Sky
Vittorio vb Bertola
Affacciato sul Web dal 1995

Mer 29 - 19:48
Ciao, essere umano non identificato!
Italiano English Piemonteis
home
home
home
chi sono
chi sono
guida al sito
guida al sito
novità nel sito
novità nel sito
licenza
licenza
contattami
contattami
blog
near a tree [it]
near a tree [it]
vecchi blog
vecchi blog
personale
documenti
documenti
foto
foto
video
video
musica
musica
attività
net governance
net governance
cons. comunale
cons. comunale
software
software
aiuto
howto
howto
guida a internet
guida a internet
usenet e faq
usenet e faq
il resto
il piemontese
il piemontese
conan
conan
mononoke hime
mononoke hime
software antico
software antico
lavoro
consulenze
consulenze
conferenze
conferenze
job placement
job placement
business angel
business angel
siti e software
siti e software
admin
login
login
your vb
your vb
registrazione
registrazione

Archivio per il mese di Dicembre 2008


giovedì 11 Dicembre 2008, 17:10

Servizio clienti

Si sa, i tifosi di calcio – specie quelli che ancora si azzardano a seguire la squadra in trasferta – devono rassegnarsi a subire qualsiasi imposizione, sensata o insensata che sia; compresa quella di andarsi a comprare i biglietti con giorni di anticipo, personalmente, documento alla mano, senza poter usare Internet e senza potersi affidare al tabaccaio di fiducia o ai normali canali di vendita, perché ogni società si mette in piedi i propri canali nei modi più assurdi, assoldando negozi di vario genere non si sa come, oppure affidandosi alla banca cittadina; e comunque, molto spesso vai nei luoghi indicati e non ne sanno nulla.

Però, a vedermi dare un elenco di biglietterie settore ospiti in cui i due punti vendita più vicini a me sono un colorificio e la mia ex palestra di capoeira mi pare di aver toccato proprio il fondo!

[tags]calcio, tifosi, biglietti, toro, bologna, colorifici[/tags]

divider
mercoledì 10 Dicembre 2008, 16:48

Un sabato No Tav

“Vittorio, anche tu No Tav?” mi ha chiesto sabato pomeriggio un mio vecchio collega di Politecnico, piuttosto stupito nell’incontrarmi davanti alla stazione di Susa mentre il corteo contro la Tav si chiudeva lentamente. Già, perché per anni sono stato un convinto sostenitore della grande opera, tanto da criticare pubblicamente le proteste; perché allora sabato sono andato fino a Susa a manifestare?

Prima di arrivare alla questione, vorrei raccontare dell’ottima impressione che mi ha fatto questo corteo: perché dopo aver tanto sentito parlare dei temibili No Tav, una delle ragioni che mi hanno spinto era la curiosità di vederli con i miei occhi. Sono rimasto colpito da alcune cose; non solo l’assoluta tranquillità di questo corteo, che si è limitato a fare un giretto attorno a Susa, bloccando le statali più che altro per assenza di altre strade, ma non disturbando affatto l’esodo del ponte verso le montagne; ma la totale assenza di strumentalizzazione.

C’erano, è vero, un gruppo di bandiere dei Comunisti Italiani e non più di un paio di bandiere rossonere della FAI, la Federazione Anarchica Italiana; per il resto, però, c’erano soltanto centinaia, migliaia di bandiere bianche, generalmente con la scritta NO TAV, qualcuna NO DAL MOLIN, alcune KEIN BBT (sono quelli del Brennero), varie NO TIR, un po’ contro gli inceneritori. Insomma, non era un corteo politico, organizzato da questo o quel movimento; era veramente un insieme di amici che si ritrovavano – persino io ho trovato i conoscenti più disparati, a partire da vari tifosi granata – e l’atmosfera era comunque festosa.

L’altra cosa che ha colpito è la dimensione del corteo. Quando siamo arrivati eravamo un po’ delusi, all’orario stabilito eravamo in pochi, alla partenza ci saranno state sì e no duemila persone, e durante il primo tratto il morale della folla era basso, con il leader Perino che passava a dire “siamo pochi ma buoni”. Alla fine, però, ci siamo fermati e abbiamo pensato di aspettare cinque minuti per vedere la coda: ebbene, continuava ad arrivare gente, e ancora, e ancora, e siamo rimasti stupiti da quanto si fosse ingrossato. Alla fine ci saranno state sicuramente almeno diecimila persone, forse di più, comunque parecchie di più dello sponsorizzatissimo corteo torinese per la Thyssen-Krupp (non che non fosse un corteo più che meritorio, ma l’analisi di come i giornali hanno trattato le cose mostra una evidente disparità: se la protesta è contro i tedeschi siamo tutti operai, ma se si toccano i poteri forti nostrani la cosa finisce in fondo alla pagina).

