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venerdì 4 Settembre 2009, 20:44

Per molti, ma non per tutti

Nei paesi autoritari, i governi intervengono per far sparire i dissidenti: non solo fisicamente, ma anche dall’immaginario collettivo, impedendo di inneggiare ai loro nomi e di mostrare i loro volti nei cortei e nelle manifestazioni di piazza.

In Italia, invece, è vietato mostrare in pubblico il volto di Gabriele Sandri; o almeno questo è ciò che è successo domenica scorsa a Verona, dove la polizia ha impedito ai tifosi della Lazio di affiggere questo striscione. Mentre uno striscione più piccolo con il volto di Sandri è stato fatto entrare, quello più grosso è stato bloccato in quanto non sarebbe stata richiesta la necessaria autorizzazione via fax entro le ore 18 del settimo giorno antecedente la partita, come previsto dall’apposito regolamento.

Per esporre striscioni oltre una dimensione minima, infatti, è necessario far esaminare con una settimana d’anticipo il loro contenuto alla locale Questura, che deciderà se ammetterli o meno. Esattamente come in Cina le manifestazioni per i diritti civili finiscono con il sequestro dei cartelloni, in Italia gli striscioni con la scritta “Giustizia per Gabriele” sono stati censurati da varie questure, già ben prima della sentenza-farsa del processo, in quanto chiedere giustizia equivarrebbe ad incitare alla violenza.

Ogni esposizione di striscioni non autorizzata viene naturalmente punita con il famoso Daspo, il divieto di entrare allo stadio per un certo numero di anni. Ma ovviamente non finisce qui; sebbene non ci sia alcuna regola che definisce quali magliette siano ammesse allo stadio o come ci si debba disporre sulle gradinate, anche le soluzioni creative portano alla diffida immediata. In realtà, la diffida viene ammannita un po’ per tutto: l’anno scorso da noi sono stati diffidati due ragazzini che si erano sporti dalle barriere verso il campo per prendere al volo le magliette lanciate dai giocatori. Ci sono più telecamere di sorveglianza negli stadi che nel caveau di una banca; alle volte hai paura anche a scaccolarti, temendo che ciò possa comportare la diffida.

In questi mesi, però, il governo ha deciso di alzare lo scontro introducendo la famosa “tessera del tifoso”. Per chi non ha seguito, spiego cos’è: dovrebbe essere una forma di schedatura di tutti i tifosi di calcio d’Italia, riportante i dati personali e la fotografia. Tale tessera diventerà da gennaio obbligatoria per l’acquisto dei biglietti per le trasferte, e dall’anno prossimo anche per quelli casalinghi: in pratica, sarà impossibile acquistare un biglietto per una partita di calcio senza avere la tessera.

Tralasciando il fatto che così si va esattamente nella direzione opposta a quella che si dice di voler perseguire, rendendo sempre più difficile l’accesso allo stadio a famiglie e spettatori saltuari (per non parlare dei turisti) e riservandolo invece ai tifosi più accaniti, vi è nel decreto istitutivo una clausola che ha lasciato tutti a bocca aperta: l’articolo 9 dice sostanzialmente che è vietato il rilascio della tessera o l’emissione di biglietti a persone che in passato siano state diffidate o condannate per reati da stadio.

L’Italia, il paese dove tutti i reati vanno in prescrizione prima che possano essere puniti e dove un ex assassino uscito di prigione riceve (anche giustamente) assistenza e ricollocamento a spese della collettività, decide dunque che se tu a quattordici anni ti sei sporto dalle barriere per afferrare la maglietta di Gasbarroni (no dico Gasbarroni, avessi detto Kakà…) e ti hanno diffidato, non potrai mai più entrare in uno stadio per tutta la vita.

A questo punto ci vorrebbe coerenza: se vieni pescato oltre i limiti di velocità ti ritiriamo la patente per tutta la vita, e se una domenica ti dimentichi di andare a Messa dovrai leggere l’Osservatore Romano per l’eternità. Mi pare giusto, no? Cosa volete che siano i diritti delle persone, o l’articolo 27 della Costituzione (“le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”)?

