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Archivio per il mese di Maggio 2009


mercoledì 20 Maggio 2009, 14:38

Addio Fido

All’ora di pranzo ho acceso il televisore per vedere un po’ di telegiornale, e mi sono reso conto che i canali Rai non si vedevano più. Allora mi sono ricordato che oggi è il giorno in cui nel Piemonte occidentale spariscono RaiDue e Rete4 dall’analogico; il mio televisore è già digitale, ma probabilmente nel contempo hanno redistribuito le frequenze dei canali digitali, e così ho dovuto rifare la preselezione automatica dei canali.

Alla fine, sono ritornati i canali Rai, ma mi sono reso conto di un’altra cosa: la preselezione automatica mi ha riempito le prime posizioni con tutti i vari canali Rai, relegando quelli Mediaset molto più avanti. Sto per mettere mano al menu e riportare Rete4 sul 4, e proprio allora ho una illuminazione: ma che bisogno ho io di Emilio Fido? Già la televisione generalista è tutta inguardabile, ma Rete4 poi…

Del resto, sappiamo tutti benissimo il perché di questa forzata transizione al digitale terrestre (oltre al noto fenomeno per cui negli scorsi anni Berlusconi Silvio introduceva incentivi pubblici per comprare decoder digitali e Berlusconi Paolo li importava dalla Cina e li vendeva sotto il marchio Amstrad). Ormai da un decennio, Rete4 trasmette indebitamente; le sue frequenze analogiche sono state assegnate per legge a Europa7, che però non le ha mai ottenute, perché in questo paese nessuno può toccare le televisioni di Berlusconi. L’Unione Europea ovviamente ci ha multati, e noi contribuenti dal 2006 paghiamo 130 milioni di euro l’anno per mantenere Emilio Fido sull’etere analogico.

E siccome la situazione, persino per Berlusconi, era chiaramente insostenibile, qual è la soluzione? Passare tutti al digitale terrestre, dove le frequenze sono ottime e abbondanti e dove è possibile promuovere la nascita di milioni di canali che non guarda nessuno, in modo da giustificare la sopravvivenza di Rete4. E così, invece di spegnere Rete4 e accendere Europa7, si spengono sia Rete4 che RaiDue, con tanto di campagna pubblicitaria (sempre pagata con i nostri soldi) fatta in amicizia dalle due reti, che tanto ormai sono sotto lo stesso padrone.

E così, io sul pulsante 4 ci ho lasciato Rai4, il nuovo canale parapubblico di repliche e boiate che esiste solo sul digitale. Sì, alla fine è la stessa roba, la stessa manipolazione: ma almeno mi son tolto la soddisfazione di veder sparire Emilio Fido e il suo canale dal mio zapping dopo venticinque anni. Clic.

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martedì 19 Maggio 2009, 19:26

Scontri al G8 universitario

Alle volte mi vengono delle pessime idee. Per esempio, oggi verso l’una, avendo appena finito un appuntamento, ho pensato: “ehi! perché non passo un attimo dalla mia fumettaia in via Baretti a vedere se è uscito il nuovo Ratman?”.

Ratman era effettivamente uscito, ma io mi sono trovato in mezzo alla fine del mondo: proprio in quel momento, a due isolati da lì, polizia in assetto da guerra e studenti anticapitalisti se le stavano dando di santa ragione. Già lasciare l’auto è stato difficile, visto che già a cinque o sei isolati da lì le strade erano bloccate, prima con tanto di nastro bianco e rosso tirato in mezzo e vigile a presidio, e poi avvicinandosi con dozzine di camionette di polizia e carabinieri, e almeno una trentina di poliziotti truci in assetto anti-sommossa a presidiare l’incrocio.

Io mi sono fidato a lasciare l’auto su via Madama Cristina, deserta subito dopo il passaggio del corteo, e sono andato a dare un’occhiata da molto lontano, anche perché eravamo sopravvento e già a diverse centinaia di metri il mix di peperoncino e lacrimogeno era insopportabile, anche per noi rotti a qualsiasi esperienza di piazza.

