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giovedì 26 Marzo 2009, 23:43

Politecnici

Stamattina, avendo un paio d’ore libere, ho deciso di andare a visitare il Poli di Boston; ed √® stato molto interessante.

Per certi versi √® molto simile al nostro: anche loro hanno un corridoio lungo, ma non √® lungo quanto il nostro e soprattutto √® molto pi√Ļ stretto; per√≤ √® orientato in modo che due volte l’anno il sole lo attraversi per intero, in modo da eccitare tutti i giovani ingegneri radunati in fondo. E anche i loro corridoi sono pieni di bacheche tappezzate di bigliettini con annunci di vario genere.

Per√≤ noi non abbiamo un edificio di Frank Gehry come sede di ingegneria informatica (con dentro gli uffici di Chomsky e di Stallman), n√© un centro sportivo con tanto di palestra e piscina olimpionica, per non parlare di un teatro interno e di undici dormitori per gli studenti all’interno del campus, di cui uno di Alvar Aalto (ma anche questo a me piace molto).

Andrò controcorrente, ma a me è sembrato che, fatte le debite proporzioni, il Politecnico di Torino non sfiguri poi così tanto rispetto a quello di Boston Рanche se bisogna ammettere che non può competere col leggendario Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, MIT italiano fondato dalla Moratti in pompa magna quattro anni fa e che ha già rivoluzionato il mondo della scienza.

Comunque, √® vero che il concetto di campus aiuta tantissimo, sia per attirare i migliori studenti da mezzo continente, sia per creare un senso di attaccamento e condivisione di un progetto: mi ha molto colpito come la guida laureanda volontaria del nostro tour (principalmente rivolto agli aspiranti studenti del prossimo anno, ma aperto anche ai turisti) continuasse a parlare dell’istituzione come “we”: “we moved into this campus in 1916”. E’ tutta un’altra idea di istruzione superiore, rispetto ai nostri esamifici dove volendo ci si pu√≤ presentare tre volte l’anno per dare l’esame, restando iscritti per decenni, e non partecipando ad alcuna “vita culturale” dell’istituzione.

Nell’oretta e mezza spesa a girare per il campus mi √® successo quel che gi√† era accaduto visitando il complesso di Google a Mountain View: c’√® nell’aria un senso di eccitazione, di eccellenza, di scoperta, di possibilit√† sconosciute da trasformare in realt√†, che stimola la mente invece di legarla. E’ triste da dire, ma, in un mondo dove talento e conoscenza sono le merci pi√Ļ preziose e dove l’interconnessione globale elimina le distanze, c’√® un premio naturale per l’aggregazione delle idee nel punto della rete dove esse vengono meglio sfruttate e ricompensate: e chiaramente non √® l’Italia. Per dirla pi√Ļ prosaicamente, la giornata di oggi – nonch√© le chiacchiere di questi giorni con la nutrita colonia di emigranti sabaudi di alto livello che si √® installata a Harvard e dintorni – ha riportato alla luce l’inevitabile domanda: “ma cosa cavolo ci sto a fare, io, ancora in Italia?”

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3 commenti a “Politecnici”

  1. mosk:

    Lo Stata Center è bello, ma la Simmons Hall è qualcosa di architettonicamente immondo.

  2. Salvofan:

    Non ti aspetterai la risposta da me…vero?? :)

  3. mfp:

    Su youtube c’e’ un video con Frank Gehry che parla dell’augurio che fa ai suoi studenti laureandi … l’ho montato su un dvd annesso al regalo a mo’ di biglietto, per un amico laureatosi in architettura … oltre che piacermi le sue opere, mi piace anche la sua mentalita’; sembra una gran persona.

    Dettaglio a parte: temo Vittorio che oramai noi abbiamo perso il treno, bruciati, annichiliti, come se non fossimo mai esistiti. Non ha piu’ senso chiedersi cosa ci facciamo in Italia. Nel senso che a voler essere onesti con i piu’ giovani ci rimane soltanto che fare una guerra senza quartiere per piallare la generazione precedente alla nostra, e poi lasciare spazio alle nuove generazioni. Questo puo’ dare un senso all’essere in Italia. Perche’ a 30-35 anni … a studiare hai studiato (o forse no, ma metterti ora a studiare … boh … socialmente parlando non so quanto possa essere un buon investimento; ma anche per te stesso, a voler essere opportunisti, che studi a fare? (a) la formazione universitaria italiana vale poco, (b) una volta uscito non c’e’ lavoro perche’ il tessuto economico e’ a dir poco farsesco; i grossi agglomerati tendono a rastrellare sempre di piu’ seccando le piccole imprese, portando di fatto tutte le risorse in mano a persone nella stragrandemaggioranzadeicasi totalmente incompetenti), a lavorare subordinato invece devi stare a sorbirti I Maneggioni ( http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/vandali-banchiere/agenda-manager/agenda-manager.html ) che hanno freudianamente scambiato la vita sociale con il lavoro (il 25% lo passano al telefono! Il 14% davanti alla scrivania, il resto in viaggio, pranzi, incontri e aperitivi; e’ lavoro quello?); e lavorare con il solo obiettivo ultimo di pagare la pensione a gente – compresi mio padre e mia madre, non faccio sconti – che vive ancora nel paleolitico (leggasi: “pre-1992”), cioe’ proprio quella che ci ha bruciato, e proprio quella che ci impedisce di progredire culturalmente (per non parlare della messa in esercizio delle possibilita’ del web e dell’information technology tutta). Per lo meno io la vedo cosi’ … non so quanti hanno recepito il messaggio della First Lady che si coltiva l’orto nella Casa Bianca … o quello di Tremonti che (ad AnnoZero, qualche settimana fa) dice di lasciare perdere i libri di economia in favore della Bibbia …

    Dobbiamo insomma prendere lui e Padoino Schioppettino per le orecchie, e metterli a vivere nella casa popolare del mio amico Roberto, panettiere, lavoratore indefesso; non sara’ una gran vita la nostra, ma avremo piccole soddisfazioni che non si comprano neanche con 1000 MasterCard! Pensa a quando Padoino ti ha chiamato “bamboccione”, o a sapere che i nipoti di Roberto … che lui ha cresciuto perche’ il padre li ha letteralmente abbandonati quando avevano 2 e 4 anni … avranno un futuro migliore; non dico di farlo per buonismi e altruismi che sarebbero quantomeno sospetti, ma per reintrodurre quell’antica saggezza per cui si puo’ fare TUTTO tranne consumare i piu’ giovani … tranne tradire i piu’ giovani … che poi credo sia l’unico vero danno reale della pedofilia, al di la’ cioe’ dell’atto sessuale di per se; per lo meno a me personalmente la cosa che fa rabbrividire pensando ai pedofili e’ la percezione – fondata o meno non lo so, ho letto poco a dire la verita’, sono piu’ ipotesi di natura emotiva – di tradimento di un adulto nei confronti del bambino, non l’atto sessuale. Vabbe’, mi sono sbrodolato un altra volta … pero’ pure tu co’ ‘ste domande provochi …

 
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