Domani a Roma si terrà una grande manifestazione di protesta; una più piccola si terrà anche da noi a Torino, martedì alle 16 sotto il municipio. Si chiede il ritiro di questa schedatura di massa, ma più in generale la fine di questo regno del terrore, completamente anticostituzionale, imposto da qualche anno alle tifoserie di calcio; un regno del terrore che moltiplica la rabbia e la violenza anziché calmarle, tanto che nella storia del calcio italiano non c’erano mai stati così tanti morti come negli ultimi due anni.

E la rabbia spicciola si sente ovunque: lunedì sera per Toro-Empoli hanno provato ad applicare controlli ancora più stretti agli spettatori in attesa di entrare, e in più molti dei mitici tornelli non funzionavano. A cinque minuti dall’inizio della partita, fuori dai vari ingressi c’erano ancora migliaia di persone in coda; davanti alla Primavera erano talmente tante da occupare interamente via Filadelfia. Erano persone normalissime, famiglie con bambini, tanti che non vengono regolarmente allo stadio e approfittavano di una serata ancora estiva. Alla fine, davanti alla prospettiva di perdere buona parte del primo tempo dopo aver pagato il biglietto, la gente ha cominciato a spingere ed è scattata la baraonda; fortunatamente i tornelli sono stati aperti, ma si è rischiata la strage da schiacciamento, dovendo tutti infilarsi in poche aperture larghe mezzo metro. Avendo aperto i tornelli, è entrato chiunque, con o senza biglietto, senza alcun controllo. Questo è il geniale sistema con cui le questure italiane portano pace negli stadi.

Ma naturalmente, ci sarà sempre in giro un intelligentone pronto a sostenere che l’essere tifosi di calcio implica automaticamente la perdita dei diritti civili…

P.S. Naturalmente, non crederete mica che la tessera del tifoso sia stata pensata e imposta per via della sicurezza! Chi vide la puntata di Report in cui la Gabanelli indagava sul perché agli anziani avessero mandato la “social card” invece di aumentargli semplicemente la pensione avrà già capito: perché la tessera del tifoso è in realtà una carta di credito revolving che lo Stato impone a milioni di tifosi italiani (anzi, finché non si metteranno d’accordo chi va in trasferta dovrà collezionarle tutte… l’han già scoperto persino i gobbi!). Quella delle serie minori è gestita da Telecom Italia (un nome a caso) mentre le società di serie A e B si possono scegliere la banca che desiderano, tanto son tutte la stessa cosa.

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5 commenti a “Per molti, ma non per tutti”

  1. Mike:

    VB, guarda che nelle intenzioni del presidente del Consiglio, del presidente del Milan e del proprietario di Mediaset, la vera tessera del tifoso deve essere la smartcard Nagravision3 (oppure per quelli più sfigati Irdeto2, ma solo sul digitale terrestre), ed assieme alle partite si possono vedere i fantastici programmi di Mya, Steel e Joi.

    A me sembra che si faccia di tutto per spingere le persone a guardare le partite di calcio in televisione e non ad andare allo stadio, perche` ovviamente per chi ha una pay tv ci guadagna assai di piu` ed i mancati introiti per biglietti almeno per le squadre a righe saranno ampiamente recuperati dai soldi delle pay, per le altre si vedrà.

  2. raccoss:

    Con tutta la stragrande ragione che hai, tuttavia a quanto pare non è una lotta che sembra riguardarci. Nel senso che gli “ultras”, mentre ricorano le botte che si davano coi bresciani, decidono che la tessera del tifoso non penalizza tutti i cittadini come tu dici, ma solo il tifoso ultras.

    Questo incipit lo trovi dove sai tu: “LO STATO ITALIANO STA IMBASTENDO QUELLO CHE POTREBBE ESSERE IL PROVVEDIMENTO DEFINITIVO PER REPRIMERE IL MOVIMENTO ULTRAS E CANCELLARE LA CURVA COME L’ABBIAMO SEMPRE INTESA…”

    Se queste sono le premesse, è un buon modo per dare ragione allo stadio.