Mi limito quindi ad allegare un piccolo collage di foto scattate da me girando attorno al punto degli scontri (corso Marconi tra via Madama e via Ormea) e poi visitandolo subito dopo; senza commento.

g8scontri-90.jpg

Cioè, qualche commento è inevitabile: ad esempio fa sempre impressione vedere (ci sono anche in qualche foto) la dozzina di poliziotti travestiti da manifestanti, vestiti con maglietta jeans zainetto manganello e casco blu (ma questi ultimi dove li tengono?); allo stesso tempo, stando nelle retrovie, li ho visti ritornare belli arrabbiati e pesti, e provo rispetto per qualcuno che, per uno stipendio da operaio o poco più, viene spedito in piazza a prendersi in testa i sanpietrini per motivazioni politiche che stanno chilometri sopra la sua testa. Sicuramente esistono poliziotti esaltati, fascisti, violenti che vanno puniti e cacciati, ma la maggior parte è gente che fa quello perché non aveva altre carriere a disposizione.

Quanto ai manifestanti, credo che una violenza come quella di cui ho visto le tracce non possa in alcun modo essere giustificata; e penso che il movimento studentesco nostrano si sia ancora una volta fatto strumentalizzare da quei gruppi di “violenti in tour” che girano l’Europa per cercare lo scontro, credendo in chissà quale rivoluzione armata. Qualunque fosse il contenuto propositivo di questa manifestazione, in questo modo è perso per sempre; anzi si dà ragione a chi invoca la repressione.

Allo stesso tempo, mi chiedo ancora il perché di questo “G8 universitario” essenzialmente inutile, quando era del tutto chiaro sin dal principio che avrebbe attirato a Torino ogni genere di facinorosi e violenti. Probabilmente i rettori del Politecnico e dell’Università pianificavano di mettersi ben in mostra davanti alle telecamere con questa bella pensata; e forse i danni li dovrebbero pagare anche loro, tanto più per non aver saputo gestire per tempo e per bene l’evidente necessità di un dialogo con gli studenti.

P.S. Un premio Darwin va però a quelli che hanno ignorato i cartelli di divieto di sosta su corso Marconi e vi hanno lasciato l’auto parcheggiata, ritrovandosela tutta bollata e pure con la multa…

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lunedì 18 Maggio 2009, 15:03

Rifiuti e scontri

Il weekend è stato molto interessante: sabato pomeriggio ho assistito a un convegno sulla decrescita in cui ci hanno fatto vedere come dovrebbe essere fatta la casa del futuro. Per esempio, sotto le finestre dovrebbe essere inserita una scatola scambiatrice di calore che faccia continuamente ricambiare l’aria evitando però di far uscire il calore, cioé trasmettendo prima il calore dall’aria che esce a quella che entra (o in senso opposto d’estate); oppure, ai balconi potrebbero essere appesi dei pannelli solari per produrre energia e insieme ombreggiare i balconi stessi. Esistono tutta una serie di accorgimenti immediatamente fattibili per il risparmio energetico… purtroppo però, finché l’edilizia sarà mirata solo alla speculazione in assenza di regole e anzi con la connivenza del mondo politico, non si muoverà molto.

Idem per i rifiuti: ieri sera ho assistito alla conferenza di Paul Connett a Beinasco ed è stata davvero interessante. Connett è uno dei proponenti della strategia rifiuti zero – ossia, arrivare a vivere in una società che non butta via niente. Vi sembra utopistico? Eppure a San Francisco (non un villaggetto) sono già arrivati al 75% di riciclaggio e puntano al 100% per il 2020. La Provincia di Torino non è messa male – siamo attorno al 50%, ma saremmo più avanti se l’estensione della raccolta porta a porta a Torino non si fosse “inspiegabilmente” bloccata causa inceneritore da giustificare; nei quartieri del porta a porta si arriva al 60-65%.

Tuttavia, secondo Connett, fino al 70-75% si può arrivare con la raccolta rifiuti e con un trattamento intelligente; dopo, è questione di progettazione dei prodotti stessi. Insomma, l’obiettivo è arrivare a considerare il rifiuto come un errore di progetto: se non si può riciclare, riusare o compostare (farne concime) allora è sbagliata la progettazione del prodotto.

D’altra parte, da noi ancora vige la logica (logica?) secondo cui si usa energia per tirare fuori materie prime dal pianeta, poi le si lavora, si produce un oggetto, lo si trasporta, lo si vende, poi lo si usa una volta e poi lo si butta via, spendendo energia per interrarlo o bruciarlo, e poi si spende altra energia e si consumano altre risorse per ricominciare tutto da capo. Ma che logica è? Vi sembra non dico sostenibile, ma anche solo razionale?

