nel web e non distingue Zenyatta Mondatta da Ummagumma. È una farsa, ha una cultura scarsa, ma non gli basta il ruolo della comparsa. Prima parla per bocca di Giorgio Bocca, poi la pensa come Giampaolo Pansa. Lascia nei forum commenti di boria, ma sì!, sono piccoli momenti di gloria. Porta avanti una staffetta scorretta: non passa il testimone ma passa a testimonial.

Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po’ con me ti devo addare al mio MySpace.

«Il Fronte dell’Uomo Qualcuno è il primo partito di questo paese. Grazie e arrivederci.»

Bene, adesso mister e miss faranno del Parlamento la Diaz del blitz. Non distinguono il Foglio dal Manifesto, del resto io non distinguo Libero da Gin Fizz. La democrazia fa la fine del vip che ritrova H.P. sull’uscio dell’hotel Ritz. E siamo tutti nelle mani di chi? Di questi che per diventare qualcuno cambiano nick? Si, il Fronte dell’Uomo Qualcuno ha voti al cubo, mamma che dolore al culo, lo appuro, se questo è uno scherzo manca di sense of humor. Uh, che manrovescio stiamo seppellendo nell’Endemol generation. Devo aspettare di perdere il mio diritto di voto per guadagnare il diritto alla nomination?

Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po’ con me ti devo addare al mio MySpace. Io diventerò qualcuno. Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no: ecco perché diventerò qualcuno. Se vuoi parlare un po’ con me ti devo addare al mio MySpace.

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giovedì 24 Aprile 2008, 09:10

Settimana musicale

In attesa dell’infilata di artisti indipendenti – Caparezza e Frankie Hi-NRG in testa – che saranno domani in piazza san Carlo sul palco del V2-Day di Grillo (sì, c’è ed è a Torino: come potevate non saperlo, con tutto lo spazio che gli stanno dando giornali e televisioni?), nonché della più modesta sfilata di artisti dipendenti – Marlene Kuntz, Gianmaria Testa, e persino il soporifero Finardi – che partecipano al tentativo dell’establishment piemontese di contrastare la manifestazione di Grillo facendone un’altra in piazza Castello coi nostri soldi, stasera arriva a Torino la ciliegina sulla torta (ve l’ho detto che sarebbe stata una settimana musicale).

All’Hiroshima infatti suona The Niro, il nuovo fenomeno della musica internazionale, un misto tra Jeff Buckley e i Muse:

Certo, forse questo suo primo singolo pecca un pochino di originalità e di troppa aderenza ai modelli (però anche di Mika si poteva dire la stessa cosa), ma comunque incanta al primo ascolto; il ragazzo c’è, e non ha nulla a che vedere – purtroppo – con gli “artisti” che sforna la discografia italiana, dai Finley ai Sonohra passando per gli Zero Assoluto, e che difatti non appena mettono un piede fuori dai patrii confini diventano dei perfetti sconosciuti.

Oppure potrei dirvi che The Niro in realtà è di Roma, si chiama Davide e ha dovuto girare il mondo per i fatti suoi per anni, facendosi conoscere a forza di Myspace e CD masterizzati e aprendo concerti di gruppi famosi, prima di trovare un discografico che gli stampasse il disco…

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mercoledì 23 Aprile 2008, 19:33

La sinistra del Nord

Non sono mai stato tenero con Chiamparino, però merita un applauso per la risposta pubblicata oggi su Specchio dei Tempi. Ieri una signora, lamentandosi del degrado e della feccia extracomunitaria illegale (questo è l’eufemismo usato, ma si capisce cosa intende la signora) del quartiere a nord di Ponte Mosca, aveva scommesso che il sindaco non avrebbe mai accettato un invito a prendere un caffé a casa sua. Oggi, la pronta risposta di Chiamparino.