Allora, torniamo alla TAV: perché opporsi? Molti dei fattori che consideravo nell’analisi di tre anni fa non sono cambiati; e anche sabato, comunque, c’era del qualunquismo che circolava, un po’ di malcelato luddismo, la critica ai globalizzatori cattivi e il rimpianto dei bei tempi che furono, quando si poteva tutti essere operai in fabbrica a patto di lottare contro i malvagi padroni. A un certo punto hanno riesumato persino Piagnoletto!

Però, rispetto a tre anni fa ci sono delle novità: la prima sono le analisi economiche. Ne trovate sia di francesi che di italiane, riprese da lavoce.info ossia il sito di economisti liberisti più prestigioso d’Italia, insomma non una fanzine eco-leninista. Tutte dicono che l’opera non è giustificata né dalle necessità di traffico, né dai ritorni economici; che il traffico passeggeri è minimo e quello merci può essere tranquillamente assorbito dalla linea tradizionale con lavori molto più immediati ed economici. Non stiamo insomma parlando della Milano-Roma, dove il treno AV può sostituire l’aereo: tra Torino e Lione il traffico è molto minore, e i costi di costruzione sono molto maggiori.

Lo stesso punto di vista ambientale è ingannevole: è vero che investire in una ferrovia potrebbe servire a ridurre il numero dei TIR, anche se questo richiederebbe politiche di imposizione attiva, visto che questi spostamenti di modalità non sono mai avvenuti da soli; ma già ora la linea esistente è tutt’altro che satura, insomma non è che i TIR circolino perché non c’è il treno, ma perché non lo si vuole usare.

La seconda grande novità rispetto a tre anni fa, però, è che nel frattempo l’alta velocità ha cominciato ad esistere; e abbiamo potuto osservare alcune cose. Per esempio, il periodico comunista Il Sole 24 Ore riporta che in Italia l’alta velocità costa quattro volte più che altrove; che sia perché “ci mangiano” o perché le opere da fare vengono gonfiate in modo da tirare più cemento e quindi guadagnarci di più – guardate la quantità mostruosa di giganteschi ponti e massicciate realizzate sulla Torino-Novara, magari per stradine di campagna o per svincoli in mezzo al nulla – il risultato è che le aziende coinvolte si arricchiscono, mentre l’ambiente viene devastato e il bilancio statale viene prosciugato. E le aziende – Fiat, Impregilo, la Rocksoil di Lunardi, le cooperative rosse dell’Emilia – rappresentano il gotha del potere confindustrial-veltrusconiano: di destra, di sinistra e di centro, tutti associati per guadagnare dalla grande opera; Montezemolo ha già lanciato NTV, la nuova società ferroviaria che farà utili facendo sfrecciare i propri treni sui binari pagati da noi.

Il risultato, poi, qual è? Per ora, treni da 25 euro sola andata che viaggiano vuoti tra Torino e Milano, mentre i treni normali scoppiano; al punto che, per mantenere vivo il giochino dell’alta velocità, Trenitalia sta continuamente peggiorando i servizi alternativi – sopprimendo gli intercity, rallentando i regionali e così via – in modo da spingere la gente a usare l’AV non perché gli serva o valga il prezzo, ma per mancanza di alternative diverse da un carro bestiame.

L’ultima grande novità è la crisi: è ormai chiaro che siamo davanti a una crisi strutturale, in cui il modello di crescita basato sul costruire infrastrutture sempre più enormi per spostare arance da Palermo a Bruxelles non regge più; e incidentalmente il nostro Stato non ha più una lira. Possibile che in questa situazione non ci sia un modo più utile di spendere 9,4 miliardi di euro? Davanti alla gente in cassa integrazione e ai servizi sociali che chiudono, questo è davvero un investimento che ha senso, di quelli non rimandabili perché comunque necessari?

Per ora, mi pare di no; e in effetti dai governi italiani che spingono per l’opera, a parte deridere chi si oppone come “antistorico”, “ignorante”, “egoista” o “antidemocratico”, non è che in questi anni siano giunte grandi argomentazioni. E’ facile farsi affascinare dalla modernità, pensare che ciò che è nuovo, veloce, luccicante sia ipso facto buono e utile. Forse però questi ultimi mesi ci hanno insegnato che della modernità a tutti i costi è bene diffidare, specie se è gestita per interesse privato. Con un’altra classe dirigente in Italia, questa è una infrastruttura che si potrebbe anche considerare; così, invece, fa soltanto paura.

[tags]susa, tav, no tav, infrastrutture, trasporti, treni, fiat, impregilo, è tutto un magna magna[/tags]

divider
martedì 9 Dicembre 2008, 19:49

Scrivere a sproposito

Ci siamo divertiti per anni con l’engrish come se fosse poi questo segno di grande ignoranza; ma non dubito che quando noi occidentali, come da moda crescente, cominciamo a disegnare ideogrammi, il risultato per gli orientali sia altrettanto ridicolo.

Senza arrivare al caso clamoroso del maggior istituto di ricerca tedesco che decora la copertina della propria rivista ufficiale con la pubblicità di un bordello, basta pensare alle migliaia di truzzi che vanno in giro con tatuati sul corpo caratteri orientali completamente sbagliati…

[tags]lingue, errori divertenti, engrish, tatuaggi[/tags]

divider
lunedì 8 Dicembre 2008, 15:18

Trattorie a Torino

Oggi, che è festa, siamo andati a pranzo in un posto che a Torino è piuttosto conosciuto, ma che è comunque il caso di aggiungere alle recensioni culinarie di questo blog: la Trattoria Ala in via Santa Giulia.

Si tratta di un posto piuttosto piccolo ma sempre frequentatissimo, e giustamente: si mangia veramente bene e anche abbondante, spendendo meno della media. Io ho preso gli agnolotti del plin con toma e nocciole in salsa di noci e la faraona con carciofi, ed entrambe le cose erano ottime; anche i piatti di pesce sono notevoli. Sui primi la scelta non è ampia, ma per i secondi, tra carne e pesce, potrete sbizzarrirvi.

L’unica nota negativa va ai dolci, confezionati Bindi, che potete quindi tranquillamente evitare di prendere a meno che non sappiate ciò a cui state andando incontro; buonini ma certo non al livello della cucina della casa.

Per primo, secondo, contorno e dolce abbiamo speso 22 euro a testa e siamo usciti soddisfatti e più che sazi: non sono molti a Torino i posti dove ciò possa verificarsi, e infatti la prenotazione anticipata è decisamente necessaria.

[tags]cibo, trattorie, torino[/tags]

divider
domenica 7 Dicembre 2008, 12:09

Quest’anno ci divertiamo

Se è un po’ che non scrivo più di Toro non è solo per via dei cicli a cui naturalmente tutte le passioni sono soggette: è che ultimamente è meglio non parlarne. La storia granata, racchiudendo tutte le emozioni della vita, è sfociata in commedia numerose volte; questa domenica potrebbe però segnare un nuovo record di ridicolo.

Riassumiamo per i meno attenti le puntate precedenti della gestione Cairo. Arrivato con una telenovela di piazza nell’agosto 2005, Cairo, senza alcuna esperienza di calcio, si affida per l’annata di serie B a un tecnico minore: Gianni De Biasi, il cui curriculum comprende soprattutto serie B e C, una stagione in A col Modena e due col Brescia. Ricordo che la sera in cui De Biasi fu annunciato ufficialmente una giornalista sportiva mi disse che le voci al riguardo provenienti da queste città non erano molto positive: dicevano di un allenatore bravo soprattutto a intortarsi l’ambiente.

Comunque, sulle ali dell’entusiasmo, con una squadra forte ma messa insieme all’ultimo, il Toro viene promosso e De Biasi viene confermato, salvo poi venire cacciato prima ancora che il campionato inizi: le sconfitte in amichevole con squadroni come Alessandria e Cuneo convincono Cairo ad affidarsi subito ad un tecnico esperto come Zaccheroni. La squadra per la A è debole, ma Zaccheroni ottiene buoni risultati, almeno fino a quando i giocatori non decidono di farlo fuori. Chievo-Toro 3-0, con i giocatori che apertamente passeggiano per il campo, è un messaggio chiaro; meno chiare, ma insistenti, sono le voci secondo cui la rivolta sarebbe stata manovrata dall’esterno dallo stesso De Biasi, facendo leva sui suoi ex giocatori. Con De Biasi i giocatori ricominciano a impegnarsi, ma la situazione non migliora; il Toro si salva solo grazie ad un incredibile, fortunoso successo sul campo della Roma.