Chiudo con una nota sugli scontri di stamattina tra universitari (o presunti tali) e polizia contro il “G8 universitario” (perché quando si tratta di spender soldi in celebrazioni e magnate al Cambioimportantissimi incontri internazionali noi a Torino non ci facciamo mancare niente). Non so chi abbia ragione; la violenza come forma di protesta è sbagliata a prescindere, ma non posso sapere chi l’abbia scatenata. So però che ormai, come dice Grillo, l’unico interlocutore politico del cittadino è un poliziotto con un manganello: indipendentemente dalla protesta e dal suo livello di violenza, tutti quelli che hanno qualcosa da dire – studenti, operai, immigrati, agricoltori, tifosi… – vengono accolti così:

IMAGE_192s.jpg

Ditemi voi se ha senso: per quaranta professoroni si militarizza mezza città e comunque, a scanso di equivoci, non si prevede nessun dialogo di nessun genere con la città stessa; al cittadino, comunque la pensi, si dice “spostati e stai lontano o partono le manganellate”. Ormai tra il mondo del potere e la gente comune c’è sempre un muro di poliziotti; e questo non è affatto un bel segnale.

P.S. Per i miei affezionati, stasera dalle 19,30 alle 20 sarò in diretta su Videogruppo.

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sabato 16 Maggio 2009, 13:02

Dietro le quinte

Ieri sera è stata la mia prima esperienza da ospite in una tribuna politica televisiva, ed è stata molto interessante.

Ero già stato in studi televisivi prima d’ora, quindi la sensazione di finzione totale non è una novità; in questo caso, nell’intero studio (piuttosto grande) non c’era traccia di pubblico, a parte una manciata di accompagnatori dei candidati; ma con le inquadrature strette si fanno miracoli.

Così, ancora pochi minuti prima dell’andata in onda lo studio era occupato solo da un capannello di candidati, impegnati a presentarsi l’un l’altro; così ho conosciuto quasi tutti i miei concorrenti. Ieri sera, in buona sostanza, mancava solo Saitta, la cui strategia pare essere quella di rifiutare i confronti diretti con i concorrenti, sapendo che inanellerebbe figure barbine una dietro l’altra.

Comunque, era evidente una certa suddivisione in gruppi, se non altro per motivi anagrafici: io, Brescia e i tre candidati comunisti siamo simili di età e di atteggiamento informale, mentre Vietti e Porchietto, con molta più esperienza di potere, “si danno un tono”. Vietti è arrivato tardi e ha subito sparato che lui è un ex sottosegretario e questo e quello, mentre la Porchietto era l’unica con uno staff, tre o quattro persone che le scodinzolavano dietro portandole le carte e gestendo telefonate. C’erano poi i due rappresentanti di due partiti inconoscibili, uno era una roba tipo “socialisti liberali” (?) e l’altro era di un movimento talmente di centro che la conduttrice ha dovuto interromperlo disperata più volte perché sparava frasi in politichese prive di qualsiasi contenuto.

Indubbiamente – e immagino che la cosa fosse calcolata – il tutto ha fatto fare bella figura alla Porchietto, di cui la conduttrice continuava a sottolineare che è l’unica donna tra i candidati (e si candida col partito delle veline… mah). Casualmente, si aprono le telefonate del pubblico e pronti via, prima domanda: “Signora Porchietto, come mai Saitta rifiuta il confronto con lei?”.

Io credo di aver detto le mie cose e di aver fatto una buona figura, compatibilmente con la mia inesperienza di televisione e con il mio parlare concitato. Certo le domande non aiutavano: la prima, la terza e la quarta erano relative all’abolizione delle province (abbiamo capito eh, siamo favorevolissimi, ma le cose che fa la Provincia le dovrà pur fare qualcuno e sarà anche meglio che le faccia bene e nell’interesse dei cittadini) mentre la seconda era relativa al problema dell’immigrazione (importante, ma con la Provincia c’entra poco o nulla). Finalmente verso la fine si è parlato di rifiuti, e lì ovviamente ho steso tutti: prima che parlassi io erano tutti (partendo dalla Porchietto) a lamentarsi dei “ritardi nella costruzione del termovalorizzatore”, dopodiché io ho spiegato gli altarini della questione in lingua “parla come mangi” (resteranno le immagini di me che grido “rifiuti zero, rifiuti zero!”) e di lì in poi è stato tutto un coro di “come ha detto il candidato dei grillini…”.