Si badi, l’applauso non è tanto per aver risposto o per aver prontamente accettato l’invito; dopotutto, potrebbe benissimo essere una sterile operazione di facciata precotta per l’opinione pubblica, e sarà da vedere se produrrà effetti concreti. L’applauso è invece per aver capito che non è più momento di perdere tempo o di mantenere le distanze e le formalità, e quindi per non avere inviato la risposta che qualsiasi suo dirigente o dipendente ti manda se provi a contattarlo in qualsiasi modo, ovvero “Ci pregiamo di informarLa che la Sua segnalazione è stata girata agli uffici competenti” (che prontamente la usano per impacchettare il pesce, magari comprato facendo la spesa in orario d’ufficio), ma aver risposto “Gentile signora Totaro, metta pure su il caffè. Prima di accendere il fornello, però, la prego di farmi avere i suoi recapiti, ché non risultano rintracciabili, in modo che sia possibile combinare la data e le modalità per incontrarci. I miei riferimenti sono Piazza Palazzo di Città 1, 011.442.30.00, oppure segreteria.sindaco@comune.torino.it.”; proprio come risponderebbe l’idraulico dei vostri sogni se gli lasciaste un messaggio in segreteria. Efficiente, diretto e al vostro servizio.

Non so se avete seguito la vicenda del Partito Democratico del Nord: già ben prima delle elezioni, i pochi amministratori di peso che il centrosinistra conserva nella parte più avanzata del Paese – Bresso, Chiamparino, Cacciari, Illy e pochissimi altri – avevano lanciato un appello perché il PD si desse una struttura fortemente federale, o addirittura ventilando un partito collegato ma separato. Dopo le elezioni, la proposta è stata rilanciata, ma è stata subito stoppata dai leader nazionali, in primis Prodi e Veltroni, timorosi probabilmente di perdere il controllo della situazione. Leggere le dichiarazioni di quei giorni è stato assistere a un dialogo tra sordi, con i residui leader del centrosinistra del Nord a spiegare che il rischio è la sparizione completa del progressismo proprio là dove è concentrata l’innovazione culturale, sociale, economica e tecnologica, e i leader nazionali a non cedere di un millimetro.

Eppure, la distanza che ormai passa tra un Chiamparino e un Veltroni è evidente. Per me è stato emblematico ricevere uno spammone elettorale da un candidato piddino-rutelliano nelle comunali di Roma, una persona che da tempo si occupa di rete all’interno del PD, e che per questo, avendo pescato il mio indirizzo da qualche parte, mi riempie di messaggi. La lucida analisi post-elettorale di questo candidato era la seguente:

“la così forte presenza della Lega riporta in auge una divisione del Paese quantomai deleteria in questo momento di crisi internazionale e difficoltà interne. Le prime dichiarazioni testimoniano l’odio viscerale verso una parte importante di Italia e in particolare contro Roma indicata come unico male supremo.” (grassetto suo)

Ora, mi sono contemporaneamente offeso e messo a piangere. Offeso, perché qualcuno possa permettersi di pensare che il raddoppio dei voti della Lega sia dovuto a buzzurri che odiano Roma per partito preso, invece che a gente che è semplicemente stufa, e a buon diritto, di vedere ignorati dallo Stato nazionale i problemi del proprio territorio e del proprio gruppo sociale. E messo a piangere, perché se questo è il livello di comprensione che gli ambienti politici romani hanno delle dinamiche del Nord Italia…

Ho anche risposto, e il risultato non è stato incoraggiante: come proposte risolutive per riconquistare il Nord mi sono state presentate il solito aumento per decreto dei salari (in una zona dove ci sono sempre meno lavoratori dipendenti e sempre più microimprese e partite IVA) e il solito aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (in una zona dove il risparmio è ancora un valore e dove quasi ogni famiglia ha una casa e un po’ di BOT e fondi vari, e si chiede perché, visto che rendono meno dell’inflazione reale, lo Stato se ne debba pure prendere una fetta crescente).

Forse è proprio stata questa conversazione a rendermi ancor più convinto di due idee. La prima è che ci sono poche speranze che il vecchio apparato statale italico, di destra o di sinistra che sia, possa arrivare in fretta a capire la società dell’informazione globale, in cui bene o male il Nord ormai è dentro fino al collo, e che quindi un forte federalismo sia per noi l’unica speranza di salvezza. La seconda ne è la conseguenza, ed è che ora più che mai la nascita di un forte ed autonomo movimento riformista del Nord, un contraltare progressista della Lega, incernierato nel PD ma percepibilmente distinto, sia la miglior strada perché il Nord non diventi del tutto e definitivamente una marca leghista.

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martedì 22 Aprile 2008, 15:36

Monetine (2)

Anche oggi, la continuazione del post di ieri avrà un sottofondo musicale: è quello di Daniele Silvestri, che ha appena pubblicato un nuovo singolo intitolato appunto Monetine.