Secondo tentativo: come dice Cairo, “quest’anno ci divertiamo”. De Biasi non viene confermato e se ne va, per la seconda volta, lanciando critiche di lesa maestà; la squadra viene affidata a Novellino, un allenatore circa coetaneo di De Biasi ma con una carriera decisamente più prestigiosa. L’organico è migliore rispetto all’anno prima, ma privo di attaccanti di livello, a meno che Ventola e Bjelanovic non siano da considerarsi tali; e in serie A senza punte forti non si combina niente. Novellino, nonostante molti infortunati, infila una serie infinita di pareggi e riesce a mantenere la squadra al di fuori della zona retrocessione, ma anche qui, in primavera, i giocatori gli tagliano le gambe, complice anche il suo carattere non facile. E così, a Genova si ripete la scena dell’anno prima: giocatori che passeggiano svogliati, Genoa-Toro 3-0, esonero e clamoroso terzo ingaggio di De Biasi, che per tornare pretende addirittura due anni e mezzo di contratto a cifre principesche.

A questo punto molti avevano già capito il problema: l’esplosivo mix tra un allenatore scarso ma bravissimo a manovrare lo spogliatoio, e un presidente accentratore, decisionista, incapace di delegare e attorno al quale non cresce nemmeno l’erba. Già, perché il Torino FC, come società, è una burla: lo staff dirigenziale cambia altrettanto velocemente degli allenatori, si risparmia persino sulle magliette, gli investimenti sul vivaio sono ridotti, quelli sulle infrastrutture – tra cui l’agognato centro sportivo granata sul ricostruito stadio Filadelfia – sono totalmente assenti, le biglietterie e le relazioni con i tifosi sono totalmente disorganizzate, e insomma si vive alla giornata.

Nonostante i brontolii, De Biasi – che prende una squadra comunque strasalva, e la porta al termine dell’annata salva di un punto – rilascia dichiarazioni roboanti: “sono tornato per vincere uno scudetto”. In estate, Cairo finalmente investe, compra due punte di primo livello come Bianchi (7 milioni di euro) e Amoruso (3 milioni), e la squadra sembra pronta per il salto di qualità. E invece, sotto la guida del “mago di Sarmede” con complessi da Napoleone – De Biasi ha dichiarato, per esempio, che Mourinho non è un granché perché si è limitato a copiare i suoi metodi – la squadra affonda: otto sconfitte in quattordici partite (tante quante Novellino in ventinove), gioco generalmente latitante, e la sensazione di un totale sbando tecnico, con i giocatori scelti a caso e disposti senza una logica, adottando come schema unico la mitica spizzaiola di Roberto Stellone.

Sebbene Cairo abbia comprato al tecnico i giocatori che voleva, in campo è un totale pastrocchio: in queste giornate De Biasi ha schierato un’ala destra come terzino destro, un terzino destro come ala destra, un terzino sinistro come ala sinistra, un terzino sinistro come centrale, un centrale come terzino sinistro, un interditore come laterale di spinta, una prima punta come ala di rinforzo, sbagliando tutto lo sbagliabile in termini tattici e peggiorando le cose con i cambi, tanto che a un certo punto in curva si è cominciato a ipotizzare che le sostituzioni venissero decise estraendo dei nomi a caso da bigliettini messi in un cappello.

Bene, che fare? La soluzione logica sarebbe stata non richiamare un allenatore provatamente scarso; in subordine, si potrebbe cacciarlo ora e chiamarne uno più capace. C’è però un piccolo problema: un altro allenatore costa (a meno che non sia Novellino, che è ancora a libro paga ma che è un rischio, essendo già stato fatto fuori dai giocatori l’anno scorso). E così, già da un paio di mesi si tira a campare con una squallida pantomima in cui Cairo fa finta di non voler cacciare De Biasi sperando che se ne vada lui, e De Biasi nega anche l’evidenza, attribuendo l’incredibile serie di sconfitte a: arbitri, giocatori, sfortuna, episodi negativi, stanchezza, giornalisti, clima negativo, insomma a qualsiasi cosa tranne che a se stesso.

Fin qui, tutto tristemente normale; ma il peggio comincia un paio di settimane fa. Sembra che l’agognato esonero stia infine per arrivare, e che succede? Il Centro Coordinamento Toro Club, cioè una manciata di persone che gestiscono i rapporti tra i vari gruppi organizzati, rilascia un comunicato in cui a nome di tutti i tifosi si sdraia a difesa di De Biasi, parlando addirittura di “gioco che non vedevamo da anni”, tanto da far venire il dubbio che avessero visto le partite di altre squadre.

Sui forum ci si infuria: non si capisce il perché di questa uscita, né come si possa pretendere di parlare a nome dei tifosi quando l’umore della piazza è evidentemente diverso; alcuni fanno subito due più due e pensano a una qualche manovra orchestrata dallo stesso De Biasi per salvarsi la poltrona. I responsabili del coordinamento sono costretti a una rapida marcia indietro, sostenendo che tutta la prima parte dello scritto è da intendersi sarcastica e quindi con significato opposto a quello letterale.

Arriva un buon pareggio col Milan – per quanto regalato dal Milan stesso e dall’arbitro – e la situazione si calma per un attimo, ma la trasferta di Siena è una vera vergogna: contro una concorrente diretta per la salvezza, la squadra non realizza neanche un tiro nello specchio della porta in tutta la partita. Partono sondaggi bulgari in cui il 96% dei tifosi chiede l’esonero immediato; Cairo, ancora sperando di salvare il portafoglio, nicchia.

E che succede allora? L’attesa contestazione non si materializza; arriva invece un secondo comunicato che attacca Cairo frontalmente, scaricando su di lui tutte le responsabilità, e recita che “non possiamo accettare continui cambi tecnici” e “che gli allenatori vengano abbandonati al loro destino”. Sarebbero parole sensate in una calma discussione estiva, ma in questo contesto diventano semplicemente un attacco a Cairo per salvare De Biasi a tutti i costi; in più, ancora una volta vengono espresse a nome di tutti i tifosi quando invece ne rappresentano solo una parte, probabilmente anche piuttosto piccola.

Si arriva al tutti contro tutti: il coordinamento viene sconfessato, alcuni dei suoi membri pensano alle dimissioni, e da Internet – che questi giochini di potere li sconfessa subito – emergono controcomunicati e una richiesta univoca: cacciare l’allenatore e poi, con calma, discutere degli errori del presidente. Dal coordinamento sono costretti all’ennesima rettifica, sprofondando ancora di più nel ridicolo. Ma non è nemmeno questo il peggio.

La cosa più ridicola, infatti, è leggere della prevista autogestione: De Biasi non si è fatto vedere, ha cancellato le interviste, non si sa dove sia. Il sito di Rosina – già in passato responsabile di uscite inopportune – pubblica addirittura la notizia che in panchina oggi ci sarà il secondo, il baffuto Charalambopulous, in quanto De Biasi si sarebbe “autosospeso”. Di fatto, la squadra è nel caos e secondo Tuttosport la formazione la farà Cairo coi giocatori stessi, anzi Cairo potendo sarebbe addirittura andato in panchina lui. Siamo, insomma, al Borgorosso Football Club di Alberto Sordi, ed è di poca consolazione il fatto di averlo anticipato già quasi due anni fa.

Cosa succederà oggi allo stadio, contro la Fiorentina? Probabilmente una disfatta, ma non è detto; il calcio riserva sorprese proprio in questi momenti. Ad ogni modo, sperabilmente domani arriverà un nuovo allenatore; e poi si potrà discutere su tutto il resto, compresi gli errori di Cairo. Resta però il dubbio di come una persona come Cairo, evidentemente capace a gestire aziende, possa essere ancora qui dopo quattro anni a circondarsi di uomini sbagliati; continuo però a pensare che difficilmente ci possano essere alternative migliori di lui per il Toro in questo momento, e spero che, semplicemente, inizi a fare tesoro dell’esperienza. Per voialtri che non seguite il calcio, invece, spero che questa storia sia stata interessante: perché il mondo del calcio è più complesso di quello che sembra, e riflette tutte le bellezze e le miserie degli uomini.

[tags]sport, calcio, toro, de biasi, cairo, serie a, borgorosso[/tags]

divider
venerdì 5 Dicembre 2008, 18:40

Nuovi musei

Stamattina, approfittando di un paio d’ore libere, abbiamo provato per voi il nuovo Museo d’Arte Orientale di Torino, inaugurato proprio oggi, con ingresso gratuito fino a lunedì compreso. Abbiamo pensato che nel ponte ci sarebbe stata folla, per cui abbiamo preferito il primo giorno: c’era un po’ di gente ma il museo era decisamente vivibile.

La sede è in via San Domenico 11, ma, in pieno understatement torinese, è impossibile trovarla: praticamente tutti si lamentavano del fatto che fuori del seicentesco palazzo Mazzonis che ospita il museo non ci sia nemmeno una targa. Comunque, per darvi riferimenti da torinese, è praticamente davanti al Kilometro Cinco.

Il museo è dedicato alle collezioni di arte orientale della Città, della Regione Piemonte e della Compagnia di San Paolo, suddivise in cinque sezioni: India, Cina, Giappone, Himalaya e mondo arabo (Himalaya è un modo elegante per non scrivere Tibet, il che avrebbe fatto protestare l’ambasciata cinese: scommetto che il testo murale che introduce la sezione, nonostante ci sia tuttora scritto “Inghilterrra” con tre “r”, è stato rivisto da almeno tre diversi corpi diplomatici).

L’allestimento è ovviamente moderno, colorato, bilingue italiano-inglese, con tanto di audioguide; e questo è positivo. In compenso, il palazzo seicentesco è labirintico, e almeno in tre o quattro punti non sei sicuro di quale sia la direzione da prendere per non perdersi un pezzo della visita; ci vorrebbero delle belle freccione “prima di qua poi di là”.

La collezione, beh, è quel che è: secondo me la parte migliore è quella giapponese, piccola ma piena di opere bellissime, tra cui una magnifica, gigantesca statua di legno di un Kongo Rikishi, e delle stampe meravigliose. Interessante anche la parte cinese, che risale addirittura al Neolitico, ma che però ha il difetto di terminare con il “medioevo cinese”, e di mancare completamente di tutta quella parte che noi più comunemente associamo alla Cina, a partire dai vasi Ming. Il resto, secondo me è paccottiglia: naturalmente non sono qualificato ad esprimere giudizi artistici, ma le statue dei Buddha indiani e tibetani sono troppe e troppo poco inconsuete per interessare, e la parte araba, nonostante alcuni interessanti reperti calligrafici, è relegata in soffitta non a caso: c’è perché non si poteva non metterne una, ma andate a fare un weekend a Istanbul e fate prima.

Comunque, fin che è gratis – o se proprio non avete mai messo naso a est del casello di Villanova – può valer la pena, ma secondo me i 7,50 euro del biglietto sono eccessivi, almeno per il momento. E’ però comunque meritorio che ci sia un nuovo museo a Torino, e spero che col tempo la collezione possa espandersi.

[tags]mao, arte orientale, india, cina, giappone, islam, musei, arte, torino[/tags]

divider
giovedì 4 Dicembre 2008, 19:42

E’ finito il sapone

Dall’esterno, non è facile capire come vada veramente interpretata la vicenda De Magistris: certo, conoscendo l’Italia, è difficile non pensare a un giudice coraggioso che indaga su gravi episodi che coinvolgono l’allora ministro della Giustizia Mastella (e l’attuale vicepresidente del CSM Mancino), e che viene prima privato dell’indagine dai suoi stessi superiori e poi trasferito d’autorità, anche se certo il codazzo di apparizioni televisive e santificazioni di piazza non è sembrato molto appropriato a un magistrato.

Questa seconda puntata, però, è ancora più preoccupante: perché la procura di Salerno apre un’indagine per appurare se il colpo d’autorità che sottrasse l’inchiesta a De Magistris sia stato legale, con tanto di perquisizioni alla procura di Catanzaro; e questa non è una novità, l’abbiamo visto accadere negli anni di Mani Pulite, quando si scoprì che c’erano anche dei giudici corrotti.

La novità, però, è la reazione: la procura di Catanzaro denuncia a sua volta i magistrati di Salerno, e per bloccare l’inchiesta salernitana interviene non più Mastella – che nel frattempo è stato politicamente fatto fuori, ma solo per finta, avendo poi subito piazzato un proprio fido nientemeno che alla Commissione di Vigilanza RAI, facendoli fessi tutti – ma addirittura il presidente Napolitano.

Certo, il decisionismo di un Presidente solitamente cauto anche di fronte alle monnezze giuridiche berlusconiane sorprende un po’, ma la situazione è indubbiamente grave: perché, come dicevo all’inizio, dall’esterno è difficile giudicare, ma si ha la sensazione che questa tra procure sia una lotta radicale e profonda, come se esse rispondessero a diritti diversi, a Stati diversi, e a valori diversi.

