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venerdì 16 Aprile 2010, 14:04

Il pintone

Stamattina ero in coda, alla cassa del mio Lidl di fiducia, e stavo sistemando sul nastro le mie “crepes pomodoro e mozzarella” (sofficini) marca Taverna Giuseppe (non loderò mai abbastanza la legge sulla proprietà intellettuale che almeno per ora fa scadere i brevetti dopo vent’anni: non sono un esperto, ma sospetto che sia questo il motivo per cui da qualche anno tutta una serie di prodotti innovativi degli anni ’80, dai sofficini alle gocciole, sono disponibili precisi identici anche in versione sottomarca).

E’ stato in quel momento che ho notato dietro di me un signore un po’ anziano e un po’ malmesso mettere sul nastro una cosa sola: un enorme pintone di vino da due lire, di quello che costa come l’acqua e ti chiedi che cosa diavolo ci mettano dentro.

Mi ha fatto tristezza e il primo pensiero è stato quello di inglobarlo nella spesa e dirgli “offro io”. Poi però ci ho ripensato: forse il risultato sarebbe stato soltanto quello di aumentare la quantità di vino disponibile al signore. Poi ci ho ripensato ancora, che spesso quella considerazione lì si fa per nascondersi il punto vero, quello di non voler essere generosi, magari soltanto per innata diffidenza verso gli altri. E poi… a quel punto stavo già pagando e sono stato preso dall’applicazione degli elementi di logistica della spesa (allego foto della sistemazione finale).

IMAGE_053s.jpg

Ma poi, magari era semplicemente una persona come tutti, che a mezzogiorno aveva ospiti e si era accorto di aver finito il vino. Chi siamo noi per giudicare dalle apparenze?

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8 commenti a “Il pintone”

  1. simonecaldana:

    magari il signore si sarebbe sentito umiliato dalla tua “elemosina”.

  2. vb:

    E’ possibile, ma era una offerta gentile: eventualmente una persona può anche rispondere “no, lasci pure”.

  3. D# AKA BlindWolf:

    Più che di brevetti credo che occorra parlare di marchi registrati (rinnovabili all’infinito); però puoi fare un prodotto identico (se ci riesci, perchè il brevetto rende pubbliche le specifiche del prodotto; senza brevetto non le hai) a patto che lo chiami con un altro nome.

    Per la cronaca, la legge sui brevetti è stata ideata per favorire lo scambio di informazioni: prima c’era solo il segreto industriale, la legge sui brevetti ha dato un’altra possibilità: i completi diritti di sfruttamento dell’invenzione per 20 anni a patto di renderne pubbliche le caratteristiche (dopo questo tempo o dopo l’interruzione del mantenimento del brevetto diventa di pubblico dominio). Purtroppo con il tempo le cose sono cambiate: 20 anni erano pochi all’epoca delle locomotive a vapore, sono un’eternità nell’era dell’informatica (ecco perchè il termine andrebbe accorciato anzichè allungato!); difficilmente uno brevettava tutto quello che gli passava per la testa (a differenza delle grandi corporation di oggi che se lo possono permettere) e non c’erano i patent-troll…

  4. Mike:

    Per il discorso del pintone, ci possono essere tanti motivi per cui ha solo comprato quello… magari era uno sporco trucco della moglie per levarselo dai piedi mentre finiva di cucinare o di pulire il salotto…

    Per le cose da mangiare credo che si tratti di brevetti di design, del resto già negli anni ’70 c’era la nutella ed il ciao crem, così come la coca e la pepsi, e la ben cola c’era da anni ed anni.

    I soffici poi sono l’industrializzazione di prodotti artigianali…

  5. cesco:

    È una battaglia tra “vino” chimico e sofficini, spero che almeno tu abbia imparato a leggere le etichette, e sappia discriminare tra grassi saturi ed insaturi, tra olio di palma e conservanti. Tutti sono capaci a trovare un vino che costa poco, pochi quelli che lo trovano anche buono. Ho vissuto per anni a soffcini e miette (sottilette che mettevo sulle uova in tegamino insieme a strisce di pancetta e poi al momento giusto strapazzavo, non troppo perché ogni ingrediente deve mantenere una sua identità). Ora sono prevalentemente vegetariano (cosa che consiglio), ma ogni tanto in ricordo dei vecchi tempi mi faccio un giro al McDonalds o al Burger King (che preferisco). Ma i sofficini no, non ci riesco più a mangiarli, magari se vado a fare la spesa da “affamato” metto nel carrello dei Cordon Bleu (formaggio e prosciutto, mai con pomodoro), poi però per cucinarli devo essere proprio disperato. Al sofficino preferisco una fetta di pane integrale un po di toma, e un barbera da tavola, certo che il pane integrale e la toma fanno venire una gran sete.

    P.S. Non starei a giudicare il benessere di una persona dal vino che compra, ne conosco molti che comprano cose imbevibili ed hanno case e conti in banca su cui metterei volentieri la firma.

    P.P.S. Le bottiglie le avrei messe centrali e arretrate, con il loro peso avrebbero migliorato l’assetto del carrello.

  6. theus:

    Vedere un signore di mezza età acquistare un pintone a mezzogiorno (e solo quello) è meno triste solo di vederne 2 in due casse adiacenti comprare due scatole di vino da 5 litri ciascuna (e solo quello) alle 9 di mattina.
    (Questa mattina, sma di piazza sabotino)

  7. marcello:

    Sono pronto a scommettere che una bottiglia riempita a tavernello o a vino da due lire aperto su una tavola ben imbandita la riconoscano ben poche persone.

  8. Gian:

    Gentili pensatori chi vi scrive e’ un “barotto” della campagna e conosce molto bene l’argomento .

    La soluzione alla “toira” ,che trovate al supermarket e’ semplice ma purtroppo necessita di un po’ di lavoro .

    Basta attrezzarsi con un po’ di “pintun” ,macchinette e caplet ed plastica e andare a comprare una brenta di barbera o nebbiolo nel Roero .

    Bisogna lavorare un po’ per imbottigliare ma e’ pur sempre una attivita’ piacevole che dara’ soddisfazioni .

    Necessita di una spesa iniziale per damigiana (non obligatoria) ,bottiglie e macchienette (stiamo parlando di 4 lire se non trovate qualcuno che vi regali tutto) .

    Voi potrete replicare che questa gente non ha la macchina …una bella scusa in una citta’ con un milione di abitanti .

    Io ho fatto di meglio : ho una vignetta di barbera (le viti sono li dal 1954 ) e il vino me lo faccio da solo .

    Ho anche un orto e acquisto carne ,formaggi e uova direttamente dai produttori .

    Insomma ,lo scrivente evita di mettere i piedi nei supermercati .

    Il monopolio degli alimenti ad opera di lobby (conta balle in primis con le loro pubblicita’ ) che dettano legge su tutto …e che hanno fatto fallire tutti i piccoli negozietti .

    Per tornare al vino aggiungo che essere “ciucatun” non vuol dire essere “fagnan” !!!

    Questi personaggi che si trovano al supermarket sono il prodotto della societa’ moderna : pago ,porto a casa ,consumo (aggiungerei e crepo) .

    Tutto all’insegna del non fare mai niente …anche quei pensionati che non hanno “un tubo” da fare tutto il giorno .

    Un bel biciel ed toira davanti alla televisione …che bella vita e che bel fegato !

    °°°°°Il messaggio che posso dare ai miei coetanei e’ quello di lottare contro le grandi distribuzioni …e di aiutare i piccoli agricoltori °°°°°°

    Se proprio devo esprimermi V.B. ha fatto bene a non offrire niente …meglio fare offerte a quelle donne che si trovano davanti ai supermarket coi bimbi in braccio (e’ inaccettabile che siano proprio davanti ad un supermarket).

    N.B. e’ chiaro che mi riferisco a persone “normali” e non ad alcolizzati cronici …l’alcolismo acclamato e’ altra storia .

    Con sincerita’

    Gian

 
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