Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Ven 21 - 20:08
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione
sabato 24 Ottobre 2009, 10:23

Il segretario del PD? Lo decide la ndrangheta

Per completare il bel quadretto di cui parlavamo a livello locale l’altro giorno, non c’è niente di meglio che affiancarne uno nazionale: quello disegnato da Termometro Politico a proposito della distribuzione delle tessere del PDmenoL.

Siccome i dati tecnici possono non essere immediatamente comprensibili, ve li spiego io: quello che loro hanno fatto è di confrontare il numero di tessere del PD esistenti in una data provincia con i voti ottenuti dal PD alle ultime elezioni. Di norma, anche per un (ex) partito popolare come il PD, i tesserati sono più o meno un decimo dei voti; esagerando, possiamo pensare che in province dove il tesseramento è particolarmente efficace si arrivi a un quinto, ossia ad avere cinque voti per ogni tesserato – già un quinto è davvero tanto.

Un quinto vuol dire una percentuale tesserati/voti del 20%; eppure ci sono tutta una serie di province dove tale percentuale sale al 30 o addirittura al 40 per cento. Si può pensare che queste siano province dove, per via di dirigenti locali particolarmente amati o di questioni particolarmente pressanti, c’è stato un afflato collettivo di desiderio per iscriversi al PD; oppure si può pensare che siano province dove ci sono state manovre di tesseramento “a pecora”, di gente che magari nemmeno capisce di essere stata tesserata a un partito e che probabilmente non vota nemmeno il PD, per usare poi i blocchi di tessere per vincere la battaglia congressuale locale a vantaggio di Bersani o di Franceschini.

Ma quali sono queste province? In tutto il Nord la percentuale sta tra il cinque e l’otto per cento: perfettamente normale. In Emilia, Toscana e Umbria siamo decisamente più su, attorno al 10-15 per cento, e ci sono punte clamorose in alcune piccole zone geografiche, come Imola o Piombino; tuttavia sono regioni dove il tesseramento al partito è una tradizione, e sulle zone più piccole anche la statistica ha un valore relativo. Più si va verso sud, più le percentuali salgono, e i casi di province dove ci si avvicina o si supera il 20 per cento diventano la norma, segno di una certa abitudine al tesseramento di massa. Ma c’è una sola regione dove il fenomeno è totale:

In Calabria, tutte le province superano il 20 per cento, e a Vibo Valentia e Crotone si è attorno al 40 per cento: un tesserato ogni due-tre voti al PD.

Per chi votano queste province? In mezzo a tutto il bla bla dell’analisi quantitativa, Termometro Politico offre la seguente spiegazione: il voto congressuale per Franceschini è più o meno indipendente dalla percentuale; il voto per Marino cala nelle province con percentuale alta, dove invece aumenta quello per Bersani.

Quello che vi dico non è un segreto; in maniera più colorita, ne aveva parlato persino Repubblica pochi mesi fa. Del resto, ci sono altri dati strani: per esempio, se la media nazionale di iscritti in ogni sezione del PD è attorno alle cento persone, a Napoli ci sono 624 iscritti per sezione. Ma fa un certo effetto pensare che non sempre, quando si parla di “grande partecipazione dal basso”, ciò è un segnale positivo; e che in una parte consistente del Paese, che influenza pesantemente le decisioni nazionali, i partiti (certo non solo il PD) sono in mano a consorzi d’interesse di dubbia origine.

[tags]politica, pd, primarie, criminalità, mafia, ndrangheta, calabria[/tags]

divider

Un commento a “Il segretario del PD? Lo decide la ndrangheta”

  1. Joanne Maria Pini:

    Che tristezza, ma come uscirne con la gente che non reagisce?

 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2024 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike