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Archivio per il mese di Aprile 2009


sabato 18 Aprile 2009, 10:25

Bollettino

Oggi sono un po’ di corsa: nel pomeriggio, in piazza Castello lato via Garibaldi, comincia la raccolta delle firme per presentare la lista civica alle prossime elezioni provinciali (sì, la prossima volta ve lo dico con più anticipo: gli ultimi giorni sono stati un delirio di burocrazia e autorizzazioni di ogni genere, ma dovremmo riuscire a pubblicare presto luoghi e orari per le prossime due settimane).

Vi lascio quindi con il bollettino cittadino di questi ultimi due giorni: hanno infine arrestato Angelo Soria e adesso vorrei proprio sapere con che faccia la Bresso giustificherà il fatto di non averlo cacciato prima.

Nel frattempo è partita l’indagine sull’appalto dell’inceneritore del Gerbido, già bloccato dal TAR per irregolarità, o meglio per il sospetto che la cordata vincitrice non avesse in realtà i requisiti adatti, ma abbia magicamente vinto lo stesso. Bene, e allora come reagisce la cupola cittadina, all’idea che abbiano dato l’appalto a una cordata dai requisiti insufficienti e che è sotto indagine per accertare se abbia mentito in proposito?

Chiamparino sbotta: “Non capisco i tempi della giustizia”. Si sa, il problema sono queste maledette leggi e i giudici che si ostinano a farle rispettare, invece di permettere ai politici di assegnare liberalmente gli appalti come ritengono più opportuno; peraltro non si capisce come possa essere considerata lenta una inchiesta che è stata ufficialmente aperta da 24 ore. Si percepisce tutto il fastidio all’idea che, volendo costruire l’inceneritore a tutti i costi, si sia invece costretti a rendere conto della spesa di soli 12 milioni di euro solo per la costruzione. E allora la cupola che fa?

Beh, La Stampa pubblica a fianco il solito spaventapasseri: “rischiamo la fine di Napoli”. Intanto, anche se fosse vero il rischio, sarebbe perché loro non sono stati capaci di fare un appalto regolare, mica perché i giudici hanno trovato gli indizi e hanno cominciato a indagare. Ma sapete bene che se rischiamo di affogare nei rifiuti è più che altro perché le procedure per portare la raccolta differenziata porta a porta in tutti i quartieri torinesi vanno a rilento, proprio perché se andassero troppo in fretta poi non ci sarebbe più niente da bruciare, prima ancora che l’inceneritore sia pronto. Eppure, loro usano tutti i mezzi per spaventare la gente e convincerli che questi cattivi giudici gli faranno fare la fine dei napoli.

Colgo quindi l’occasione per segnalare che domani, sul sito del costruendo inceneritore, ci sarà una festa (portatevi da casa piatti posate e bicchieri non usa e getta) con tanto di semina di orto; anche se io non ci sarò causa matrimonio.

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venerdì 17 Aprile 2009, 17:37

Mentalità

Nessuna persona potrà mai essere libera se ha una mentalità da servo.

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giovedì 16 Aprile 2009, 17:21

Strani treni

La settimana prossima sarò a Bologna per parlare a questo convegno e partecipare all’assemblea di Società Internet; per questo motivo, mi sono messo a valutare orari e prezzi dei treni, sperando di non dover prendere l’auto (che costa 85 euro tra andare e tornare, per tre ore e qualcosa di viaggio in ciascun senso).

L’andata già è problematica: gli unici due treni che arrivano all’ora di pranzo sono questi:

screenshot-trenitalia-toboav-andata.png

Naturalmente, non c’è alcun treno che faccia la strada più breve, passando da Alessandria; è noto che ormai per andare in treno da Torino a qualsiasi parte d’Italia a parte Liguria e Versilia bisogna passare da Milano.