Effettivamente, è come se lo Stato si stesse dividendo: di qui chi è ancora attaccato alla legalità e ne vede in Italia la continua e preoccupante erosione, di là chi invece vede nelle azioni della magistratura un complotto contro la politica ogni volta che la riguardano. In questo, è come se Napolitano – persona di grande levatura, ma anche amico e conterraneo di Mancino e di Mastella – avesse voluto lanciare un messaggio: badate bene, una volta ci avete colto di sorpresa, ma Mani Pulite non si ripeterà più; il ricambio della classe politica corrotta spetta alla politica e non alla magistratura; chi è stato eletto dalla gente, anche se forse ha commesso reati, comunque governerà.

Il problema è se nel frattempo l’immoralità e l’impunità dei politici continua, e, parate le inchieste, il rinnovamento non avviene mai.

[tags]italia, giustizia, de magistris, napolitano, inchieste, mani pulite[/tags]

divider
mercoledì 3 Dicembre 2008, 18:54

Osterie a Milano

Ieri, nell’ambito dei miei martedì sera milanesi, siamo andati a provare un posto che a Milano è piuttosto conosciuto, tanto che penso di esserci già stato in passato, molti anni fa, per una cena aziendale: l’Osteria del Treno. Si tratta di un ristorante piuttosto elegante (quindi per Milano è rustico) che è stato tra i primi a introdurre Slow Food in città, e a questo deve la sua notorietà.

Effettivamente, i ravioli di verza con salsiccia che ho preso come io sono quasi certamente la cosa più buona che ho mangiato in tutto l’anno; anche il resto era di ottimo livello, tranne forse l’oca al ginepro con polenta che mi ha un po’ deluso. Noi abbiamo preso mezzo antipasto, un primo e un secondo a testa, più mezzo litro di vino sfuso (peraltro un ottimo Barbera di Vinchio) e siamo usciti ragionevolmente sazi per 67 euro in due; con i dolci saremmo arrivati sui 40 euro a testa.

Il locale offre anche una ampia selezione di salumi e formaggi: il costo non è economico (tipo otto euro a formaggio) ma può essere una alternativa interessante. Tutto sommato, calcolato che a Milano tutto costa uno sproposito, per una cena non economica ma buona mi è sembrato un ottimo posto… per la cena economica abbiamo in lista altri locali da provare!

[tags]cibo, ristoranti, slow food, osteria del treno, milano[/tags]

divider
martedì 2 Dicembre 2008, 14:29

Torino nera

Per carità, qui siamo amanti della scienza; ma questa notizia ha dell’incredibile. Apparentemente è un triste episodio di cronaca: in via Po, all’angolo con piazza Vittorio, un disabile improvvisamente perde il controllo della propria auto, che sbanda e finisce sul marciapiede, sotto i portici, travolgendo i tavolini del dehors di un bar e quasi uccidendo una ventenne. Il guidatore non si capacita e non sa spiegare come sia successo.

La cosa inquietante è che il luogo e il bar sono esattamente gli stessi dove poco più di un anno fa un folle depresso, credendo di scorgere seduto a prendere un caffé l’odiato capoufficio, aveva diretto l’auto sul marciapiede, sotto i portici, travolgendo gli stessi tavolini e quasi causando una strage.

Naturalmente, voi che non usate le biopalle penserete a una semplice coincidenza; noi torinesi, invece, sappiamo che qui il diavolo è di casa, e alle coincidenze non crediamo. Se volete, lanciatevi pure in uno studio scientifico su come il particolare colore dei tavolini di questo bar, accoppiato alle forme geometriche dei portici, spinga irrazionalmente i guidatori d’auto a dirigervisi contro a tutta velocità; nel frattempo, noi cominciamo ad attrezzarci perché, in caso di ulteriori fenomeni, l’intero edificio venga prontamente trasportato a Lourdes.

[tags]incidenti, auto, torino, diavolo, lourdes[/tags]

divider
lunedì 1 Dicembre 2008, 19:28

Binari uccisi

Si parla spesso, in televisione e sui giornali, delle ferrovie italiane, e se ne parla sempre male: per lo sfascio dei servizi pendolari e per gli sprechi della TAV. Ma il vero problema è un altro, cioè il presentare la ferrovia come un relitto mal sopportato, come un qualcosa che s’ha da tenere in piedi a forza per quei pochi pezzenti che ancora la usano, e che sarebbero addirittura dei privilegiati: l’altra sera in televisione c’era uno che urlava che i pendolari pagano poco i loro biglietti (e questo è oggettivo: Trenitalia & c. vengono pagati troppo poco per poter offrire un servizio decente, anche se ci mettono poi moltissimo del loro per peggiorarlo) e che devono ringraziare quelli che si spostano in automobile che pagano le tasse con cui si sovvenzionano le ferrovie… come se la collettività non spendesse ogni anno cifre incomparabilmente più alte per costruire nuove strade, combattere l’inquinamento da gas di scarico e curare migliaia di vittime di incidenti stradali.