L’altro momento in cui ho steso la platea è stato quando ci hanno imposto di caratterizzarci come “sinistra, centro o destra” e io ho risposto “siamo solo disgustati”.

Il momento migliore però me l’ha dato Rabellino, il candidato di No Euro Lista del Grillo (non c’entra con Beppe Grillo), nonché di Democrazia Cristiana (non c’entra con l’UDC), Verdi Verdi (non c’entra con i Verdi), Lega Padana (non c’entra con la Lega), Lista granata per il Filadelfia (non c’entra con nessuno dei movimenti di tifosi per il Filadelfia) e Pensionati: sulla serietà di questa candidatura giudicate voi… Lui è entrato in ritardo e si è presentato esibendo lo spillone con la scritta “lista” (minuscolo) “GRILLO” (gigantesco) “parlante” (microscopico) “no euro” (minuscolo). Al che, quando è toccato a me, dopo aver fatto il mio intervento sui rifiuti ho chiuso chiedendo apertamente a Rabellino di confermare che, come ha detto l’ufficio elettorale, il suo grillo è quello di Pinocchio e non ha nulla a che fare con Beppe.

Proprio allora si va in pubblicità, mi giro, e mi accorgo che in cinque secondi Rabellino ha sostituito lo spillone con scritto “GRILLO” con un altro recante “LEGA PADANA”! Si torna in onda, e lui comincia come se niente fosse un fantastico discorso sull’indipendenza del Canavese, Canavese provincia, Torino ladrona, da perfetto legapadanista… il tutto detto con una serietà e una credibilità da vero professionista del trasformismo che mi hanno portato ad ammirarlo profondamente. Chi è Mastella rispetto a Rabellino? Nessuno: chapeau.

Chiudo con una nota: alla fine mi sono fermato a parlare un attimo con Ciro Argentino, il candidato dei Comunisti Italiani nonché operaio Thyssen-Krupp di quelli veri, quelli che non hanno preso soldi né accettato compromessi e sono lì impegnati nel processo contro l’azienda. Mi ha raccontato con amarezza, fuori telecamere, di come tutti li abbiano abbandonati, per prime le istituzioni e il sindacato, che invece hanno premiato quelli che hanno accettato i compromessi. Lui mi ha fatto un’ottima impressione e la loro vicenda è non solo drammatica ma vergognosa: al di là dell’ideologia, quando persone che lavorano per poche lire al mese rischiano la pelle e vengono discriminate solo per avere alzato la testa c’è sempre da essere solidali nei fatti, e penso che anche quella per la sicurezza e per la giustizia sul lavoro sia una battaglia che porteremo avanti tutti insieme.

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venerdì 15 Maggio 2009, 18:56

Giornalismo (2)

Parlando ancora di giornalismo, oggi mi ha colpito questa notizia: non il fatto che in Spagna i tifosi del Barcellona e dell’Atletico Bilbao – squadre simbolo di regioni da sempre separatiste – abbiano fischiato l’inno nazionale all’inizio della finale della Coppa nazionale, né il fatto che tali fischi siano stati censurati dalla televisione di Stato spagnola, ma il fatto che il giornalista che ha ordinato la censura sia stato immediatamente cacciato.

Da noi, manipolazioni del genere sono all’ordine del giorno; in qualsiasi convegno con un politico le inquadrature sono sempre sapientemente scelte per far sembrare piena la sala, quando non si montano in mezzo alle immagini del palco le immagini di repertorio del numeroso pubblico di eventi completamente diversi. L’ultima moda nel pastone politico – non so se l’avete notato – è quella di fingere che il politico di turno parli davanti a degli intervistatori, anche se in realtà si vede benissimo che lo sfondo è finto e che lo sono anche le mani, caratterizzate da microfoni completamente anonimi tenuti perfettamente fermi da braccia ignote di cui si vedono solo le maniche del vestito: una tristezza orwelliana che fa accapponare la pelle.