In pratica, il mio destino è partire alle 8:50 e metterci quasi quattro ore, perché è vero che l’ultimo tratto si svolgerà su un fantastico treno ad altissima velocità che sfreccerà per la pianura, ma per arrivarci devo prima prendere il solito regionale a carbonella che mi porterà a Milano Centrale, dove troverò una “ottimizzata” coincidenza di soli 45 minuti; il tutto per 46 euro, cioé più o meno lo stesso costo dell’auto.

Però, mi dice Trenitalia, c’è una alternativa: posso prendere il treno dopo, che fa lo stesso giro ma costa otto euro in più perché al posto del regionale c’è un EurostarCity (che sono i vecchi intercity rinominati per poter aumentare i prezzi senza vincoli); grazie all’aumento di prezzo e di velocità ci metterei… 25 minuti in più!

Va bene, non sono tanto contento, comunque proviamo a vedere il ritorno; ecco qui le mie opzioni per partire da Bologna subito dopo pranzo.

screenshot-trenitalia-toboav.png

Allora, ci sono finalmente due treni che suppongo passino da Alessandria – suppongo, perché con la nuova fantastica interfaccia di Trenitalia non basta più un solo click per scoprire le fermate intermedie di un treno e capire così che strada fa, ma bisogna cliccare una volta sul pallino nella colonna a destra, poi cliccare una seconda su “dettagli per selezione” e poi scrollare in basso e cliccare una terza volta sul secondo pallino che compare nella nuova riga apparsa in fondo alla schermata: che comodo!

Comunque, se riesco a prendere il primo treno sono contento, perché facendo la strada giusta ci mette le sue oneste tre ore e mezza (comparabili con l’auto) e costa 33 euro (meno dell’auto). Certo, uno poi guarda il treno gemello (quello delle 19:08) e si chiede perché i due treni simili non siano sincronizzati (come da manuale dell’orario cadenzato, quello per cui i treni partono sempre allo stesso minuto di ogni ora) e perché il secondo ci metta 22 minuti in meno a fare la stessa strada: ma come pianificano queste tracce?

Ma la cosa che mi lascia più perplesso è l’alternativa velocissima. Qui finalmente, per la prima volta, potrei fare l’intero percorso in alta velocità. La prima opzione prevede un cambio a Milano e ci mette due ore e 41 minuti. Risparmierei quasi tre quarti d’ora, anche se il risparmio è solo un quarto d’ora sull’intercity della sera: ma non sarà che quello del pomeriggio è stato rallentato perché se no l’alta velocità per Torino era chiaramente inutile? Comunque, per questo risparmio di tempo il costo è quasi il doppio: 60,90 euro. Ed è il 50% in più di quello che costa andare in auto, anche viaggiando da solo!

Oppure posso prendere il treno alta velocità successivo: che ci mette lo stesso tempo del precedente, ma è migliore in quanto non devo cambiare, e costa oltre dieci euro in meno. A questo punto mi chiedo: ma questi prezzi e questi orari come li decidono, tirando un dado?

Una volta, da Torino a Bologna c’erano degli intercity piuttosto comodi; anzi, mi sembra che negli anni ’80 e ’90 ci fossero addirittura degli interregionali. Questi treni facevano lo sporco lavoro del treno sulle medie distanze, che è costare meno dell’auto e non metterci molto di più, dandoti la comodità di non dover guidare e parcheggiare in cambio della scomodità di partire da punti fissi in orari prestabiliti. E a queste condizioni io prendo il treno tutta la vita; anzi, io ho sempre adorato il treno e odiato guidare.

Oggi, la competitività del treno è inesistente: in pratica la tua unica opzione è prendere dei treni a lunga percorrenza che vanno velocissimi per venti minuti (grazie a infrastrutture costate a tutti noi 60 milioni di euro al chilometro) ma che poi si impantanano tra stazioni intasate e coincidenze casuali; e alla fine il viaggio risulta in genere più lento e/o più costoso rispetto all’auto, persino quando sei da solo (se per caso hai una famiglia non pensarci nemmeno: per viaggiare in treno ti servirebbe un mutuo). Certo che poi, tra un po’, ci diranno che i treni sono semivuoti e devono aumentare i prezzi, tagliare le linee, ridurre i servizi… tranne quelli che giustificano le mega-opere da miliardi di euro su cui tutti devono mangiare.