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In realtà – trattandosi del singolo che precede la raccolta in uscita tra poco – non è un brano nuovo, ma una canzone di quasi dieci anni fa, Pozzo dei desideri, riarrangiata pesantemente in stile Manu Chao e senza ritornello. Comunque, parla anch’essa del gioco d’azzardo, di come sia diventato in questi anni la speranza dei disperati, l’unica proposta che la società riesce ad offrire a un consistente strato di persone.

E’ interessante vedere Caparezza e Silvestri affrontare contemporaneamente il problema di chi resta ai margini del fiume di ricchezza che attraversa le nostre società, molto visibile ma accessibile soltanto a pochi. Tanto sicuro e rabbioso è Caparezza, quanto intimo e amaro è Silvestri, un artista forse sottovalutato per via di questa sua dimensione un po’ minore nei toni, ma che ha prodotto alcuni dei pezzi più emozionanti di questi anni, da Cohiba a L’autostrada.

Il gioco d’azzardo è sempre stato un no-no, monopolizzato dallo Stato, vietato ai figli come e più della droga, e mantenuto sotto traccia, come vizio imbarazzante dei ricchi. E’ per questo che qualche giorno fa, andando in centro, io mi sono indignato per una intera parete di piazza Carlo Felice occupata da una enorme pubblicità del poker.

Per fortuna non sono stato l’unico, tanto che ne ha parlato qualche giorno fa La Stampa in cronaca. Eppure, quel cartellone non è arrivato lì da solo: qualcuno deve averlo commissionato, certo. Ma qualcun altro deve averlo stampato, trasportato, montato. Immagino anche che un certo numero di uffici pubblici l’abbiano vagliato ed autorizzato. E certamente hanno dato il loro via libera, in cambio di una congrua quantità di denaro, i proprietari del palazzo. Che a nessuno di questi sia venuto un qualche dubbio è francamente deprimente: testimonia di quanto in basso sia sceso il livello di etica, il senso di comunità e di responsabilità reciproca che sta alla base di qualsiasi convivenza civile.

Forse, è davvero questione di disgregazione sociale. Perché i signori degli appartamenti ottocenteschi di piazza Carlo Felice devono aver pensato che, loro, non avranno mai problemi col gioco d’azzardo, e che comunque avranno i soldi per pagarselo, o i mezzi culturali per evitarlo. Perché storie come questa, che risale solo all’inizio del mese, accadono regolarmente, ma alla Falchera, alle Vallette, al fondo di via Artom o nelle strade più popolari di Santa Rita. Moneta dopo moneta, le vite degli altri, private di ogni credibile alternativa, si consumano; ma, appunto, sono altri.

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lunedì 21 Aprile 2008, 15:01

Monetine (1)

È un periodo in cui si parla molto di gioco d’azzardo. I casinò e il totocalcio sono sempre esistiti, ma raramente come negli ultimi anni si è assistito ad un boom: da una parte i videopoker e i siti di scommesse sono ormai ovunque, compaiono sui giornali e sponsorizzano le squadre di calcio; dall’altra sempre più persone cercano nel gioco una fuga dalla realtà o la soluzione ai propri problemi. E così, ne parla anche la musica.

In particolare, il brano di cui voglio parlare oggi è il nuovo singolo di Caparezza, Eroe, ovvero La vera storia di Luigi delle Bicocche, non a caso pubblicato nel weekend delle elezioni. Non parla solo dei videopoker, ma della vita di oggi; non sappiamo quanto Caparezza sia sincero e quanto sfrutti l’ondata del grillismo (ammesso che Grillo sopravviva all’abbuffata di politica di questi mesi e al rigetto che seguirà), ma sentendo questo brano verrebbe voglia di fare ministro lui.

Perché le cose che racconta sono vere, fanno parte della vita comune di milioni di italiani; e in più sono espresse in un modo che colpisce, emotivo quindi artistico. In pochi secondi, tra testo, musica e immagine, Caparezza dimostra quanto sia tragicamente ridicolo tutto l’armamentario di puttanate propinatoci dai media, dai giornali, dal cinema, dalla politica, se confrontato per un attimo e senza bende sugli occhi con la realtà. Vedere Caparezza nei panni di una persona normale che sotto la musica da Morricone fa il 300 con gli imballaggi, o che si trascina sulle spalle una limousine, un pullman di papa-boys o la betoniera al contrario, è la fotografia di chi oggi in Italia nonostante tutto continua a vivere onestamente senza mollare, armato di spade di cartone come gli alpini in Russia e con tutta l’italica zavorra di benpensanti e nullafacenti addosso.

