Euro di tutti i colori
(Nota: Ormai, quando non so più a che santo votarmi, scrivo una lettera a Beppe Grillo.)
Caro Beppe,
qui a Torino la cupola che governa la città – noi li chiamiamo i Chiampa-amici – è sempre più in crisi. Mentre le fabbriche chiudono una dopo l’altra, stanno venendo fuori tutti i loro altarini: nelle scorse settimane si è scoperto che il tanto decantato Premio Grinzane Cavour, uno dei fiori all’occhiello degli amministratori sabaudi, serviva a riversare milioni dei nostri euro nelle tasche di alcuni Chiampa-amici, finiti un po’ nell’acquisto di terreni e appartamenti di lusso, e un po’ nell’offrire cene e viaggi da favola agli altri Chiampa-amici. Lo scandalo è tale che Angelo Soria, il dirigente regionale responsabile delle comunicazioni nonché fratello del direttore del Grinzane a cui firmava vari finanziamenti, per punizione si è addirittura preso un mese di ferie, e forse dovrà addirittura spostarsi di stanza: poveretto!
Imperterriti, comunque, i Chiampa-amici continuano a spendere e spandere i nostri soldi come più conviene a loro. Nell’attesa di risolvere il mistero della diga di terra in mezzo al Po, costruita, spazzata via e ricostruita già cinque volte a spese dei contribuenti, io mi sono chiesto: ma da dove prendono i soldi?
Per questo mi ha colpito leggere nelle scorse settimane una improvvisa ondata di lamentele sulle bollette della luce inviate da Iride (la municipalizzata dell’energia un tempo nota come AEM, poi fusasi con l’equivalente genovese; quindi è probabile che sia l’azienda che dà elettricità anche a te). Persino il giornale cittadino, notoriamente allineato e coperto quando si parla di colà dove si puote, non ha potuto esimersi dal pubblicarle: famiglie, piccole imprese, single, persone che segnalano che improvvisamente, senza nessun motivo e senza alcun cambiamento nei loro usi di energia, le loro bollette della luce sono aumentate del 20, 30, 50, 80 per cento.
Alcuni attribuiscono questo mistero alla sostituzione dei contatori meccanici con quelli elettronici, che sarebbero più sensibili e quindi darebbero letture più alte a parità di consumo. Anche se fosse vero, l’energia effettivamente fornita non è cambiata, dunque a che diritto viene aumentata la bolletta? Se cambia il metodo di misurazione aumentando a tutti la lettura a parità di energia fornita e quindi di costi per Iride, Iride dovrebbe abbassare il prezzo unitario dell’energia, no? In quanto azienda pubblica è lì per fornire un servizio efficiente ed economico, non per guadagnarci, vero?
Ma anche così, ci sono persone che lamentano l’inspiegabile aumento anche senza aver cambiato il contatore: allora, cosa sta succedendo? Immagino che sia tutto regolare: sarà certamente una allucinazione collettiva, una “inflazione percepita” (ti ricordi che ce l’avevano spiegato, che l’aumento dei prezzi dopo l’introduzione dell’euro era solo “percepito”, insomma eravamo pazzi noi), un grappolo statistico in cui chiunque abbia avuto un minimo aumento, anche se normale, si lamenta per principio o per imitazione. Certamente Iride provvederà a spiegarcelo.
Io però, a te che sai tutto, volevo fare una domanda: i giornali hanno parlato molto del fatto che, in una di quelle operazioni di finanza creativa a spese dei contribuenti, Iride dovrebbe prossimamente fondersi con Enìa, la sua equivalente emiliana. Naturalmente, per determinare chi comanda e chi guadagna in una fusione sono fondamentali il fatturato e gli utili di ognuno: dunque non sarà mica che i Chiampa-amici hanno interesse a migliorare i conti di Iride a tutti i costi?
Non solo: sulla testa di Iride è piovuta una grossa tegola quando i tribunali dell’Unione Europea hanno confermato che essa aveva indebitamente goduto di 180 milioni di euro in aiuti di Stato, che doveva quindi restituire (già , perché all’Europa questa strana cosa tutta italiana delle aziende municipalizzate gestite dai politici, che sono pubbliche quando devono socializzare le perdite e private quando devono spendere gli utili, proprio non va giù). Il problema è che l’asfittico bilancio del Comune di Torino, già duramente provato dai geniali investimenti in derivati fatti dai Chiampa-amici, ha assoluto bisogno della sua quota di utili da Iride: dunque, se Iride ripaga lo Stato per gli aiuti indebitamente ricevuti, non ha più i soldi per riempire le vuote casse di Chiamparino. Vero è che i Chiampa-amici sono finalmente riusciti a farsi approvare in Parlamento un emendamento per rimandare la restituzione a fine anno (vedi che contare nel PDmenoL serve sempre), tanto si sa che noi contribuenti, per riavere i nostri soldi, possiamo aspettare all’infinito; ma non sarà che nel frattempo è emersa l’esigenza di costruirsi comunque un dividendo?
Comunque, ho anche un’altro dubbio: ma secondo te, questo improvviso aumento delle bollette della luce dei torinesi sarà mica legato al fatto che – secondo la classifica pubblicata da Repubblica – il presidente e l’amministratore delegato di Iride sono i due manager pubblici meglio pagati del Piemonte, guadagnando rispettivamente 550.000 e 525.000 euro lordi l’anno?
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