E’ per questo che, per la prima volta e con la morte nel cuore, sto pensando seriamente di fare un viaggio simile in auto.

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mercoledì 15 Aprile 2009, 13:31

Berlusconiani

Ho sentito poco fa al TG1 la notizia della cacciata dalla Rai (meglio, “sospensione”) di Vauro, unico capro espiatorio dell’ultima, contestata puntata di Annozero. La notizia è stata peraltro detta in modo estremamente buffo: il “giornalista” leggeva il comunicato della Rai dicendo lentamente e con enfasi le parti iniziali che criticavano la trasmissione, poi improvvisamente accelerava per buttare un po’ via la parte centrale non critica (“Nonsonstatinveceravvisatisostanzialielementi disquilibrioneldibattitosvoltonstudio nelcorsodellatrasmissione.”) e poi con voce stentorea proclamava la cacciata.

Non guardo più Santoro da anni; ne apprezzo la capacità di essere fuori dal coro, l’ultimo mohicano in una televisione ormai completamente al servizio del PD±L, ma non ne sopporto più la trombonaggine, il pippobaudismo di sinistra, e la generale necessità di ricondurre tutto a logiche banali tipo “operai buoni – padroni cattivi” oppure “veneti razzisti – immigrati sfruttati” (per non parlare dell’essersi fatto eleggere al Parlamento Europeo prendendo lo stipendio per fare poco o nulla). Quindi non ho visto la puntata scorsa; sono però andato a vedermi le vignette di Vauro incriminate.

Bene, che dire? Il gelo nello studio si avverte sin dal principio, e lo stesso Santoro cerca disperatamente di minimizzare. Si sente anche che Vauro è sinceramente indignato, e che le sue battute sono esplicitamente pensate come coltellate al governo; Vauro certamente pensa di agire per vendicare i morti, non per speculare su di loro. Allo stesso tempo, sono però chiaramente e totalmente fuori luogo: non fanno ridere, perché non c’è niente da ridere. Sarebbe stato meglio se si fosse limitato al primo disegno.

Però, è sufficiente questo per far cacciare con ignominia uno dei migliori disegnatori satirici italiani? Secondo me no, anche se sarebbe meglio che Vauro specificasse, per la forma, che naturalmente non voleva offendere nessuno e che se qualcuno dei terremotati se l’è presa è ovvio porgere le proprie scuse.

E infatti, l’uscita della Rai è parte del newspeak di questi giorni: il terremoto è una grande tragedia, ma grazie agli sforzi del nostro caro leader, sempre inseguito dalle telecamere in mezzo al fango e ripreso in pose ducesche, le sofferenze dei poveri abruzzesi sono state lenite. Il rancio è ottimo e abbondante; del resto vi basta ascoltare attentamente un qualsiasi servizio di un qualsiasi telegiornale in questi giorni per accorgervi che dopo ogni critica anche minima c’è sempre un “ma”; nelle tende fa freddo, “ma” sono state date coperte a ognuno; le case sono crollate, “ma” entro l’inverno ce ne saranno di nuove; l’ospedale è mezzo distrutto, “ma” senza dubbio qualcuno pagherà (anche se dubito che sarà chi l’ha costruito).

Quindi, quale migliore occasione per indebolire uno dei pochi programmi non allineati? E però, la colpa è anche di Santoro & friends, che insistono nel non capire più gli italiani. C’è chi ha detto che Santoro è uno dei pilastri fondanti del berlusconismo italiano, e io tutto sommato sono d’accordo.

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martedì 14 Aprile 2009, 20:50

Link

Anche oggi, al rientro dalle vacanze, avrei dovuto fare un post per lamentarmi di qualcosa. Ma era una giornata talmente bella! E poi lo scoop a cui lavoravo da qualche giorno, sulle piante deformi che crescono sopra i veleni della Spina 3 – cosa che peraltro, se leggete il mio blog, avevate potuto immaginare già da mesi – e di tante altre parti di Torino, è arrivato fino sulle pagine di cronaca della Stampa, e ora non c’è più bisogno che ne parli (il merito comunque è tutto del dottor Roberto Topino dei comitati contro l’inceneritore).

E allora, con cosa vi lascio stasera? Beh, vi lascio con il link al nuovo blog dell’Athletic Daspo, il club formato da tutti i tifosi granata oggetto di divieto di accesso allo stadio. Tra essi vi sono parecchi ultrà, ma anche gente che vi è finita in mezzo abbastanza per caso: pare che qualche giornata fa abbiano diffidato anche i due ragazzini che si erano aggrappati alle recinzioni della curva per afferrare prima degli altri le maglie lanciate dai giocatori. Al di là della benemerita raccolta di materiale per l’Abruzzo, la cosa più interessante – a patto che le questioni legali non vi facciano venire il mal di testa, e che abbiate un quarto d’ora da dedicarvi – è l’analisi del testo della legge che regola tale dispositivo.

Non perdetevi la chicca dell’articolo 6 quater, terzo comma: quello che dice che ai tifosi può essere imposto di tutto per garantire la sicurezza, ma nel caso in cui “si tratti di impianti costruiti nel territorio di comuni aventi una popolazione inferiore a 100 mila abitanti e la competizione riguardi una squadra calcistica, avente sede o radicamento territoriale nel medesimo comune, promossa al predetto campionato per la prima volta negli ultimi venti anni”, anche gli stadi piccoli, inadeguati e insicuri possono essere utilizzati per giocare in serie A. Perché? Perché proprio quell’anno era appena stato promosso in serie A il Treviso, e volete mica che la Lega lasciasse che la squadra di casa dovesse andare a giocare da un’altra parte…

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domenica 12 Aprile 2009, 09:03

Resurrezione

“Are you hoping for a miracle?”, ripeteva la canzone alla radio sotto la pioggia di venerdì notte; che poi non era veramente la radio a mandarla, visto che trasmetteva un po’ della solitammerda che mandano in questa età sbracata anche le radio progressiste, ma ero io che avevo in testa quel pezzo – gran pezzo – da tutta la serata, e me lo trasmettevo da solo tra me e me.

Erano quasi le due, e tornavo a casa dopo una serata perfetta in cui non speravo più. Non è che la vita da adulti sia malvagia, ma è soltanto quando ti ricordi com’era a vent’anni che realizzi come a un certo punto, anche quando ti sembra che stia migliorando e indubbiamente per molti versi lo fa, la vita non possa fare altro che decadere dal suo punto di climax giovanile.

A vent’anni io ero così: le mie prime vere uscite di casa erano per suonare. Tre anni che sembrarono trenta, in cui vivemmo tutte le avventure possibili e immaginabili; poi il silenzio, altre cose, qualche reunion ogni tanto. Adesso era un anno e mezzo che non succedeva, e poi le ultime volte erano state prive di fascino, stanche, svuotate. Stasera non ci si aspettava granché, e invece, come è suo destino se appena lo lasci scorrere, il rock ha roccheggiato.

Dovevo lasciarmi prendere dagli auspici, e capire subito che quella della resurrezione del Cristo sarebbe stata anche una settimana di resurrezione di vite passate: sabato scorso ero andato a un addio al celibato dove il padrone del locale, un signore molto molto comunista, appreso della circostanza aveva offerto a tutto il tavolo un blocco di fumo. Io in tutta la mia vita ho fumato zero sigarette e un paio di spinelli; ciò nonostante il fumo fa sempre contenta la compagnia, e quando è regalato è un segno di buon auspicio.