La ferrovia, al contrario, è un mezzo che in nazioni dense come l’Italia avrebbe potenzialmente un ruolo enorme: dovunque ci siano da spostare grandi quantità di persone su tragitti comuni, il treno è la soluzione migliore da qualsiasi punto la si guardi. Certo però che la cosa non funziona se l’unico interesse riposto dalla classe dirigente italiana per le ferrovie sta nel costruire opere faraoniche e totalmente ingiustificate, partendo dal paradigma che la ferrovia può esistere solo se va in galleria per decine di chilometri o se viene murata e rinchiusa dentro orrendi e costosissimi pannelli fonoassorbenti. L’unico interesse è mangiarci sopra, scegliendo regolarmente di fare poche grandi opere molto costose invece che tanti piccoli interventi utili; tanto è vero che appena i cosiddetti “rami secchi” passano da Trenitalia a un ente locale che ci tiene davvero rifioriscono alla grande, come la ferrovia Merano-Malles.

Nel frattempo, si rende sempre più difficile prendere il treno, per esempio tagliando e rallentando i servizi a buon prezzo come gli interregionali (dove la ferrovia però, potendo trasportare mille persone a botta, farebbe lo stesso buoni ricavi e toglierebbe centinaia di auto dalla strada) per spingere treni “veloci” che costano il triplo per risparmiare dieci minuti, e che ovviamente viaggiano vuoti; dopodiché, visto che i treni viaggiano vuoti, si conclude che la ferrovia non serve e la si taglia ancora. Oppure complicando le tariffe, prevedendo la necessità di prenotare e di sapere prima che treno prenderai, confondendo i potenziali clienti.

Se siete interessati a capirne di più, vi rimando a questa bella analisi sul sito di Giorgio Stagni, un grande appassionato, nonché una delle persone che stanno dietro alle linee S milanesi; è molto dettagliata, ma se avete soltanto un minuto vale almeno la pena di passare direttamente alla seconda pagina e di guardare le foto degli sprechi, concludendo con la stazione a un solo binario dove si spendono soldi per i cartelli “binario 1” e con la grande idea di sostituire i vecchi cubi di plastica con la lettera A – quelli che indicano la posizione delle carrozze sui binari lunghi – con degli schermi al plasma permanentemente accesi su una schermata fissa che raffigura la lettera A.

Quello che volevo segnalarvi, però, è questo thread sul forum di Ferrovie.it: è dedicato alla defunta stazione di Piena, sulla Cuneo-Ventimiglia, e contiene alcune foto incredibili. La linea del Tenda, costruita tra il 1900 e il 1930, è uno dei capolavori dell’ingegneria europea; qui, per un paesino di poche anime, avevano costruito un muraglione artificiale con le fondamenta nel fiume, la strada al primo livello, e sopra la strada un pianoro artificiale su cui era stata costruito il palazzo della stazione. Con la guerra, la linea fu distrutta dai tedeschi e in più Piena passò alla Francia; dal 1945 la stazione è abbandonata, un malinconico monumento alla Storia. Eppure, pensate quanto era importante la ferrovia allora, pure in un’era già di automobili.

Se poi vi piace, c’è anche un lungo thread sulla vecchia ferrovia del Ponente ligure: uno degli esempi di come trasformare un mezzo di trasporto che magari disturbava, ma portava vita e persone in tutta una regione attraverso scenari mozzafiato, in un lungo tunnel anonimo. Da Torino al Ponente in treno non ci va più nessuno; non ci sono più treni diretti, e molti paesi non hanno più nemmeno la stazione. D’altra parte, insieme con la ferrovia dalla costa ligure sono spariti l’aria e la pace, c’è soltanto più cemento, traffico, rumore e puzza di automobili ovunque. Sarà per questo che ormai da Torino molti prendono un aereo e vanno a Sharm: spesso, costa meno e ci mette meno del treno per Loano.

[tags]ferrovia, treni, trasporti, torino, tenda, piena, liguria[/tags]

divider
 
Creative Commons License
Questo sito è (C) 1995-2024 di Vittorio Bertola - Informativa privacy e cookie
Alcuni diritti riservati secondo la licenza Creative Commons Attribuzione - Non Commerciale - Condividi allo stesso modo
Attribution Noncommercial Sharealike