E così, da noi succede regolarmente che eventuali contestazioni vengano ridimensionate abbassando il volume degli effetti o azzerandolo del tutto; solo che da noi il giornalista che si comporta in questo modo, invece di essere licenziato, fa velocemente carriera. Quali telegiornali hanno mandato in onda queste immagini? Ma non succede solo con Berlusconi; succede anche a livello più piccolo, nelle regioni, nelle città, con politici di destra e di sinistra; spesso con un coro zelante di adoratori che tacciano chi contesta di “disfattismo” o “populismo”.

P.S. Siccome la fortuna aiuta gli audaci, ieri al sorteggio siamo usciti per primi e così occuperemo sulla scheda la prima posizione in alto a sinistra: almeno non dovrete faticare per trovarci. Inoltre, stasera esordisco in televisione su Primantenna alle 20,50, in un dibattito con una dozzina di altri candidati; sono molto curioso di sentire le posizioni altrui.

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giovedì 14 Maggio 2009, 17:47

Giornalismo

Oggi mi limito a una postilla sul discorso di ieri relativo allo strano concetto di giornalismo che ormai abbiamo in Italia, linkandovi questa lettera che sembrerebbe uno scherzo o parte di una pièce di teatro dell’assurdo, e che invece è verissima: il Giappone ha dovuto inoltrare una protesta ufficiale al direttore de il Giornale, dato che un articolo di tale pubblicazione l’altro giorno esordiva dicendo che “Lambertow fa incetta di consensi tra i musi gialli giapponesi”.

Ci attendiamo naturalmente che il quotidiano milanese risponda con un sobrio messaggio di scuse a base di “ambasciatore ricchione” e “ce l’avete piccolo”.

P.S. No, dico, sono uno dei soli sei candidati riportati come votabili nel sondaggio di Termometro Politico linkato attualmente da La Stampa nella home page della cronaca di Torino. Son soddisfazioni…

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mercoledì 13 Maggio 2009, 16:20

Piccione e comunista

La maggior notizia di oggi è la seguente: il piccione che abita nell’intercapedine del mio balcone ha deposto le uova e ora è lì che le vigila senza tregua. Noi facciamo il tifo per il miracolo della vita e aspettiamo la buona notizia:

DSC02112s.JPG

Nel frattempo, ieri sono andato all’incontro con Travaglio e De Lucia. Marco Travaglio un paio di settimane fa ha ricevuto a Berlino il premio annuale dei giornalisti tedeschi per il collega che a livello mondiale più si è distinto per la difesa della libertà di stampa; certamente l’avete letto sui giornali italiani, quelli che riportano i fatti in maniera indipendente e oggettiva, un po’ come questo articolo di ieri del Giornale che ho trovato per caso cercando un link per la notizia di cui sopra; un articolo in cui il giornalista commenta in maniera imparziale alcune fondamentali notizie di pubblico interesse sulla famiglia Travaglio.

Conosco Franco Travaglio da dieci anni e posso testimoniare che metteva in piedi i suoi musical (con me alle tastiere) ben prima che suo fratello andasse da Luttazzi e diventasse famoso; invece ieri era la prima volta che vedevo Marco, e mi sono limitato a domandargli se i politici che ci hanno portato in questa bagna erano le persone sbagliate, o se è un problema di sistema; e lui ha commentato che il dubbio da me posto sul fatto che Veltroni da giovane fosse intelligente e idealista e poi sia finito così lo ha trovato interessante.

Peccato però che l’intero incontro fosse in realtà un comizio del partito radicale. De Lucia racconta fatti più o meno noti: come il PCI di metà anni ’80 (responsabile politico delle comunicazioni tal Veltroni Walter) abbia barattato i decreti craxiani pro-Berlusconi con il controllo totale su Rai 3, giungendo al punto da far avere a Berlusconi il primo contratto pubblicitario nell’Unione Sovietica della perestrojka (questo manifesto non è affatto un fotomontaggio), e come Il Moderno, giornale di partito della corrente migliorista del PCI guidata dal nostro attuale Presidente della Repubblica Napolitano, fosse pieno di inserti pubblicitari di quindici pagine sulle trasferte del Milan, riempiendo le proprie casse con i soldi di Berlusconi.