Stasera invece è successo che dopo un anno e mezzo che la mia tastiera prendeva polvere – non avevo mai aperto la custodia, depositata in cantina, da quando avevo traslocato – e nonostante l’accresciuta scomodità di dover recuperare l’auto e riportarla fino in cortile per caricare l’attrezzo, si è scoperto al momento buono che c’era dell’energia che doveva uscire. Ed è quell’energia che, attenzione, non può uscire in altro modo se non con un gruppo rock, quell’entità misteriosa che permette la fusione di anime e di sentimenti in un meccanismo corale e silenzioso, ma spaventosamente efficace (almeno per chi vi sta dentro, poi chi ascolta può anche tapparsi le orecchie) anche quando la tecnica non è dalla tua parte.

Del resto devi proprio avere i pezzi nell’anima, perché canzoni non suonate da uno, due, cinque, dieci anni ti vengano ancora naturali al primo tentativo; e così, esauriti i riti – l’accordatura, il ritardo cosmico del cantante, le Moretti a garganella, il mixer su cui manca sempre il pulsantino giusto – la sessione che doveva finire alle 22 è finita alle 24.

E non solo: finito, pausa sigaretta (altrui), e poi si deve mangiare, e dove si va a cenare a Torino ben dopo mezzanotte? Beh, si passa da un bancomat bastardo – con lo spregio di mollare l’auto sulle rotaie del tram in piena via Stradella, di giorno zona totalmente off limits per la sosta d’attimino, di notte buia e deserta – e si va al Manhattan, e chi se ne frega se ci sono già stato ieri (a parte il mio stomaco).

Stasera è sera diversa: stasera si va sotto, nell’inferno dei punkettari, dove si può fumare anzi si deve, e punkabbestia e tipe in microgonna si distinguono a malapena nella nube di fumo. Infatti tornato a casa puzzo di fumo, capite, di fumo, e ho anche bevuto due o tre birre, e fanculo al salutismo: com’era bello il mondo quando uscivi dai locali e pur aborrendo il fumo puzzavi come Marlboro Country, quando la vita sapeva di vita e non di vieti divieti. Ma l’uomo in natura beve, fuma, scopa, rutta, caga, si scascia in tutti i modi possibili e manda pure affanculo le donne su base regolare, pur sapendo di non poter vivere senza di loro; nessun uomo è uomo se non vive almeno qualche volta le vignette di Andy Capp.

E allora al piano di sotto del Manhattan c’è ancora un pianeta, un pianeta di un cagnone molosso grande come un vitello e più sveglio del suo padrone centrosocialista che al tavolino si baccaglia una che pare una ex suora del Cottolengo; un pianeta di musica forte tanto ed assurda proprio. Immaginate dei tizi con un batterista che rulla fortissimo, che festeggiano il Venerdì Santo con un concerto punk metal che si conclude ben oltre l’una, tanto forte da impedirti di parlare – se sei controvento l’onda d’urto dell’amplificazione ti ricaccia le parole in gola, in senso fisico – e vaffanculo anche ai vigili e alle ordinanze contro i rumori notturni, che in quella cantina sei nella gola di Satana e da fuori non si sente niente.

Satana ti travia e tu ti perdi, nell’estasi provocata dall’ora tarda dalla stanchezza e dalle onde sonore; ti spari la tua birra e pizza gigante con dieci euro – un altro miracolo, dato che notoriamente un deca non bastava già 17 anni fa – mentre il batterista rulla e rirulla e alla fine i tizi attaccano il ritornello, e il ritornello, peraltro non molto diverso da quello dei pezzi precedenti (pezzi loro, capisci: loro sono artisti, loro suonano pezzi loro, mica le cover), è fatto di urla belluine che dicono: “D*O FAAAAAAAAAAAA!! D*O FAAAAAAAAAAAA!! D*O FA, D*O FA, D*O FAAAAAAAAAAAAAAA!! D*O FAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA, AAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!”. E così per interi minuti: questa, signori, è la buona Pasqua punk.

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sabato 11 Aprile 2009, 09:47

Antispam del ciufolo

Ieri ho inviato una mail a una persona che non conosco (ma che aveva volontariamente lasciato il suo indirizzo sul sito per essere contattato), e, molte ore dopo, mi è tornato indietro il messaggio seguente:

Verifica e-mail ZoneAlarm Security Suite

Grazie per avermi inviato il messaggio e-mail con l’oggetto “(…)”. Sono contento di ricevere i tuoi messaggi.

Per eliminare la posta indesiderata sto utilizzando ZoneAlarm Security Suite.
ZoneAlarm Security Suite ha messo il messaggio in attesa.

Fai clic sul pulsante seguente per essere aggiunto all’elenco delle persone consentite, così potrò ricevere i tuoi messaggi e potremo comunicare liberamente.

Non rispondere a questo messaggio.

Il bello è che, trattandosi di un messaggio evidentemente preconfezionato e pieno di marchi commerciali… è finito esso stesso nel mio spam!

Quindi, recuperato il messaggio, accettata la rottura di scatole e digerito il patetico “sono contento di ricevere i tuoi messaggi” che questo software butta lì per cercare di nascondere la propria assoluta sgradevolezza, mi sono apprestato a procedere. Ho cliccato sul pulsante, e ho dovuto attendere decine di secondi perché il server di codesta azienda, c.mailfrontier.net, si degnasse di rispondere… la cosa seguente:

503 Service Temporarily Unavailable

The server is temporarily unable to service your request due to maintenance downtime or capacity problems. Please try again later.

Ho riprovato, ma non c’è stato modo. Splendido, no? Un sistema antispam che non solo rompe le scatole a chi ti manda posta legittima che tu stesso hai richiesto e probabilmente stai aspettando, ma poi non funziona nemmeno!

Un sistema del genere distrugge il senso della posta elettronica: che senso ha che io dia in giro la mia e-mail se poi i messaggi degli sconosciuti vengono bloccati a mia insaputa? (Sicuramente ci sarà in questo software un modo per produrre un report sui messaggi bloccati, altrettanto sicuramente non lo userà nessuno.) Che cosa succederebbe in rete se tutti rovesciassero il paradigma, e, invece di filtrare lo spam, chiedessero di confermare uno a uno i messaggi di posta elettronica legittimi? Quante ore passeremmo a fare conferme?

E se io invece fossi davvero uno spammer, attrezzato per mandare migliaia di messaggi in maniera totalmente automatica, quanti secondi ci metterei ad automatizzare anche la conferma a queste richieste? Il link era bello in chiaro nel messaggio…

Una cosa del genere può essere stata prodotta da una azienda Internet di soli due tipi: 1) che non ha capito i principi architetturali di Internet, o 2) che mira ad arrangiarsi invece di fare il lavoro che dovrebbbe, cercando di scaricare il lavoro di distinguere tra spam e posta legittima non sui propri algoritmi, ma sugli umani che vogliono contattare il proprio ignaro cliente, chiedendo di premere il pulsantino.

Insomma, cara Zonelabs, se non sei capace a fare un algoritmo anti-spam che funzioni passabilmente in modo automatico, piuttosto ritirati dal mercato; ma non venire a rompere le scatole a me, e soprattutto non rendere i tuoi clienti irraggiungibili a loro insaputa…

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venerdì 10 Aprile 2009, 15:43

Mirror climbing

Oggi, dopo la lettura della pagina di cronaca cittadina de La Stampa, non mi metto nemmeno a scrivere il commento.

Faccio solo notare come l’avvicinarsi del momento elettorale provochi non solo l’uso calcolato di servizi che esistono da un decennio (come Torino Facilissima) come scusa per un lancio stampa che cerchi di far sembrare moderni i Chiampa-amici, ma soprattutto l’addensarsi di uscite mediatiche mirabolanti, pensate per abbindolare i torinesi con la promessa di un meraviglioso futuro che prevederà (ovviamente grazie a nuove immense colate di cemento pagate coi nostri soldi) autostrade sotterranee multi-livello, fantastici centri direzionali di non si sa bene cosa e persino un laghetto col fondo trasparente sotto il quale si vede passare il treno (già che abbiamo euro da buttare). Certo, come no.

