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lunedì 18 Agosto 2008, 18:09

Consigli per le sagre (2)

Per quest’anno ormai è finita, ma sabato sera abbiamo provato per voi una ulteriore sagra: per la precisione, la Sagra del Cinghiale di Pontey (AO), anche se sarebbe più corretto definirla la Sagra della Coda di Pontey (AO). Infatti, siamo giunti sul posto alle 19:20 – prendendocela anche un po’ comoda, temendo di arrivare troppo presto – e ci siamo trovati in mezzo a un ingorgo da festa di San Giovanni a Torino, con grumi di auto che si inerpicavano su per una stradina per parcheggiare accanto al campo sportivo, dove si tiene la fiera, e poi sopra e su per i monti in ogni tornante e angolo disponibile.

Così, dopo aver parcheggiato, alle 19:35 ci siamo messi in coda; una coda che attraversava tutto il tendone della sagra, poi usciva da un angolo e lo costeggiava per un ulteriore lato, e poi si sfrangiava nel mezzo del campo di calcio. I più esperti si erano dotati di generi di conforto, ma noi non eravamo preparati e siamo così rimasti in piedi praticamente per un’ora e mezza, sbucando davanti al punto di distribuzione del cibo alle 21:00 precise.

Gli è infatti che qui sono valligiani; invece di adottare, come in qualsiasi altra sagra, una coda per la cassa e poi una coda per la distribuzione del cibo – o ancora meglio un servizio al tavolo come a Cortanze -, questi hanno pensato bene di fare un’unica fila modello self service, in cui si prendono i piatti man mano che si scorre e si paga alla fine. Il problema è che i piatti sono cucinati al momento, per cui, su sette o otto pietanze, ce n’è sempre una che è in cottura: a quel punto, invece di far scorrere quelli che non la vogliono, al primo avventore che la richiede tutta la coda si ferma completamente per tre o quattro minuti, in attesa che arrivi la pietanza mancante. Insomma, solo a servire la coda ci sono una decina di volontari del posto, ma per la maggior parte del tempo otto o nove di loro sono lì con le mani in mano a guardare l’unico che deve servire il suo piatto. Aggiungeteci che non sono molto pratici (vabbe’, è una sagra) né molto oculati nelle scelte – mitica la “grigliatina”, piatto che costringe chi lo serve a prendere sei o sette pezzettini di carne inseguendoli uno per uno per il tegame e mettendoci mezzo minuto – e il risultato è un vero disastro.

La coda ha però avuto almeno il vantaggio di farci ammirare due tipi da leggenda: lui, cinquantacinquenne vestito da vela (in piena montagna?) e tutto sportivo; lei, squinzia quarantacinquenne un po’ passatella, tipo “so’ donna dell’omo vero”. Si sono infilati bellamente poco davanti a noi approfittando di una distrazione, poi hanno passato un’ora e mezza in coda affiancati senza dirsi una parola, nemmeno ciao: un grande rapporto! Alla fine dubitavamo persino che stessero insieme, e invece no, perché verso la fine hanno conversato per trenta secondi, argomento “cosa prendiamo”. E poi sono riusciti a prendere l’antipasto (l’unica cosa quasi priva di cinghiale) e la grigliata, schivando le cose più buone. Mah.

Bene, direte voi, dopo tutta questa coda – che mi ha permesso di pianificare abbondantemente le critiche da fare sul blog e le lettere di lamentela da inviare all’edizione locale della Stampa – il giudizio non potrà che essere negativo? E invece no: perché il cibo era davvero ottimo, con punte di eccellenza. Per qualcosa meno di venti euro a testa abbiamo preso un primo, un secondo e un dolce, più vino o acqua; le porzioni erano abbondanti e soprattutto buone. Sia i ravioli al cinghiale che la pasta al forno al ragù di cinghiale erano ottimi, ma la cosa davvero eccezionale era il cinghiale al civet con polenta, con la carne tenerissima e il sugo speziato al punto giusto. La grigliatina di cinghiale, in confronto, era soltanto passabile, consistendo di due bistecchine con l’osso e tre-quattro salsiccette, buone ma non indimenticabili. Infine, il dolce: la torta di pere e cioccolato era buonissima, ma la crema di Cogne – una crema pasticcera con dentro pepite di cioccolato fondente, da mangiare con un torcetto che era burro croccante – era davvero speciale.

Appuntamento quindi al Ferragosto dell’anno prossimo, rigorosamente non oltre le 18:45, che così magari in un’oretta ce la facciamo.

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11 commenti a “Consigli per le sagre (2)”

  1. Mir:

    Ahahah! Bello questo promozionale: “abbiamo provato per voi…”, che sembra una delle recensioni di una nuova scheda video su “Tom’s hardware” (per chi nerd e’, e nerd lo fa).
    Dopodiche’ la descrizione dei valligiani mi fa tenerezza conoscendoli io abbastanza bene perche’ abito solo a una ventina di chilometri fuori dalla Vallee.
    Si’, loro sono alle volte un po’ storditi, un po’ “baccan” come si dice in valdostano, che poi vuol dire essenzialmente un po’ bovari. La descrizione delle coppie calza a pennello. Molti si parlano poco, pochissimo, e ti chiedi come..
    Bisogna considerare che la Valle e’ una delle regioni a piu’ alto tasso di divorzio in Italia, le storie di corna sono all’ordine del giorno (e alle volte persino divertenti, che sembrano quasi quelle di De Andre’ in Bocca di Rosa, con gli amanti beccati in flagrante sul lavoro, o nel retrobottega del negozio di famiglia).
    Nei lunghi inverni tetri qualcosa per riscaldarsi l’animo bisognera’ pur fare, e se il marito o la moglie non ti parlano..
    Dopodiche’, tolto il ruspante, loro’ li lavoran sodo e le sagre secondo me son tutte di buon livello, e ho anche imparato ad amare queste approssimazioni gestionali cosi’ poco cittadine e cosi’ molto anni ’70, che fanno della Valle un microclima diverso dal resto d’Italia, un posto dove il tempo pare abbia rallentato.
    Si mangia bene e si beve abbondante, e infatti la valle abbonda guarda caso anche di alcolizzati.
    Segnalo, dal 28 al 31/8 la Festa del Lardo di Arnad.

