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giovedì 12 Marzo 2009, 17:39

Tlatelolco

Ci sono tante altre cose che avrei voluto raccontarvi del Messico, e invece non ne ho avuto il tempo. Ma ce n’√® una che voglio proprio descrivere, perch√© √® stata davvero emozionante: la visita alla piazza delle Tre Culture, ossia Tlatelolco.

Immaginate di trovarvi nella periferia di una delle nostre grandi citt√†, in un ambiente che potrebbe essere un po’ Mirafiori o un po’ le Vallette: un incrocio tra due grandi stradoni a tre corsie pieni di traffico, uno dei quali si inarca su un ponte e si dirige verso la tangenziale. L’ambiente √® urbanizzato ma largo, con palazzi alti, grossi e distanziati. (In realt√† siamo a venti minuti a piedi dalla piazza centrale, tanto √® vero che io ci sono andato a piedi sfidando gli attraversamenti stradali – ma a Citt√† del Messico le auto si fermano tranquillamente al rosso, non √® certo peggio dell’Italia – e qualche isolato di casupole affastellate dove per√≤ il maggior pericolo che ho visto √® stata una torma di bambinetti in divisa, appena usciti da qualche scuola, che a ogni negozio o bottega guardavano dietro e gridavano in coro “BUENAS TARDES!”.)

Immaginate insomma che negli anni ’50 e ’60 qui abbiano spianato tutto e costruito la citt√† del futuro, nello stile parasocialista che si usava allora: immaginate una grande piazza di cemento, bordeggiata da enormi parallelepipedi di altrettanto cemento, che oggi sono cadenti e squallidissimi, ma che allora erano palazzi modello, dotati di tutte le pi√Ļ moderne comodit√†, costruiti allo scopo di garantire agli abitanti una vita spesa ad essere una vittima di cattivi imitatori di Le Corbusier.

DSC09561s.JPG

La piazza per√≤ – la terza cultura – √® l’ultima cosa che vedrete; perch√© per arrivarci, entrando da un cancelletto in una vasta spianata di erba cosparsa di pietre a labirinto, dovrete attraversare ogni angolo delle rovine della spianata sacra di Tlatelolco, la citt√† gemella di Technotitlan, l√† dove si svolse uno scontro decisivo per la colonizzazione del popolo azteco. Anche qui, come nel Templo Mayor, si trovano i resti dei vari templi aztechi; solo che qui non ci hanno mai costruito sopra (almeno fino a quando, sempre negli anni ’50, il Ministero degli Esteri decise di costruire qui sopra il proprio grattacielo, cancellando per sempre la parte meridionale della piazza).

I resti insomma sono impressionanti, in questo costruire e ampliare – i templi aztechi erano costruiti a strati, ogni vent’anni aggiungevano uno strato di gradinate e pietre sopra quello vecchio, anche perch√© la citt√† era in mezzo a un lago e i templi continuavano a sprofondare ed abbassarsi – che lascia ora sequenze di gradinate di pietra nera una dietro l’altra, e poi altari, tempietti, basamenti, con poche ma splendide decorazioni.

Ma la cosa pi√Ļ impressionante √® quella che sta dietro: quando gli spagnoli giunsero qui, “riconsacrarono” il luogo costruendo una chiesa cattolica con le pietre dei templi. Ci√≤, in realt√†, si ritorse contro di loro, perch√© basta guardare bene questa chiesa, specie in congiunzione col resto, per accorgersi chiaramente che non √® una chiesa cattolica, ma un tempio azteco a forma di chiesa cattolica; e che il dio che celebra non √® certamente quello europeo.

DSC09523s.JPG

Il luogo √® senz’altro drammatico e pieno di energie; non √® un caso che in questa piazza di cemento si sia svolto uno dei pi√Ļ famosi episodi della storia messicana. Il 2 ottobre 1968, dopo mesi di lotta studentesca che stavano minacciando persino le Olimpiadi, l’esercito apr√¨ il fuoco contro l’ennesima oceanica manifestazione di protesta, in corso su questo cemento azteco-estberlinese. Gli studenti si difesero dentro l’edificio Chihuahua (quello a destra nella prima foto), ma fu una mattanza. Una giovane Oriana Fallaci, ferita dalle pallottole governative, riport√≤ gli eventi al mondo, anche perch√© la stampa messicana prefer√¨ parlare del tempo. Si calcolano tra i 150 e i 300 morti.

Quando avrete finito il giro, potrete entrare nel centro culturale che sta a lato, dove è ricordata in modo molto coinvolgente la strage. Così facendo, avrete visto un coagulo di storia memorabile, e sarete in grado di apprezzare appieno la scritta che hanno messo su una lapide proprio al centro delle tre culture, tra la piazza la chiesa e il tempio, e che tradotta recita:

Il 13 di agosto del 1521
eroicamente difesa da Cuauhtemoc
cadde Tlatelolco in potere di Hernan Cortes

Non fu un trionfo né una disfatta
fu la dolorosa nascita del popolo meticcio
che è il Messico di oggi

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