Purtroppo, però, parlando De Lucia cade nella sindrome tutta radicale del fatto che loro sono meglio di tutti; che le cose che dice Grillo loro le dicevano già trent’anni fa, che Pannella e la Bonino non passano mai in TV, che loro sono gli unici ad opporsi a questo sistema di dominanza berlusconiana – il che, detto da gente che nel 2001 si presentò alle elezioni insieme a Berlusconi, è quantomeno bizzarro. In più, far smettere un radicale di parlare è impossibile: ma li selezionano geneticamente?

Comunque, mi ha fatto piacere constatare che anche un amico appena tornato da un viaggio di tre settimane all’estero ha provato il mio stesso stupore: ha acceso la BBC, la CNN, Al Jazeera, e ha scoperto che il giornalismo e l’informazione sono cose completamente diverse da quello che crediamo noi in Italia. Berlusconi ci ha rubato le parole; oltre a “comunista” (che poi i comunisti in Italia hanno svenduto la democrazia per un piatto di lenticchie, come dicevamo sopra) anche “giornalista” è un termine dal significato ormai completamente stravolto.

Chiudo con un video: volevate vedere un comizio, no? E comizio sia. Ci sono anche quelli dei miei colleghi, in questa pagina.

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martedì 12 Maggio 2009, 14:18

Brevi

Segnalo velocemente alcuni appuntamenti: oggi alle 18, al Teatro Espace di via Mantova, Travaglio e De Lucia presentano il libro di quest’ultimo sull’inciucio televisivo tra Berlusconi e la sinistra. Domenica pomeriggio organizzeremo probabilmente un incontro con Maurizio Pallante e Paul Connett, per parlare di decrescita e di rifiuti. Infine, lunedì 25 maggio alla sera Beppe Grillo scenderà a Rivoli: un’altra serata da non perdere.

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lunedì 11 Maggio 2009, 19:19

Comunista!

Per chi ancora non l’avesse visto, uno spaccato degli italiani di oggi: un grandissimo Fabio Volo, presosi del “comunista” da un elettore berlusconiano, gli chiede di spiegare cosa vuol dire.

Appurato che “comunista è un insulto, un po’ come interista”, potete proseguire con la discussione su coppie di fatto e matrimoni tra omosessuali:

Forse, a forza di parlarci tra noi su Internet, non abbiamo ancora ben capito i danni culturali che gli ultimi vent’anni hanno fatto all’Italia…

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domenica 10 Maggio 2009, 20:49

Cinque minuti di mafia

Stasera non ho molto da dire, ma dopo avere ascoltato l’altra sera Sonia Alfano raccontare di come la mafia sia ormai nazionale ed europea, di come si infiltri negli appalti delle grandi opere e nelle lobby del cemento, volevo sfruttare l’occasione dell’anniversario dell’uccisione di Peppino Impastato per ricordare alcune vittime di mafia e delle mafie; perché tutti sanno di Falcone e Borsellino, ma ci sono altri di cui nessuno sa (e chissà quanti sono quelli di cui non so io).

E se di Giuseppe Gatì già vi ho parlato, mi viene il dubbio che non conosciate affatto la vicenda di Pino Maniaci di Telejato, aggredito fisicamente e legalmente per le denunce fatte nel suo telegiornale, e condannato per esercizio abusivo della professione di giornalista (che nessuno ci si permetta di fare informazione senza sfoggiare l’imparzialità dei giornalisti professionisti italiani…)

Oppure di quella di Pino Masciari, imprenditore da lungo tempo “adottato” dal meetup di Torino, che dopo aver cominciato a denunciare chi gli chiedeva il pizzo si vide far fallire l’azienda da un giudice più tardi indagato per corruzione, e ha dovuto lasciare la sua terra e vivere altrove senza protezione sperando di non essere ammazzato.

Oppure, tornando indietro nel tempo, la storia di Rita Atria, morta suicida a diciott’anni dopo l’uccisione di Borsellino. Rita aveva otto giorni più di me, e ha avuto solo la sfortuna di nascere in un ambiente diverso.

Ecco, forse ogni tanto, tra una velina e un divorzio, i nostri mezzi di comunicazione dovrebbero avere il tempo di ricordare anche queste persone; una volta ogni tanto, almeno lo può fare un blog.

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