  2. simonecaldana:

    Dissento sul fatto che efficenza = stress e inefficienza = rilassatezza dei tempi andati. La mia esperienza coi tempi andati e’ fatto di persone che quando fanno una cosa ci si concentrano, al contrario della media odierna che e’ fatta di persone che quando fanno una cosa pensano a cosa faranno dopo averla finita. Quando ti concentri su una cosa vedi subito come farla al meglio e farla al meglio significa avere piu’ piacere nel farla, invece che rimanere a guardarsi nelle palle degli occhi mentre c’e’ un sacco di gente che teoricamente e’ li’ per apprezzare la tua comunita’ e i suoi prodotti.
    Rimarco inoltre che aspettare in piedi per 1,5 ore in un ristorante sarebbe percepito come totalmente inaccettabile, indipendemente dalla qualita’ del cibo e dal costo. Pero’ e’ poco cittadino, quindi figo. Gia’.

  3. Fabrizio:

    Sì forse sì

  4. elena:

    Al ristorante si risolve con le prenotazioni, nelle sagre di paese ciò non è possibile, perchè ciò escluderebbe dall’inizio quella gran folla che invece si intende richiamare.
    Inoltre, il ristorante è gestito secondo criteri imprenditoriali di professionalità, invece a gestire la sagra di paese sono i volontari (si badi bene, volontari, gente che nella vita fa tutt’altro) che così intendono reperire i finanziamenti per l’attività annuale della locale pro loco.
    comunque penso che la coda sia stata ben visibile agli avventori e che quindi nel momento che tutte quelle persone han deciso di mettersi in coda ne abbiano accettato tutte le conseguenze, come quella di attendere un’ora e mezzo, chi non ne avesse avuto voglia, beh, vada al ristorante!
    Del resto, quando si è in vacanza, senza impegni lavorativi impellenti, ciascuno può impiegare il proprio tempo come crede

  5. simonecaldana:

    Andare in vacanza ti fa male, abbocchi facile :-D

  6. simonecaldana:

    Ue’, qui si usano sporchi trucchi, il commento di cui sopra era firmato vb prima :)

  7. il sostituto dell'indagatore dell'incubo:

    Appena torna il vero indagatore vedremo di capirci qualche cosa.

  8. cri:

    Festa del buon mangiare, Casanova Lerrone (SV), da venerdì 22 a domenica 24 agosto – Chi vuole intendere in tenda, gli altri in roulotte

  9. Mir:

    No per piacere, non cadiamo nello stereotipo “poco cittadino quindi figo”, senno’ mi ci sarei trasferito, in Val d’Aosta.
    E’ che ogni tanto mi piace trastullarmi con queste “lentezze” quando certo non diventino esasperanti, e come dice simonecaldana l’importante e’ “averci testa” mentre si lavora per lavorare meglio tutti. Questo pero’, dal punto di vista di chi deve lavorare.
    Io invece, che per ora sono in vacanza e vedo il tutto dal lato del cliente, a fare un po’ di coda (ho detto un PO’, che quantificherei al max in 20min/40min) per apprezzare un ottimo pasto a prezzi tutto sommato modici mi ci trovo anche bene. Magari nell’attesa trovo l’occasione per chiacchierare con qualcuno.. E’ questo che mi fa ripensare ai cari vecchi anni ’70, quando tutta la famiglia andava a mangiare la pizza e faceva la coda in silenzio (o quasi, bambini permettendo) e con l’acquolina in bocca, poi che goduria quando si mangiava.
    Tutto questo per dire che secondo me l’efficienza ad ogni costo dovrebbe mentalmente restare confinata al luogo di lavoro, e che quando siamo fuori dovremmo riappropriarci del piacere di ritmi piu’ rilassati, ma mi rendo conto che e’ difficile staccare veramente la spina, coi pochi pochissimi giorni di relax a disposizione.
    Poi pero’ vedo persone che non si lamentano solo in situazioni in cui e’ ragionevole lamentarsi (vedi le due ore di coda), ma per un nonnulla.
    E allora penso che quelli li’ sicuramente devono lavorare in un ufficio dove non si fa un cazzo.
    Ma poi mi rammarico e mi dico “stai sempre a pensar male..”

  10. Fabrizio:

    Cri: indica almeno un buon motivo per venire alla sagra, dai! Un piatto caratteristico, una grappa al miele, un dolce ai funghi? ;-)

  11. cri:

    x Fabrizio: Ravioli, cima, coniglio, vino pigato, orchestre – n.b. che Luca Frencia sta a Sandy Marton come Tony d’Aloia sta a Bono :-)

 
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