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Archivio per il giorno 4 Settembre 2006


lunedì 4 Settembre 2006, 19:16

Spirito hacker

Il mio intervento all’Hackmeeting √® stato un successone; per quanto un meeting di smanettoni e antagonisti in una palazzina occupata non sia il tipico appuntamento in cui intervengo, ci vado sempre con molto piacere, e con la certezza di trovare persone che, pur avendo spesso idee politiche ben precise, pensano con la propria testa.

I giornali hanno parlato dell’evento in tono abbastanza neutro, quelli di sinistra anzi chiaramente a favore; non solo il Manifesto aveva una pagina quasi intera e un articolo di apertura di Arturo Di Corinto, ma l’Unit√† ha ospitato un articolo auto-scritto dalla comunit√† degli organizzatori mediante un wiki.

L’unico quotidiano a distinguersi √® stato La Stampa – e devo dire che da buon sabaudo io alla Stampa sono affezionatissimo, oltre che abbonato, ma pi√Ļ passa il tempo e pi√Ļ si accumulano episodi a favore di quei miei amici che tutte le volte mi dicono “Ma tu ancora leggi La Stampa?!?”. Il mio giornale ha cominciato a parlare di Hackmeeting con uno spottone a tutta pagina al capo della sicurezza informatica della Guardia di Finanza, con tanto di foto e pubblicit√† del suo libro in uscita, giusto per mettere in chiaro che questi pericolosi alternativi andavano repressi con la forza e gi√† che ci siete compratevi il libro.

Poi, per rafforzare il concetto, ha ospitato un articolo di Raoul Chiesa, il caso pi√Ļ noto in Italia di hacker divenuto professionista dell’anti-hacking, che spiegava con dovizia di dettagli di come non andasse all’hackmeeting perch√® si tratta di un evento troppo politico, che come tale non rispecchia l’etica hacker; e di come preferisca invece volare qua e l√† da un meeting tedesco a uno di hacker malesiani, sempre parlando male di quelli italiani, s’intende.

Ora, lo ammetto, la cosa mi ha dato prontamente sui nervi; perch√® io all’Hackmeeting ci sono andato, e ho trovato s√¨ una palazzina occupata, uno striscione contro il fascismo, e un angolo con manifesti che parlavano di Genova (G8) e di CPT, argomenti che con l’hacking in s√® c’entrano poco; ma ci sono entrato liberamente, e pur venendo da una cultura diversa da quella dei centri sociali ho fatto il mio intervento, parlando e sparlando di chiunque, e nessuno mi ha insultato o minacciato perch√®, ad esempio, collaboro con istituzioni di vario genere.

Non mi piace in generale che si usino i giornali per sparlare di un evento libero e senza padroni, e soprattutto che lo si faccia senza nemmeno essere andati l√¨ a vedere com’era dal vivo, solo sulla base di preconcetti (mi riferisco ai giornalisti, perch√® Chiesa almeno a qualche hackmeeting c’√® stato). In pi√Ļ, la cosa mi piace ancora meno quando io sono tra i relatori.

Questo detto, il problema che pone Chiesa √® reale, e sono stato io stesso a sollevarlo in altre occasioni. Il movimento hacker nasce negli Stati Uniti, e nasce quindi con uno spirito assolutamente capitalista, libertario, individualista; la libert√† del software √® quella di farcisi i fatti propri, senza coordinarsi o prendere ordini da nessuno. Non c’√® necessariamente un piano politico o una ideologia dietro lo sviluppo di software libero o la diffusione della conoscenza, se non l’affermazione delle libert√† individuali nei confronti di un mondo fatto di poteri centralizzati e sempre pi√Ļ forti.

E’ del tutto evidente, quindi, che l’etica hacker √® tutt’altro che anticapitalista, anzi √® l’esatto opposto del comunismo. Il comunismo, come le vecchie reti telefoniche, √® un sistema in cui esiste una dirigenza centrale che pianifica, decide, organizza, e impone tutto a tutti. L’hacking, lo spirito di Internet, √® decentrato e anarchico, √® basato sul fatto che ognuno fa quello che vuole in piena autonomia, mettendo persone idee e progetti in concorrenza l’uno con l’altro; alla fine, il migliore viene scelto dalla quantit√† maggiore di utenti e quindi sopravvive.

In Italia, per√≤, buona parte del movimento hacker nasce nell’ambito dell’estrema sinistra, e allora per molti hacking e occupazioni, hacking e lotta al sistema capitalista coincidono, sono la stessa cosa. E invece non lo sono, e questo va detto forte e chiaro; tanto √® vero che il mondo √® ormai pieno di “hacker imprenditori”, da John Gilmore a Joi Ito, categoria in cui io mi riconosco appieno e penso si riconosca anche Chiesa.

Allo stesso tempo, per√≤, non si pu√≤ negare che l’hacking contenga in s√® principi di libert√† che ne abilitano anche lo sfruttamento politico. Cos√¨ come √® sbagliato pensare che la conoscenza libera appartenga a una determinata ideologia, √® sbagliato anche pensare che essa non debba essere usata per scopi politici di qualsiasi tipo. Compresi quelli meno ovvi, visto che una volta chiesero a Richard Stallman se lui avesse qualche problema col fatto che il software libero fosse usato per teleguidare dei missili, e lui rispose qualcosa come “No, perch√® dovrei? E’ libero!”.

E quindi, mi sembra che non si possa impedire ai centri sociali d’Italia di definirsi hacker e di fare il proprio meeting in santa pace, n√® contestare loro un abuso del termine o intimare un “cease and desist” a mo’ di major discografica. Mi sembra invece che la cosa giusta da fare sia contaminare in tutte le direzioni, moltiplicando le occasioni per influenzare reciprocamente le proprie idee, che √® poi quello che mi spinge a partecipare, per quello che posso, in ambiti e ambienti cos√¨ diversi l’uno dall’altro; perch√® lo spirito hacker √® quello di imparare sempre qualcosa di nuovo e di conoscere senza pregiudizi, e non pu√≤ esserci conoscenza se si disprezza o anche solo si rifiuta l’incontro – e l’alleanza, per gli scopi che si condividono – con qualcuno di diverso da s√®.

P.S. All’ora di pranzo sono anche andato sul sito della Stampa, al link riportato pi√Ļ sopra, per lasciare qualche commento; naturalmente, cinque ore dopo, nessuno dei miei post √® ancora stato pubblicato. Ma saranno semplicemente in vacanza, eh.

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lunedì 4 Settembre 2006, 10:27

Livelli di servizio

Ormai la tecnologia risolve tutti i problemi; anche quelli riproduttivi. Però, purtroppo, ogni tanto succede qualche spiacevole inconveniente ed accadono cose come questa qui.

Ma non temete: sicuramente i donatori avevano un Service Level Agreement per l’hosting del proprio sperma, che garantir√† loro adeguati risarcimenti in moneta o in natura!

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