Il testo, come al solito, è una fonte inesauribile di tumblrate; forse la mia preferita è “io sono al verde, vado in bianco ed il mio conto è in rosso, quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera”. Insomma, sarà un successo, anche se non contribuirà certo a rappacificare gli italiani con chi li governa.

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domenica 20 Aprile 2008, 19:26

Sport per disabili

Mettere in dubbio le certezze del politicamente corretto fa parte della missione dei blog: e quindi, vi devo confessare i dubbi che mi pervadono ogni volta che si parla di competizioni per atleti disabili, a partire dal caso Pistorius, un capolavoro del peggiore buonismo. Ci sono in verità anche storie meravigliose come quella di Alex Zanardi, una persona eccezionale non tanto per quello che ha fatto, ma per quello che gli sentite dire quando lo intervistano; si tratta di persone che raggiungono un rapporto sereno con la propria disabilità e riescono ad integrarla a livello sportivo, ma in una attività sportiva insieme ai normodotati.

Così non è, purtroppo, per le Paralimpiadi e per eventi consimili, dove pare che si piazzino persone disabili a fare alla bell’e meglio uno sport qualsiasi, tanto per dargli un contentino; io non riesco a non vederle come una forma di pietismo che serve essenzialmente ai normodotati per sentirsi più buoni. Poi, se per i disabili che vi partecipano rappresentano un momento di svago e di gioia, allora è giusto farle; però allora eviterei di trasformarle in una brutta imitazione delle Olimpiadi, ed eliminerei decisamente l’aspetto mediatico e professionalmente competitivo.

Scrivo tutto questo perché ieri sera al TGR Piemonte, al termine di un servizio su un meeting internazionale di nuoto tenutosi nella ridente cittadina di Mondovì, il giornalista ha aggiunto: “E da domani, si terranno nella stessa piscina i campionati paralimpici di nuoto.” Io mi sono fermato un attimo a pensare, e mi son chiesto come possa funzionare una gara di nuoto per paraplegici. L’ipotesi che ho fatto è troppo scorretta per scriverla; al massimo ve la dico in chat. Se però qualcuno ha delle idee, può comunque esporle nei commenti.

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sabato 19 Aprile 2008, 20:14

La magia dei numeri

So che alcuni di voi lo stavano aspettando, e quindi eccolo qui: il post dell’anniversario. Che in realtà è un doppio anniversario, prima perché esattamente due anni fa – pochi giorni dopo aver chiuso Toblòg, il precedente blog che risaliva al 2003 – nasceva questo blog, e poi perché questo è il post numero mille, anche se in realtà, visto il modo in cui WordPress numera gli articoli, effettivamente i post di questi due anni sono soltanto 915.

Questo è il primo blog in cui mi sia dato l’obiettivo di postare almeno una volta al giorno; non è un obiettivo semplice, perché io tendo a scrivere articoli complessi ed è raro che ci metta meno di mezz’ora a scriverli, anzi più facilmente, tra idea, raccolta e verifica delle fonti, stesura e revisione, ci vuole un’ora, talvolta due. Alle volte i post vengono un po’ forzati, ma in generale lo faccio volentieri e mi piace; del resto non ho obblighi e nessuno mi paga per scrivere, nemmeno indirettamente tramite pubblicità o visibilità.

Non sempre i post sono belli, o almeno, non sempre mi soddisfano; d’altra parte i post che più mi piacciono raramente sono quelli che piacciono ai lettori o che suscitano la loro reazione (peraltro le due cose non sempre sono correlate, anzi mi piacerebbe mettere un pulsantino per permettervi di diggare ed uppare i post che trovate più interessanti senza necessariamente doverli commentare). A me soddisfano di più i post contemplativi o metafisici, anche se mi ritrovo troppo spesso a pubblicare dei rant politico-sociali, e ripensandoci non è bello.

Un blog è un compagno di viaggio. Questo è nato in fretta e furia in un momento di cambiamenti (aprile, si sa, è periodo di ormoni agitati), per cui tre giorni dopo aver deciso di non avere più un blog, sentii l’esigenza di avere un blog. Il titolo – che onestamente non mi soddisfa affatto, non si capisce e non cattura l’attenzione – venne fuori per caso, così come lo stile grafico alberato, che invece continua a piacermi; del resto, ogni vero viaggio si snoda per una foresta oscura.

