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venerdì 18 Luglio 2008, 07:11

Dormire dentro

Ieri sono andato a Roma in giornata; come spesso accade, per ottenere la migliore combinazione di orari e prezzi, ho fatto l’andata in aereo – uscita di casa ore 6:20, volo Blu-Express a 70 euro, arrivo in centro a Roma alle 10:50 – e il ritorno in treno – partenza da Termini ore 15:05, Eurostar a 60 euro, arrivo previsto a casa alle 21:10, arrivo effettivo alle 21:45 (grazie Trenitalia, e grazie anche per i dieci minuti di attesa nel tossico tunnel in discesa che porta alla stazione di Milano Porta Mai Pulita Da Quando Ci Pass√≤ Garibaldi).

Ho passato praticamente tutto il viaggio di ritorno a guardare il paesaggio dal finestrino, in parte lavorando al computer o ascoltando musica, ma senza mai perdere di vista l’esterno; √® uno dei motivi per cui adoro il treno. Ho potuto cos√¨ ancora una volta constatare come l’Italia sia davvero bellissima, tutta, dall’inizio alla fine. A patto naturalmente di addormentarsi per mezz’oretta mentre si attraversa Milano: ma quanto staranno bestemmiando gli abitanti della casa verdina a cui stanno costruendo a mezzo metro dal balcone un mega-cavalcavia ferroviario per l’ormai inutilissimo collegamento diretto Centrale-Malpensa?

Comunque, il resto √® meraviglioso: si comincia con un pomeriggio dorato sui prati e sui campi della direttissima per Firenze, che si snodano tra le colline fino a giungere alla zona di piccoli calanchi che segna l’ingresso nella valle dell’Arno. Poi si vede Firenze, e di l√¨ le montagne in cui la ferrovia si inserisce senza tanti complimenti, con tutta la supponenza dell’epoca fascista, fino al tragico tunnel sotto l’Appennino (cento morti sul lavoro tra incidenti e silicosi, ma un’opera che per l’epoca era fantascientifica). Poi c’√® la pianura padana, un susseguirsi di campi che profumano d’estate e di aria immobile, fino a un fantastico tramonto dal ponte sul Po. Poi, dopo la mezz’oretta di dormita, ci si sveglia in mezzo ai boschi della riva del Ticino e di l√¨ alle risaie, e infine alla corona delle Alpi.

Ebbene, con tutto questo pop√≤ di meraviglia, io ero l’unico di tutto il vagone che guardava fuori. Il signore davanti a me leggeva un romanzo giallo di Franco Cardini (per la serie “anche gli insigni storici vanno in cerca di celebrit√†”). I due al mio lato leggevano Il Sole 24 Ore e Inmoto (s√¨, esiste una roba che si chiama cos√¨, e non ha lo spazio in mezzo al nome). La signora dall’altra parte ha telefoninato per tre quarti del tempo, e nel resto si √® guardata le unghie; il ragazzo di fronte ha passato tutto il tempo a giocare col cellulare.

Non sono ben sicuro di cosa sia andato perso; se la capacit√† di meravigliarsi, il senso del bello, la comunione con la natura, oppure la voglia di vivere e di conseguenza la possibilit√† di accorgersi della vita che scorre fuori dal treno. C’√® per√≤ qualcosa di molto sbagliato in tutto questo.

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7 commenti a “Dormire dentro”

  1. D# AKA BlindWolf:

    Se invece vuoi passare delle ore di noia mortale prova a percorrere in macchina le autostrade del sud della Germania (Baden e Baviera): centinaia di chilometri di boscaglia senza il minimo accenno di paesaggio (a parte qualche sporadico viadotto tra colline).

  2. simonecaldana:

    Magari hanno gia’ visto il paesaggio decine di volte…

  3. vb:

    Ma il paesaggio cambia continuamente, non √® che dopo che l’hai visto una volta √® sempre uguale…

  4. cri:

    Che bel post! Come direbbe Anacleto della spada nella roccia sono pienamente d’accordo.
    Che spreco, quante cose si perde la gente: di fronte alla bellezza l’unica cosa da fare sarebbe fermarsi ed aspettare che ci pervada/elevi/stordisca/trascini in un’altra dimensione.
    Quando vedo al museo la gente fare le corse, mi chiedo cosa mai ci sono venuti a fare (nella vita ci son fatti che ci fanno uscire pazzi…)

  5. Icekent:

    vivere con lentezza, ma ormai non si pu√≤ pi√Ļ.

  6. Tizio:

    Che cosa √® la bellezza? Dire che salver√† il mondo √® pura retorica se quando ce l’abbiamo vicino non ce ne accorgiamo e dobbiamo andare nei musei per vederla.

    E’ che siamo diventati ciechi perch√® non ci accorgiamo pi√Ļ della poesia di ci√≤ che ci circonda, di un fiore o di un filo d’erba, di un riflesso o dello stormire delle foglie. Noi ci piazziamo sopra capannoni, magari abusivi, una fila di tralicci o di villette a schiera e dell’armonia non ce ne frega niente, non porta allo sballo.

  7. Daniele:

    Grazie di questo bel post.

    Oggi, tornato a casa, spolverer√≤ il tappeto sull’uscio: c’√® disegnata una grande lumaca, e una grossa scritta di fianco ricorda un imperativo troppo spesso ignorato: LIVE SLOWLY.

 
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