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Archivio per il giorno 22 Dicembre 2009


martedì 22 Dicembre 2009, 11:47

Treni e società

Mi spiace parlare sempre di treni che non vanno, vi prometto che cercher√≤ di parlare anche d’altro. Le ferrovie, tuttavia, sono il simbolo della civilt√† di una nazione; sono un sistema di trasporto che, a differenza delle automobili, non pu√≤ funzionare nell’anarchia individuale, ma solo tramite la pianificazione e il coordinamento di un grande numero di persone, aziende e fattori tecnici. Una nazione con treni ben funzionanti √® una nazione che sar√† senz’altro ordinata e ben gestita anche in tutto il resto; una nazione con treni allo sbando √® una nazione in cui il senso di comunit√† e la cooperazione civile non esistono pi√Ļ.

E oggi le ferrovie sono allo sbando; √® inutile che il ministro Matteoli e l’ineffabile Moretti, ex sindacalista passato dalla parte del bastone, continuino alternativamente a magnificare il gelo e minimizzare i ritardi, buttandola sul “dovete essere contenti che non √® successo di peggio” e sul “siete voi che con questo gelo non vi attrezzate nemmeno con una coperta e due panini” – che, fosse un invito alla condivisione delle responsabilit√† sul funzionamento di un servizio pubblico, mi starebbe anche bene, ma che non pu√≤ servire come alibi per la negligenza di chi lo gestisce.

Il freddo difatti √® particolarmente intenso, come dimostrano i nostri tubi gelati, ma non certo imprevedibile nell’inverno padano, tanto √® vero che temperature simili si erano gi√† registrate non pi√Ļ di dieci anni fa, e che le previsioni del tempo avevano avvisato tutti, Moretti compreso, con una settimana d’anticipo. Il problema non √® il ghiaccio, anche perch√© la ferrovia √® una tecnologia vecchia di 150 anni e in tutto il Nord Europa le ferrovie stanno funzionando in maniera quasi normale, come ogni inverno; esistono sistemi per scaldare i binari e sgelare gli scambi, basta installarli.

Da noi, invece, Genova Brignole e tante altre stazioni sono rimaste bloccate perch√©, per risparmiare due lire, la maggior parte degli scambi non aveva le scaldiglie, oppure erano rotte; i treni alta velocit√† viaggiano con ritardi folli (fino a due ore abbondanti) perch√© – oltre all’incapacit√† pregressa di rispettare il nuovo orario AV del 13 dicembre, disegnato con tanto wishful thinking per motivi pubblicitari – ai supertreni gela il meccanismo di apertura porte e ogni fermata dura mezz’ora solo per riuscire a richiuderle; peggio ancora gli intercity e in particolare i famigerati “esci” (eurostar city), che altro non sono che treni degli anni ’80 ridipinti di rosso e grigio per poterli far pagare il doppio e ristrutturati talmente male, in uno di quei famosi mega-appalti ferroviari di cui √® meglio non dire altro, che sono pi√Ļ le volte che sono rotti che quelle che funzionano.

Tra scenari da film dell’orrore (mitica questa carrozza gelata tra Udine e Mestre, fa davvero paura) e treni che impiegano venti ore per arrivare a destinazione, l’unica cosa che vagamente funzionicchia sono i regionali, che sono pi√Ļ semplici da gestire perch√© solitamente si limitano ad andare avanti e indietro sulla stessa linea. E cos√¨ chi ha speso 31 euro invece di 8 per viaggiare da Milano a Torino su un fiammante frecciarotta poi si deve pigiare all’inverosimile sui vecchi carri bestiame pur di arrivare.

Ma fa specie confrontare questa o questa storia di questi giorni con il racconto di come funzionassero relativamente bene le nostre ferrovie in queste situazioni ancora dieci anni fa. Dando sempre per scontato che l’Italia comunque facesse schifo rispetto a qualsiasi altra nazione, noi non ci siamo accorti di come in pochi anni la situazione generale del Paese sia peggiorata di molto, portandoci sull’orlo del collasso. Anch’io vedo l’ingordigia e l’arroganza di Moretti e penso che si potesse fare decisamente meglio anche con poca spesa, ma credo che il problema di fondo sia un sistema-paese in cui nessuno investe pi√Ļ sulle infrastrutture comuni, come le ferrovie, ma solo sul proprio orticello privato, come se il proprio orticello potesse sopravvivere anche in assenza di un ambiente circostante almeno accettabile.

Ed è proprio questa la mentalità che è necessario ribaltare.

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