Di lì in poi, sui vostri schermi è passato un po’ di tutto; serietà, ironia, sarcasmo, saccenza, rabbia, meditazioni, consigli tecnici, musica, viaggi, aneddoti e racconti di vita. In effetti, più che un blog è un vagabondaggio, e anche lo stile e gli argomenti seguono la mia vita, che in questi due anni è cambiata parecchio (e qui cade bene, per chi non le ha mai viste, il link alla galleria di foto che mi ritraggono e a quella di foto che non mi ritraggono). Infatti, nei primi mesi mi capitava spesso di scrivere mezzi post e poi lasciarli lì, mentre ultimamente sono inappuntabilmente efficiente, persino troppo, tanto da farmi venire il dubbio che si sia un po’ perso il canale diretto tra l’animo e la tastiera.

Ad ogni modo, l’aspetto più gratificante di avere un blog è il confronto continuo con i pareri dei lettori, sia quelli che conosci direttamente che quelli che si sono aggiunti man mano; questo blog ha una media di quasi quattromila pageview al giorno, anche se, stando alle statistiche, più del 40% sono motori di ricerca e altri spider. Restano comunque un paio di migliaia di pagine viste ogni giorno da esseri umani; non ho idea di quante ne facciano i blog da top 100 o quelli da top 10 – e poi, ora che ci siamo liberati della classifica di Blogbabel, per fortuna non esistono più i blog da top 10, siamo tutti puzzoni uguale – ma per me restano tantissime, anzi faccio fatica a pensare che non sia Awstat che si sbaglia…

All’alba del terz’anno di vita, che cosa ci attende dunque? Non lo so; ultimamente ho realizzato di avere ancora da completare parecchio del programma degli anni ’80… non basta mica soltanto girare in tondo attorno a un buco nel terreno; c’è anche cantare una nuova canzone non si sa tra quanto, pensare d’aver pensato d’averti visto provare, viaggiare per il mondo e per i sette mari, benedire le piogge laggiù in Africa, capire una buona volta dove andiamo adesso, rimanere dentro un muto pozzo di tristezza, e infine morire (se devi morire) con gli stivali addosso. Ah, e capire perché, se aveva tutta ‘sta voglia di qualcuno che la toccasse e la facesse sentire se stessa, non aveva pubblicato il numero di telefono, ma solo uno strip poker per Commodore 64.

Insomma, sia io che voi, nella vita, non solo possiamo ancora combinarne di tutti i colori, ma abbiamo una lunga lista di sogni d’infanzia da appagare: basta volerlo. E’ con questo spirito che vi lascio, e mi preparo alla stupefacente vittoria del Toro con l’Inter… Vabbe’, ok, a tutto c’è un limite. Ma sarà lo stesso un altro anno interessante.

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sabato 19 Aprile 2008, 08:48

Iva

Mi è capitato, nella settimana prima delle elezioni, di fare un lavoretto per la sezione locale di un partito; l’ex regista della compagnia teatrale parrocchiale in cui suonavo anni fa lavora lì, e aveva bisogno di qualcuno che gli montasse velocemente un piccolo servizio Web. L’importo della commessa, prezzo da amico, è stato di ben trecento euro lordi, più IVA.

Così, martedì mattina, mando la fattura; ricevo una risposta che mi dice che la fattura è sbagliata, perché ho applicato l’IVA al 20%. Chiedo lumi, e mi viene spiegato che “ai sensi del DPR 633/72, tabella A, parte seconda, n. 18 e successive modifiche, art. 18 L. 515/93”, su tutte le spese relative alla campagna elettorale i partiti (ma anche i singoli candidati) pagano l’IVA ridotta al 4%. Non so se ci siano dei limiti, ma ho il sospetto che pure i PC e i tavoli, se da usare durante eventi della campagna elettorale, possano essere acquistati risparmiando l’80% dell’IVA.

Pur mantenendo la mia indipendenza, non sputo nel piatto che mi ha pagato (una volta tolte le tasse) un paio di cene, e quindi alzo un sopracciglio ma non mi lamento; del resto, se le proprietà della Chiesa in Italia non pagano l’ICI, cosa c’è di male nel fatto che i partiti non paghino l’IVA? Solo, spero che questa non sia l’unica riduzione di tasse che il mondo politico riuscirà a partorire…

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