Peccato che ogni tanto i giornali siano costretti a riportare anche la dura realtà: questa.

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giovedì 9 Aprile 2009, 14:56

Schiscia la notizia

Lo sapete qual è la notizia di ieri pomeriggio a proposito del terremoto in Abruzzo, vero?

Eppure è stata in home page addirittura sui giornali stranieri: ce l’avevano in bella evidenza quelli inglesi (il Times e il Guardian), quelli tedeschi (la FAZ), quelli francesi (Le Monde); da testimonianza su un forum, ne ha parlato persino una radio a Città del Messico. Infatti, ieri pomeriggio, intervistato dalla televisione tedesca N-TV, Berlusconi ha dichiarato che i terremotati dell’Abruzzo non devono essere poi così tristi a stare nelle tendopoli anche se sono un po’ raffazzonate, perché “bisogna prendere questo come un camping del fine settimana”:

A qualsiasi essere umano dotato di un minimo di raziocinio, suggerire che gente che ha perso tutto e non ha prospettive di riavere una propria casa per anni sia lì per divertirsi per il week-end sembra allucinante, per non parlare dell’assunto che per tutti sia normale andare a passare il fine settimana in campeggio o in vacanza o magari in una di sette ville in Sardegna. Infatti, questo dicono i giornali di cui sopra: per esempio il Times parla di “a serious verbal gaffe” e ricorda che Berlusconi, dopo le note (solo a chi legge i blog) figure di merda al G-20, ha minacciato serie ritorsioni contro quei media che si ostinano a riportare quello che fa e che dice.

E in Italia? Voi siete stati informati di questa dichiarazione o di questa polemica da uno qualsiasi dei telegiornali di ieri sera, o dai siti dei giornali di stamattina? Io ho guardato un po’, trovando vari articoli su Berlusconi, ma zero tracce di questa dichiarazione. Il giornale di “opposizione”, anzi, ieri sera in home page aveva queste foto: Berlusconi con un elmo da centurione romano, in posa marziale, che consola la vecchina. Al massimo, è tutto un fiorire del solito coro: chi critica, chi solleva anche solo l’ipotesi che lo Stato sia prima che dopo non abbia poi fatto così bene come dicono i media, è un disfattista, è uno sciacallo, si vergogni.

In attesa di vedere su Repubblica la foto di Berlusconi a torso nudo nei campi abruzzesi, mentre gli italiani dormono beati e convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, qui ci limitiamo a farvi sapere ogni tanto quel che non vedete; almeno fino a che ce lo lasceranno fare.

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mercoledì 8 Aprile 2009, 18:03

Il cielo su Torino

Dalle finestre del mio salotto si vedono sempre le montagne: è anzi un bellissimo spettacolo, quello di un panorama che è sempre lo stesso eppure muta continuamente con il cambiare del tempo e delle stagioni. L’orizzonte è aperto per oltre 180 gradi e la lunga teoria dei monti e delle valli, unita al soffio dei venti, permette un continuo gioco di variazioni.

Oggi pomeriggio però è successa una cosa particolare: è una delle rarissime volte in cui fuori dalla mia finestra il cielo è un muro grigio uniforme, come un groppo di fumo denso e impenetrabile, come una lastra di lamiera a tinta unita. A ben guardare, anche oggi sopra i tetti si vedono alcuni elementi: si distingue leggermente il Musinè, con la sua erta perfettamente dritta da un lato e con il profilo digradante a gobboni dall’altro. E soprattutto, ma solo guardando bene, anche il grigio del cielo ha delle chiazze più chiare, come se sulla vernice qualcuno avesse sparso un po’ d’acqua per diluirla, creando un effetto slavato che si estende piano piano.

Da dietro la zona più chiara, trapela comunque un po’ di luce: ed è quasi come se quella parte di cielo fosse illuminata con un riflettore, volendo significare che in fin dei conti è primavera, e c’è comunque una più che concreta speranza di tempi migliori.

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