  3. mfp:

    raccoss, quelli sono i power user… e’ normale che fanno un discorso tribale… ed e’ una fortuna che ci sono – sono la parte caotica, artistica, coreografica, del calcio – finche’ non pisciano fuori dal vasetto; ie: menano le mani, tirano motorini giu’ dagli spalti, si presentano armati. E comunque, anche li’, i poliziotti fanno un buon lavoro… ogni tanto qualche tifoso che nella mischia le ha maleauguratamente date per caso – frenzy – anche ad un poliziotto, viene tirato dentro i cellulari e fatta passare la voglia a suon di cinghiate che oramai si porta dietro anche oggi quando viene in piscina dove vado io (per lo meno il mio esemplare di scimmia se le porta dietro, dietro dietro, sulle spalle; e non ho idea di come potrebbero avergliele procurate, devi vedere con quale aria umile ne parla oggi della vicenda, vergognandosi, tralasciando i dettagli; nonostante abbia solo 20 anni gli hanno lasciato solo la camminata e il lessico da bulletto, per il resto e’ ammaestrato… non si ribellera’ neanche se gli toglieranno il lavoro); non e’ certo il modus operandi che condivido, solo il massimo del possibile fin quando i decisori che non stanno mai per strada continuano a immaginare soluzioni di fantasia, procedure campate per aria, metodi barbari, prioritizzano lo showbusiness alla sicurezza, etc… ci rimettiamo tutti, ma i poliziotti di piu’, e gli ultras piu’ di tutti. Che ti aspetti che dicano? Vogliono essere liberi; lo stadio gli deve solo chiedere di autoregolarsi e tramandare ai piu’ giovani il senno che hanno acquisito in questi anni di repressione; poi incrociare le dita. Fino a che entrambi le parti non hanno capito, corticalizzato, fatto proprio, incamerato, appuntato su un post-it sul monitor, e appeso in un decalogo sopra la spalliera del letto, avoja a tira’ avanti il teatrino… dovrebbe essere l’ultras piu’ anziano a controllare la scena e tirare due-sberle-due al giovanotto che esagera… due sbuffetti amichevoli prima di lasciare la mano al poliziotto. Certo e’ che se quello anziano non si prende cura della propria comunita’ perche’ pretende di stare a giocare come i ragazzini…

    A me sono rimaste letteralmente sottopelle le parole del padre di Gabriele Sandri all’uscita dell’aula di giustizia… gente che ti da’ coraggio e ottimismo di credere al prossimo; sconosciuti virtuosi. Magari dentro moriva… ma ha trovato il coraggio e la forza di invitare gli ultras a non fare sciocchezze. Cazzo, se ci riesce lui a cui i poliziotti hanno ammazzato un figlio, non vedo perche’ un ultras non potrebbe impegnarsi a tenere coesa e umana la propria tribu’. E quegli slogan, analiticamente primitivi, sono questo.

  4. raccoss:

    Si, ma il discorso tribale, da una parte mi esclude, dall’altra fornisce un assist a chi propone la carta.

    Politicizzare o settorializzare una protesta non porta mai a grandi risultati.

  5. mfp:

    Che ti senta escluso e’ grave… e forse sarebbe bene che te ne senta parte anche tu… guarda, io allo stadio non ci sono MAI andato (solo una volta in Australia; ma li’ non ci sono barriere ferrate a separare gli spalti dai giocatori; puoi portare una sciarpetta per far piacere a tuo cugino senza aver paura di essere trascinato in mischia da scimmie cocainomani senza ragione). Eppure non “mi sento” escluso. Il gioco in qualunque salsa (calcio, politica, confronti tecnici) e’ passione, forte, una botta di adrenalina; li capisco e li supporto. Tu perche’ te ne tiri fuori? Perche’ quelle due righe sono troppo semplici? Se vai a vedere bene quello che loro urlano oggi (come ogni volta che c’e’ stato un caso) e’ cio’ che dice anche VB; lui c’ha solo aggiunto una prospettiva storica, e quel pizzico di ragione necessario a minimizzare i danni. Forse se te ne sentissi parte, tu che al contrario di me vai allo stadio e puoi quindi capire a fondo, potresti aggiungere anche in quei contesti quei due pizzichi di buon senso (storia e ragione) che mancano alle scimmie.

 
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